Vela, Mini Transat, Luca Rosetti: “Non vedo l’ora di partire” VIDEO

Luca Rosetti su Arkè 342

Partenza rimandata ai prossimi giorni. Il meteo che prevede burrasca ha consigliato gli organizzatori della Mini Transat di posticipare il via alla regata che era in programma ieri. I 90 navigatori solitari avranno altre ore per mettere a punto le loro barche lunghe appena sei metri e mezzo. Fra i partecipanti della regata (4050 miglia da La Rochelle alla Martinica con tappa alle Canarie) 8 italiani tra i quali Luca Rosetti, 24 anni, nativo di Bologna ma romagnolo di adozione: vive a Lido di Savio ed è istruttore dei Laser al Club Nautico Rimini.
Luca, come ci si sente prima di fare una traversata come questa?
«È la navigazione più impegnativa della mia vita. È il primo oceano da attraversare, il primo Finistere… Sono tante prime volte. Non ho avuto ancora tanto tempo per metabolizzare. I preparativi qui a La Rochelle hanno richiesto due settimane fitte di lavoro. Al termine delle giornate ero talmente stanco che “svenivo” sul letto. Ho avuto poco tempo per avere pensieri».
Questa estate hai fatto la Transgascogne, così hai assaggiato un po’ di oceano…
«Sì, a fine luglio ho fatto la prima navigazione in oceano. Abbiamo avuto condizioni molto tranquille, massimo 22 nodi in poppa e quindi non è sembrato molto diverso dal Mediterraneo. Fra le cose diverse c’è l’onda: qui è alta ma è lunghissima, non te ne accorgi. Quando ti giri vedi che la barca che è di fianco a te sparisce. E allora dici, ma che onda c’è?».
Cosa temi di più?
«La cosa che mi fa più paura e il passaggio di Capo Finistere. È di solito ostico; è lì che c’è il numero di rotture maggiori della Transat, perché c’è un onda incrociata che sollecita di più le barche. In quei punti il pilota automatico fa più fatica a lavorare. Poi ci sono più navi. È una fase della regata nella quale puoi dormire poco».
In questi giorni prima di partire come hai vissuto l’ambiente di La Rochelle?
«Controlli di stazza, di sicurezza, qualcosa da sistemare o da cambiare c’è sempre da fare, ho preso le carte, ho completato la farmacia che ha una lista infinita… È scritto tutto in francese… Sei sempre a chiedere se hai fatto tutto bene. Sei sempre in tensione. Non vedi l’ora di partire. Per staccare un po’ un giorno sono andato a visitare l’acquario».
La tua barca ha già fatto due volte questa regata con Alessandro Zamagna e con Michele Zambelli. Cosa hai cambiato? Che lavori hai fatto?
«I lavori più importanti? Ho rifatto il rigging (tutto il sartiame è in tessile, in dynema). Le cime (scotte e drizze) le ho cambiate tutte. Ho sette vele a bordo e solo due non sono nuove (tormentina e code zero). Lo scafo l’ho portato a zero, l’ho carteggiato e ho verificato che tutte le strutture fossero solide, dove c’erano laminazioni sono intervenuto… Ho cambiato il boma da alluminio in carbonio. La mia barca è la seconda più vecchia della flotta (il costruttore è il riccionese Bert Mauri, ndr) ma ho preferito iniziare con una barca con una storia e fare qualche miglioria. Il primo obiettivo, quindi, è stato quello di renderla sicura il più possibile».
Il tuo obiettivo?
«Il mio obiettivo primario è arrivare in Martinica, senza stare sempre oltre il limite. So di non avere le carte in regola per puntare al podio ma stiamo a fare una regata… Zambelli nel 2013 arrivò 11esimo, mi piacerebbe raggiungere lo stesso risultato sei anni dopo. Oggi ci sono tante barche di nuova generazione. Michele fece un regatone, fra l’altro in condizioni meteo difficili».

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