Vendemmia: circa il 30% in meno delle uve, ma di buona qualità

Vendemmia: circa il 30%  in meno delle uve, ma di buona qualità

CUSERCOLI. Il vigneto emiliano romagnolo cambia: crescono gli emiliani lambrusco salamino, pignoletto, ancellotta, chardonnay e pinot bianco. Calano sangiovese e albana, ma anche cabernet sauvignon, meno redditizi. Questo, su un vigneto emiliano romagnolo che è vasto circa 52mila ettari complessivamente, per 18.379 imprese impegnate nel settore , una grandezza che oscilla di poco ogni anno anche se mediamente la Regione è in grado di assegnare circa 510 ettari, molti di meno rispetto alle richieste.
La vendemmia 2019
La rese produttive, in base alle prime stime, sono diminuite in media del 20-25% sul 2018, a causa delle condizioni meteo sfavorevoli, per un totale di circa 8 milioni di quintali di uva raccolti. Il calo maggiore concentrato in Romagna. Quindi quest’anno avremo meno vino in regione, ma la qualità è ottima. È quanto è emerso dalle prime valutazioni sui risultati della vendemmia 2019 nelle principali aree produttive regionali, dai colli piacentini alla Romagna, a pochi giorni della conclusione della campagna di raccolta delle uve. Dati presentati nei giorni scorsi dall’assessora all’agricoltura Simona Caselli in due momenti, il primo dei quali in Romagna, ospiti della cantina Poderi Dal Nespoli di Cusercoli, nel Forlivese, una realtà che negli ultimi anni ha investito molto, anche grazie ai fondi regionali. Il secondo appuntamento per l’Emilia è stato a torre Fornello, cantina del Piacentino. Dunque, sulla base delle stime provvisorie elaborate dall’assessorato regionale all’Agricoltura, che ha interpellato al riguardo i maggiori gruppi cooperativi e le principali aziende vitivinicole private, l’annata 2019 ha fatto registrare un calo nella produzione di uva che oscilla in media tra il 20 e il 25% in meno rispetto al 2018, che era stato però un anno con un raccolto molto abbondante. A conti fatti, la produzione totale di uva dovrebbe pertanto aggirarsi sugli 8 milioni di quintali, contro i 10,3 milioni della scorsa campagna, che si sono poi “convertiti” in 7,35 milioni di ettolitri di vino. Il calo produttivo si è tuttavia distribuito in maniera abbastanza disomogenea sul territorio regionale.
Calo maggiore in Romagna
Così mentre la Romagna accusa un calo delle rese tra il 25% e il 32%, più accentuato per le uve rosse, l’area emiliana che comprende bolognese, modenese e reggiano contiene la flessione nel 15% in meno, tuttavia assai più marcata nel caso dei vitigni a bacca bianca, leggi Pignoletto. Infine spostandosi più ad ovest, l’area Piacenza-Parma registra una diminuzione delle rese del 20%, a causa soprattutto del freddo primaverile e, in parte, anche per i danni provocati nelle vigne dalle violente grandinate dell’estate scorsa. Il primo, parziale, consuntivo dell’ultima vendemmia e gli interventi messi in campo dalla Regione a favore del settore vitivinicolo sono stati al centro oggi pomeriggio di un incontro tra l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, e i rappresentanti delle associazioni agricole, dei consorzi vini e delle principali organizzazioni produttori. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con Enoteca regionale e le due sezioni emiliana e romagnola dell’Associazione italiana sommelier, è stata ospitata nella storica azienda vitivinicola “Poderi dal Nespoli”, situata a Civitella di Romagna (FC), tra le colline della Val Bidente, e che proprio quest’anno ha festeggiato 90 anni dalla nascita. «Dopo l’exploit del 2018 – ha sottolineato Caselli– con la vendemmia di quest’anno siamo rientrati nella media produttiva degli ultimi anni, complice un andamento meteorologico sfavorevole, in particolare lo scorso mese di maggio, freddo e molto piovoso, che ha determinato anche un ritardo di una quindicina di giorni nella maturazione delle uve, quindi della raccolta. Sotto il profilo qualitativo, tuttavia, la vendemmia 2019 ha tutte le carte in regola per riuscire ad ottenere vini di eccellenza. Merito anche della grande professionalità dei nostri viticoltori, che hanno stanno facendo passi avanti da gigante dal punto di vista delle tecniche produttive e dell’innovazione sia in campo aperto, sia in cantina».
Il 2019 in vigna
Ripercorrendo l’andamento dell’annata 2019, la maturazione più lenta ed equilibrata degli acini, le piogge di maggio e le forti escursioni termiche tra giorno e notte hanno consentito di produrre uve molto più profumate che negli anni scorsi. In più il bel tempo in ottobre ha aiutato non poco le varietà tardive. Risultato: le uve raccolte presentano in generale un tenore zuccherino inferiore in media di un grado rispetto al 2018, ma spesso un buon grado di acidità, in particolare per i Lambruschi e le uve a bacca bianca romagnole e piacentine. Molto soddisfacente anche l’aspetto sanitario delle uve; in particolare quest’anno si è registrato un netto contenimento dei danni da cocciniglia, grazie al lancio di insetti antagonisti su circa 1.800 ettari di vigneto nel modenese e nel reggiano. Tornando ai risultati quantitativi nelle principali macro-aree regionali, in Romagna il calo produttivo ha interessato sia le zone collinari, sia la pianura. In Emilia ad accusare il colpo sono stati soprattutto i vitigni a bacca bianca, mentre si sono difesi meglio quelli a bassa rossa come i Lambruschi, che rappresentano circa il 65% della superficie coltivata a vite nell’area in questione. Per finire nella zona Piacenza-Parma a fare le spese delle grandinate estive è stata soprattutto la Val d’Arda.
L’impegno della Regione
Nel corso dell‘incontro l’assessora Caselli ha illustrato anche le strategie e le risorse della Regione per rilanciare la crescita del comparto. «Per sostenere i progetti di sviluppo delle imprese – ha rimarcato Caselli –attraverso i fondi europei dell’Ocm vino stiamo mettendo in campo un consistente pacchetto di risorse finanziare che s’aggira mediamente sui 24-25 milioni di euro all’anno, di cui 10 in ristrutturazione dei vigneti, 8 in investimenti nell’ammodernamento delle cantine, 6,5 in promozione. Gli obiettivi: promuovere i nostri vini sui mercati esteri, in particolare quelli emergenti del sud-est asiatico e del Nord America, favorire la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, finanziare l’ammodernamento tecnologico e gli investimenti in cantina. A queste risorse –ha concluso Caselli – si aggiungono i quasi gli 8 milioni di euro erogati con gli ultimi bandi del Programma regionale di sviluppo rurale per finanziare progetti di innovazione e promozione sul mercato interno. Stiamo lavorando molto per migliorare l’immagine dei nostri vini di qualità che non hanno nulla da invidiare ad altre produzioni più blasonate sotto il profilo della qualità. Senza dimenticare la nuova frontiera dell’enoturismo, una leva formidabile per una regione come la nostra capace di coniugare vocazione turistica con cibi e vini di eccellenza».
Il vigneto regionale
In Emilia-Romagna la superficie coltivata a vite al 31 luglio scorso si estendeva su oltre 51.420 ettari, 580 in più rispetto all’anno prima. Circa 4600 ettari sono condotti in regime biologico, una pratica colturale in costante aumento, anche se minore rispetto ad altre colture. Un dato che consente alla nostra regione di restare nella top ten delle principali regioni viticole italiane, dopo Sicilia (circa 97.000 ettari), Veneto (94.300), Puglia (88.400) e Toscana (60.500 ettari). I vitigni più diffusi in Emilia-Romagna sono il Trebbiano Romagnolo (15.200 ettari), seguito dal Sangiovese (6.645), Lambrusco Salamino (5.100), Lancellotta (4.480), e Pignoletto (circa 2.410 ettari).

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