Vela, i romagnoli e il fascino dell’Atlantico in solitaria GALLERY

Vela, i romagnoli e il fascino dell'Atlantico in solitaria GALLERY

RIMINI. Tutto cominciò con Simone Bianchetti nel 1995. Il velista-poeta che portò a termine anche una Vendeé Globe, il giro del mondo in solitario senza scalo, è stato l’apripista. Tra i circa settanta italiani che hanno preso parte finora alla MiniTransat ben sette sono romagnoli.
La regata è una vera e propria avventura. Nelle ultime edizioni si parte da La Rochelle (Francia) per raggiungere le Canarie. Poi il “salto” vero e proprio con la seconda tappa che porta in Martinica attraversando l’Atlantico. 1350 miglia la prima tappa, 2700 la seconda. Per la regata c’è chi ci mette 20 giorni di navigazione effettiva, chi 34-35. I velisti navigano in solitaria su una barca lunga 6 metri e mezzo. In 22 edizioni è successo di tutto: dispersi in mare mai più ritrovati (nel 2001 è successo all’italiano Roberto Varinelli, 46 anni), soccorsi in elicottero, barche finite in secca… I velisti sono costretti a turni massacranti con pochissime ore dedicate al sonno e molte alla riparazione di tutte le rotture che durante la traversata si trovano ad affrontare: timoni, bompressi, vele, alberi….
L’esempio di Cino Ricci
Nel 1995 Bianchetti arriva decimo ma si rende protagonista di una bella seconda tappa dove chiude al quinto posto nonostante il pilota automatico lo abbia abbandonato. Anche Bianchetti ha avuto il suo “apripista”. Cino Ricci, lo skipper che portò per la prima volta l’Italia in Coppa America con Azzurra (ma che è stato anche tanto altro…), non fu solo un esempio ma anche un sostenitore morale e materiale di Simone. «Come mai negli anni tanti romagnoli a questa traversata atlantica? Io me lo spiego con gli esempi che prima io e poi Simone abbiamo dato», spiega il vecchio skipper. «In Romagna non abbiamo delle scuole per l’oceano. Ma ci piace metterci alla prova».
Nel 1997 (come ricorda il sito Saily.it che qualche tempo fa ha ricostruito la storia degli italiani che hanno preso parte alla regata) è la volta dell’imolese Massimo Giacomozzi. La sua barca è “Città di Ravenna” e arriva settima.
Spirito piratesco
Nel 2003 è il riminese Alessandro Zamagna a provarci. A bordo ha le carte che sono appartenute allo scomparso Varinelli. Un’avaria la costringe a riparare a La Coruna. Quando, finalmente riparte trova poco vento e arriva alle Canarie con quattro giorni di ritardo. Ma la sfortuna non finisce. Il 27 settembre c’è la partenza della seconda tappa. Parte bene, ma forse spinge la barca oltre il limite. Così è costretto a una riparazione a Capo Verde (come altri skipper della flotta) e perde altro tempo prezioso. Arriva a Salvador de Bahia (quell’anno si finiva in Brasile) il 21 ottobre in trentesima posizione nella categoria Proto. Anche per lui l’esempio dei suoi precedessori è stato importante. «In più però», aggiunge, «c’è da dire che noi romagnoli abbiamo uno spirito piratesco. Sì, siamo tipi da Pirati dei Caraibi!…»”
Stanchezza e allucinazioni
Sei anni dopo è la volta del forlivese Luca Del Zozzo. Come succede ad altri navigatori solitari gli capita di avere delle allucinazioni. «Hai voglia! Al terzo giorno che non dormi ti sembra di avere delle persone a bordo e ti metti a fare conversazione con persone inesistenti!». Il momento più brutto lo vive una notte quando deve salire, tutto solo in mezzo all’oceano, in testa d’albero a liberare lo spinnaker che si era attorcigliato attorno allo strallo. Alla fine arriva 14esimo nei Serie.
Zambelli per due volte
Nel 2013 si presenta al via Michele Zambelli. Il velista forlivese a 23 anni è fra i più giovani ad aver portato a termine l’impresa. La prima tappa viene prima rinviata e poi annullata per le difficili condizioni meteo. Le barche faranno solo la seconda tappa. E Michele, che è a bordo della stessa barca usata da Zamagna, arriva decimo fra i Proto. La volta dopo, nel 2015, su una barca meno datata, ottiene un bel sesto posto finale fra i Proto, ma soprattutto un secondo posto nella seconda tappa, la più lunga.
Nel 2017 si presenta al via un altro romagnolo, Matteo Rusticali. Ma è costretto al ritiro. Quest’anno la bella prova di Luca Rosetti, ancora con la barca che fu di Zamagna… E sono tre. Per lui (nativo di Bologna, ma romagnolo di origine e di residenza) decimo posto nella seconda tappa e diciottesimo finale in categoria Proto. Dopo Ambrogio Beccaria, vincitore assoluto nella classe Serie, è il secondo degli italiani arrivati. Tempo totale 28 giorni, 17 ore e 41 minuti.

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