Vela Prada Cup, Molineris: «Così voliamo a 45 nodi sul mare»

Dal Circolo Velico Ravennate a Luna Rossa, dalle derive 49er agli AC75 di America’s Cup, Umberto Molineris, 30 anni, mamma francese e papà italiano, è l’unico romagnolo presente nella squadra di 11 che sale a bordo di Luna Rossa.

Umberto cosa si prova a volare sull’acqua? Paura? Adrenalina?

«Ci siamo abituati molto presto anche se all’inizio si era un po’ scettici… durante la regata fai 40-45 nodi e non te ne accorgi, vuoi solo andare un nodo in più dell’avversario… quando inizia il countdown della partenza sale una bella adrenalina ma siamo sempre molto caldi perché lo sforzo fisico è intenso».

Di cosa ti occupi?

«Noi siamo divisi su due lati, io sono sul lato di destra e mi occupo di regolare il fiocco quando siamo mura a sinistra, allo stesso tempo faccio il grinder (uno di quelli che gira le manovelle, ndr)»…

Un lavoro faticoso…

«Se a fine regata non sei stanco vuol dire che non hai spinto abbastanza… Poi ovviamente dipende anche dalle condizioni. Verrebbe da pensare che più forte è il vento e più è faticoso. Ma in realtà con queste barche quando c’è vento molto leggero e si fa fatica a decollare dal punto di vista fisico è la situazione più impegnativa perché ogni volta che devi fare un decollo devi cambiare la forma delle vele».

Come si sfrutta l’energia prodotta dai grinder?

«La nostra barca è tutta idraulica, le vele si muovono principalmente con sistemi idraulici. Girando le maniglie mandiamo in pressione i circuiti idraulici. E’ un tipo di vela molto diverso da quello a cui molti sono abituati. Qui non ci sono più troppi sistemi meccanici ma tanti cilindri e tanta elettronica. Non ci sono più scotte ma joystick e tasti. Io per cazzare il fiocco spingo dei tasti».

Perché vi parlate con cuffie e microfono?

«Quando vai di bolina si arriva persino a 55 nodi di vento apparente. Il rumore è forte e faresti fatica a comunicare. Grazie ai microfoni e alle cuffie riusciamo a parlare molto bene. Al contrario fai più fatica a sentire quel che accade fuori».

Come è la tua giornata tipo, di allenamento e di regata?

«In entrambi i casi è lunga e impegnativa non solo per me ma per tutto il team. Ci si alza verso le 6-6.30. Siamo molto legati al meteo ma cerchiamo di fare una sessione in palestra la mattina. Dopo si va alla base. Si fanno meeting e si prepara la barca per uscire il pomeriggio. Una sessione in acqua dura in media 4-5 ore. Poi si torna a terra. Ogni giorno la barca va portata fuori dal capanno e riportata dentro e ogni volta montiamo l’albero. La giornata finisce verso le dieci di sera. Quando ci sono le regate facciamo attivazione fisica, poi briefing pre regata, preparazione della barca, riscaldamento pre regata».

Perché tutti questi romagnoli ad Auckland?

«Sì, forse come romagnoli siamo in maggioranza e specie di Ravenna… Da noi c’è una bella scuola, a Ravenna e in tutta la Romagna. Forse dipende dall’amore che abbiamo per il mare. E poi alla fine gli italiani si sono avvicinati alla Coppa America proprio grazie a Cino Ricci o al Moro di Venezia».

Come deve essere il velista degli Ac75, cosa cambia rispetto alla vela tradizionale?

«Eccetto i timonieri e il randista gli altri devono essere fisicamente molto preparati. Chi ha un passato di vela veloce è avvantaggiato. Tutto succede molto rapidamente. Le manovre non durano 10 ma 3-4 secondi. Le regate durano poco ma sono molto intense».

La sfida con Ineos?

«Penso saranno regate molto combattute. Ci sono condizioni che a noi piacciono di più e a loro meno e il contrario… Noi siamo a nostro agio con vento leggero, però se vuoi vincere devi essere competitivo in tutte le condizioni e noi abbiamo fatto tanto sviluppo e ci siamo allenati molto con vento forte».

I ruoli a bordo si sono un po’ affinati con un Pietro Sibello più coinvolto nella tattica.

«Abbiamo visto nei Round Robin che un punto forte degli inglesi è che uno dei loro velisti (Giles Scott) è libero da qualsiasi funzione e in regata può dedicarsi completamente alla tattica . Noi abbiamo Pietro che è un bravissimo timoniere e un bravissimo tattico e quindi, in certe situazioni, lo liberiamo un po’ dal ruolo di gestire la randa per consentirgli di guardare meglio il campo di regata».

Vincere la partenza vuol dire molto.

«Chi ha vinto la partenza spesso ha vinto la regata. Noi siamo una bella eccezione. Abbiamo vinto quasi tutte le partenze ma ci siamo giocati le regate (proprio con gli inglesi) negli ultimi bordi. Ovviamente se parti davanti sei un po’ avvantaggiato. Però alla fine, come si è visto, queste barche vanno molto simile e quindi non è mai detto fino all’ultima manovra».

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