Vela terapia. Una storia riminese che fa scuola anche in Norvegia

RIMINI. La barca a vela come terapia per sconfiggere le dipendenze, per dare un futuro a chi non ce l’ha. La crociera in Croazia per resettare le vite di persone che non pensano di farcela, che hanno abbandonato la speranza. Era il 1995 quando la cooperativa Cento Fiori di Rimini iniziò il suo progetto legato al mare. Prima la nascita di un cantiere nautico sul porto canale di Rimini. Poi il recupero della goletta Catholica che negli anni successivi sarà utilizzata anche da Legambiente per il progetto di monitoraggio della costa italiana della Goletta Verde.

Una conferenza in Norvegia

Oggi a distanza di 26 anni da quella prima volta, il progetto è più vivo che mai. Ma ha anche fatto scuola. Al punto che l’Università pubblica di Agder a Kristiansand, in Norvegia, dal 20 al 25 giugno 2022, parlerà del caso Cento Fiori, e di uno studio da essa realizzato, nell’ambito della nona conferenza internazionale sulla terapia dell’avventura.

La Goletta Verde

Rispetto agli anni degli inizi, quando Werther Mussoni e Sergio Semprini lanciarono il progetto Ulisse, la cooperativa non ha più né il cantiere né la goletta. Ma ogni estate una quindicina di persone, dai 18 ai 55 anni, sale a bordo di queste crociere particolari dove accanto alla rotta nautica si sviluppa una più importante rotta individuale nella difficile navigazione della vita. Nel corso degli anni, dopo la goletta, imbarcazioni come il Gran Pesto di Venanzio Ferri, la Fiona di Gianfranco Rossi e adesso le barche dell’agenzia Albatros di Rimini, hanno permesso questa particolare crociera a circa 350 persone.

 

Le Cento Fiori è attiva da circa 40 anni e oggi segue circa una sessantina di persone (mediamente con un percorso lungo un anno e mezzo). L’educatore Andrea Ambrosani (uno che in passato ha anche guidato il cantiere nautico) e lo psicologo Michele Maurizio D’Alessio sono quelli che, fra le altre cose, si dedicano al progetto di vela terapia.

Le dipendenze e il mare

«Il nostro lavoro», spiega D’Alessio, «viene sviluppato in collaborazione con la facoltà di Scienze dell’educazione dell’università di Bologna, in particolare con Cefeo, centro di ricerca sull’educazione e la formazione esperienziale e outdoor. L’esperienza inizia già un mese prima della crociera con la formazione degli equipaggi. Il nostro progetto riguarda persone con dipendenze (droga, alcol, gioco d’azzardo) ma anche doppie diagnosi (chi assomma oltre alla dipendenza anche problemi di tipo psichiatrico). Con la navigazione si viene a creare un’esperienza emotiva trasformativa, qualcosa in più rispetto alla normale psicoterapia. Il tutto seguendo i tempi della natura».

Ambrosani, che è anche lo skipper, deve gestire la vita di bordo assieme a D’Alessio e a un altro educatore (Chiara Gentili e Elisabetta Boffa sono le altre due educatrici coinvolte). Per loro non è certo una vacanza.

«Il primo giorno c’è l’entusiasmo perché la vacanza viene idealizzata», spiega Ambrosani. «poi, di solito il terzo giorno, si cominciano a creare delle tensioni, perché comunque non è facile condividere degli spazi ristretti come possono essere quelli di una barca, perché qualcuno si rende conto che la realtà non è come quello che si pensava. Diventa allora molto importante il lavoro di mediazione di noi tre. Alla fine però i nostri “marinai” capiscono che questa realtà è comunque piacevole».

«Un momento importante», aggiunge D’Alessio, «è la fine della crociera. Normale si possa essere un po’ depressi; è per certi versi un evento luttuoso. Ma tutto ciò serve al percorso e uno studio recente ci ha dimostrato quanto abbiamo verificato di persona nel corso di tutti questi anni».

I risultati del test

Nel 2021, in collaborazione con Cefeo, sono stati infatti somministrati dei test prima, durante, alla fine della crociera e a un mese di distanza, il cosiddetto follow up. «Viene confermata la tendenza positiva», spiegano Ambrosani e D’Alessio. «Si abbassano gli indicatori negativi: ansia, depressione, aggressività. Crescono l’autostima, la capacità di gestire le emozioni e di relazionarsi agli altri. Cresce la prospettiva del futuro. E tutto ciò resta valido anche a un mese di distanza». La ricerca proseguirà anche quest’estate. Così come proseguiranno non solo le crociere ma anche le attività giornaliere attraverso le quali la Cento Fiori porta al largo anche persone con altre problematiche (dalla disabilità al recupero di persone condannate al carcere). Convinti di aprire un orizzonte nuovo a chi vive un’esistenza senza domani. Un lavoro comunque complesso e difficile. «Ma non c’è miglior ricompensa per noi», ricorda il fondatore di Cento Fiori Werther Mussoni, «quando dopo una settimana di crociera, un giovane che aveva avuto tendenze suicide ti dice: non pensavo la vita potesse essere così bella!».

La partenza per la traversata in Croazia

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