Vendemmia 2021 buona, la sfida ora è sui mercati

Oramai non è più un segreto per nessuno, il cambiamento climatico e le conseguenti bizzarrie del meteo sono gli elementi che, più di tutti, influenzano l’andamento della vendemmia italiana e mondiale. Prenderne atto è un obbligo per i produttori. Adattarsi e trovare nuove soluzioni un dovere per coloro che vogliono continuare a credere nella vigna. Due protagonisti “invadenti” insomma, che, tuttavia, negli ultimi anni hanno regalato alcune delle annate più particolari e buone del secolo. Basti pensare alla rilevanza internazionale che ha saputo guadagnarsi la 2016. E questo 2021? Mentre i contadini hanno iniziato a staccare i primi grappoli dalle piante, i vignaioli a seguire la pressatura in cantina e gli imprenditori a sperare che il mercato non subisca nuovi e improvvisi crolli dettati dalla pandemia, gli esperti di Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini si sono ritrovati, come ogni anno, per fare il punto sull’annata in corso.

Quanto emerso in un contesto di mercato in forte ripresa è che l’uva italiana quest’anno sarà poca ma buona, con punte addirittura di ottimo. La produzione nazionale, stando alle stime, scenderà a 44,5 milioni di ettolitri, un dato quindi in calo del 9% rispetto ai 49 milioni del 2020 (dato Agea) che, nonostante la contrazione determinata dalle anomalie del meteo, non scalfisce il primato produttivo tricolore in un’annata che vede la Spagna ferma attorno ai 40 milioni di ettolitri e la Francia penalizzata da un andamento climatico particolarmente avverso. Il vigneto Italia, insomma, resiste e si presenta in buone condizioni non solo all’appuntamento con la vendemmia, ma anche sul fronte cruciale della ripartenza, con segnali incoraggianti sia dalla domanda estera (2,7 miliardi di euro e +11% il risultato dell’export nei primi 5 mesi dell’anno) che sul mercato interno, trainato dalla riapertura dell’Horeca e dalla ripresa del turismo. Dopo una campagna 2020-21 con i prezzi in flessione del 3% (indice Ismea rispetto alla campagna precedente), la prospettiva di una minor produzione per la vendemmia in corso, assieme alla ritrovata dinamicità della domanda, secondo le associazioni genera ottimismo anche sull’andamento futuro dei listini.

Le valutazioni

«Il vino italiano è uscito a testa alta dalla prova del Covid», ne è convinto Fabio Del Bravo, responsabile direzione servizi per lo sviluppo rurale Ismea. «Quello che all’indomani dello scoppio della crisi pandemica si preannunciava come uno dei comparti più colpiti – commenta – ha invece dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. Senza voler sottostimare le difficoltà finanziarie affrontate da tante aziende, va evidenziato come la crisi abbia fornito alle cantine italiane uno stimolo straordinario all’innovazione digitale e alla diversificazione dei canali commerciali. I segnali che abbiamo colto delineano delle buone prospettive per la campagna che sta per aprirsi».

Il presidente di Assoenologi e tra i più importanti esperti di vino al mondo Riccardo Cotarella prende spunto da questa vendemmia 2021 per ricordare l’influenza del cambiamento climatico sulla nostra natura. «La tropicalizzazione del clima sta condizionando sempre più il mondo dell’agricoltura e quindi del vino – spiega –. È compito di noi enologi mitigare gli effetti negativi ed esaltare quelli positivi, con particolare attenzione alla custodia e alla sostenibilità ambientale, elementi ormai necessari anche per un adeguato riconoscimento da parte dei consumatori. La qualità dipende anzitutto dall’andamento climatico, ma molto anche dal modo di condurre la vigna attraverso la scienza e la conoscenza che sono alla base della nostra attività». Secondo Ernesto Abbona, presidente di Unione italiana vini, «questa, che potremmo chiamare la vendemmia del rilancio, si presenta in un quadro positivo che ci aiuta a proseguire il nostro entusiasmante sviluppo sui mercati internazionali. Segnali di forte crescita si registrano, nel primo semestre 2021, su tutte le principali piazze, come Usa (+18% valore), Canada (+13%), Svizzera (+19%) e Giappone (+2%), ma assistiamo a forti rimbalzi anche in Russia e Cina. Sono dati positivi che devono spronarci a fare ancora di più e meglio».

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