Vela, Sardina Cup, 36 anni di sfide in mare nella stagione più difficile

Sardina Cup del 2019 (Foto Simone Lombardi)

RIMINI. Quando il meteo si fa duro… scocca l’ora della Sardina Cup. Dagli Anni Ottanta ogni inverno fedele compagno dei velisti romagnoli, il campionato organizzato dal Circolo Velico Riminese è stato una palestra per tanti marinai che hanno preso la rotta verso orizzonti lontani.

“Ispirati” dall’Aga Khan

In principio le regate invernali erano un “giochino” per pochi armatori che dopo la nascita del Cvr, nel 1982, si erano dati da fare per rendere viva anche la stagione più fredda. Si cominciò con la “Galaverna Cup”. Poi nacque la “Sardina Cup” che, in modo spiritoso, faceva il verso alla blasonata Sardinia Cup, la regata internazionale che dal 1978 era organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda dell’Aga Khan.

«Erano gli anni nei quali stavano nascendo tanti progetti che portarono poi anche alla Rimini-Corfù-Rimini», ricorda il presidente del circolo Leonardo Bernardini. «Il Circolo era nato nel 1982 con l’idea di portare avanti la vela popolare, al di fuori dell’etichetta e dell’esclusività che allora circondavano il mondo della vela… Le prime regate erano giochi di vela tra amici, c’era il tentativo di avvicinare la passione della vela all’agonismo sportivo, così mettemmo in campo questo campionato invernale che per il mondo riminese era una novità assoluta».

I ricordi

Allora come oggi la Sardina Cup riminese è una sfida non solo con gli avversari ma anche con il meteo: freddo, vento, onde, pioggia, neve… Il clima era mediamente più freddo di oggi e i materiali erano poco tecnici. Il ricorso alle secchiate di acqua di mare sulla coperta per sciogliere il ghiaccio o la neve era frequente. «Sì», ricorda ancora Bernardini, «il clima era più freddo. Ricordo una regata sotto una nevicata terribile. Eravamo costretti a fare bordo di continuo per scaricare la neve che si depositava sulla randa. All’epoca le cerate erano di plastica telata, quelle dei pescatori. Non c’erano materiali tecnici, Goretex… o altre fibre. Gli stivali erano di gomma e per non prendere freddo si mettevano anche tre paia di calzettoni… Fin dall’inizio ci muovemmo all’insegna della libertà. Si regatava Open, senza compensi, solo in base alla lunghezza. E il campionato, che vide subito una partecipazione di una ventina di barche, si caratterizzò come campionato tecnico, aggressivo, competitivo, (sempre in termini buoni…) cosa che è rimasta ancora oggi».

La partenza avveniva proprio davanti al molo dove oggi c’è il Rockisland. A ridosso degli scogli si posizionavano il comitato di regata e anche tantissimi curiosi spettatori. «Fare di Rimini una città non solo sul mare ma una città di mare, questo era il nostro motto allora ed è ancora oggi», ribadisce il presidente.

L’edizione 2020

Ma accanto all’aspetto divulgativo, la Sardina è diventata sempre più un appuntamento dove si misurano anche equipaggi molto preparati, a bordo di barche molto tecniche e veloci come i Farr 30 o i Melges 32. «Nel corso degli anni sono aumentati sia il numero di partecipanti sia il livello degli equipaggi. Quest’anno ci aspettiamo fra le 30 e le 40 barche», annuncia Matteo Forni, responsabile della comunicazione e delle attività sportive. «Arrivano sia da Fano e Pesaro, sia da Ravenna. Grazie anche al Marina di Rimini offriamo loro l’ospitalità gratuita». La sede di via Destra del porto, dove sono stati ultimati i lavori di ristrutturazione, torna da quest’anno a essere anche il ritrovo conviviale del dopo regata.

Il calendario prevede regate domenica 1, 8, 22 e 29 marzo. Previste otto prove.

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