Vela, le emozioni dell’America’s Cup in diretta Rai

Nel 1992 gli italiani impararono cos’era il bompresso. Nei bar e nei ristoranti (aperti fino a sera tarda) il Moro di Venezia di Gardini era l’argomento su cui si misuravano i “ct” della vela. Oggi le parole sono foil, boundary, flight control e il dibattito si è spostato soprattutto sui social: doppio timoniere sì o no? Ma al di là degli “esperti” gli scafi volanti riescono ad avvicinare alla vela anche i non addetti ai lavori?

Un volano

Per Giulio Guazzini, commentatore di punta della Rai per la vela, la risposta è affermativa. «Sì, l’America’s Cup è un volano inesauribile e importantissimo per il mondo della vela. Ogni volta cattura tanta attenzione del grande pubblico, non solo dalla comunità della vela che spesso è autoreferenziale. Nel periodo immediatamente successivo c’è un forte incremento delle iscrizioni ai corsi di vela o della vacanza coi charter in barca a vela. Già l’effetto covid ha portato una forte crescita ma ora mi aspetto molto di più. C’è molto entusiasmo nel vedere queste macchine volanti. È un gioco semplice da seguire: due barche, due bandiere, due nazioni. E il tifo si scatena. Molta di questa attenzione si esaurisce dopo un anno. Ma c’è un 30% di persone che in qualche modo resta legato a questo mondo: qualcuno si compra la barca, qualcuno comincia a fare le regate…».

Dati? «In Rai abbiamo registrato ascolti straordinari. Il 14 febbraio il 10,5% di share, mezzo milione di spettatori si sono collegati con le regate nonostante le quattro della notte. Noi offriamo una telecronaca a più voci per raccontare la tecnologia che c’è dietro queste barche». Per il commentatore della Rai la durata di soli 20-25 minuti a regata rende la formula ancor più interessante dal punto di vista televisivo. «Credo sia stato proprio un intendimento degli organizzatori. Ma va detto che forse il campo di regata è troppo stretto. Ci sono delle cose che andrebbero riviste e non lo dico solo io ma gli stessi partecipanti alle regate».

La tradizione romagnola

Guazzini, 63 anni, è un velista con molti legami in Romagna anche se ha la barca a Riva di Traiano. Nonna di Savignano sul Rubicone, ha partecipato due volte alla Rimini-Corfù-Rimini ed è stato spesso ospite di BluRimini, la kermesse velica che all’inizio degli Anni Duemila portò al Marina di Rimini personaggi come Dennis Conner, James Spithill, Francesco Bruni, Russell Coutts, Paul Cayard, insomma la storia dell’America’s Cup, una storia a sua volta fatta di tanti romagnoli, come Cino Ricci, Raul Gardini e lo stesso Max Sirena, skipper e team director riminese di Luna Rossa.

«I motivi del successo dei velisti e delle aziende della Romagna sono dovuti principalmente a due fattori. La prima è l’indole del romagnolo: semplice, intelligente, concreto e con molto entusiasmo. La seconda è legata all’Adriatico che è una scuola di vita: intanto perché è un mare difficilissimo e imprevedibile e poi perché attorno ad esso si sono sviluppate tante attività come la pesca o il turismo. Pensando a velisti come il cervese Simone Bianchetti (primo italiano a completare il giro del mondo in solitaria senza scalo Vendée Globe, ndr) si nota questo desiderio forte di uscire da un contesto provinciale per andare fuori, alla scoperta. E infatti incontro romagnoli in ogni parte del mondo a metter su le più strane attività». Per Guazzini Sirena incarna questo identikit. «Lo conosco da tanto tempo. É il prototipo positivo del ragazzo pieno di passione e capacità che ha fatto tanta gavetta ed esperienza. Tiene alle sue origini e all’italianità e ha costruito un gruppo di velisti italiani eccellenza nel mondo»…

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