Vela, il libro di Zambelli, il ragazzo con l’infinito negli occhi GALLERY

RIMINI. Un ragazzo assetato di orizzonte, curioso e attento ad ascoltare quanto gli sta attorno: il mare, il vento, il cielo, gli uccelli, le persone. Occhi, orecchie e fiuto sempre accesi: un cercatore di infinito. Michele Zambelli è un ragazzo di 31 anni nato e cresciuto a Galeata. A un certo punto della vita ha scoperto di essere “assetato”. Ma la sete non può essere appagata fra i monti che circondano il paesino dell’Appennino forlivese. Cerca qualcosa di più. E così poco alla volta scopre il fascino del mare, dell’orizzonte libero, della vastità dell’Oceano. Il libro “Naufrago… per caso”, edizioni Il Frangente, parla di questa ricerca.

L’antico sapore dell’avventura

A quanti hanno navigato con i libri di Conrad o Stevenson Zambelli ha regalato per quasi un decennio pagine di avventure vere. «In questo periodo seguo la vela solo per seguire Michele Zambelli, mi appassiona!», mi confidò una volta Cino Ricci nella sua casa di Ravenna.

Ed è proprio così, l’avventura di Michele è stata un’avventura contagiosa. Per questo mercoledì 30 giugno al Somar Lungo di Rimini, un locale slanciato come una prua verso il mare, la presentazione del libro è stato un affollato abbraccio di amici. Come si fa a restare insensibili agli occhi (e al garbo) di un marinaio che sembrava uscire da un romanzo d’avventura del secolo scorso? Per intenderci, più vicino a Eric Tabarly o al cervese Simone Bianchetti che non a Ben Ainslie. Più vicino cioè alla vela delle lunghe traversate, delle tempeste e delle bonacce che non alla vela dei foil e delle velocità. Come si fa a restare insensibili davanti all’amore con il quale, a 19 anni, spiega l’utilità di certi nodi al suo vicino di barca nel porto canale? All’entusiasmo con cui festeggia il suo ventesimo compleanno portando in giro sul Mini la sua numerosa famiglia di origine?

Sì, Michele sin da ragazzino è sembrato un “predestinato” perché nei suoi occhi si intravvedevano già gli orizzonti che ha poi incontrato. E quando si vede una tale determinazione è come fermare un’onda nel suo punto più alto. Non si può…

Passione e sacrificio

Il velista solitario raccontato nel libro perciò non è l’uomo solitario. Anche nelle sue lunghe rotte fra la Bretagna e i Caraibi, Michele portava con sé i messaggi dei tanti che lo amano e che lo hanno visto affrontare grandi sfide con pochi mezzi a disposizione. Barche prese in prestito, sui cui ha dovuto lavorare duro per metterle a punto.

Zambelli è il velista che si sporca con la resina, che dorme nel camper, che si fa il giro dell’Italia come un sonnambulo per qualificarsi alla Mini Transat. Quello che Bert Mauri (mito dei velisti adriatici che negli anni Novanta vinceva le Rimini-Corfù-Rimini) chiama “Michelino” e che porta a lavorare nel suo capannone per mettere a punto il suo barchino.

E Michele anche oggi, che ha scelto di passare dall’impresa sportiva a quella edile, naviga l’universo umano e quello dell’ambiente con gli stessi occhi. Il libro infatti non è il racconto di un velista ma il racconto di un uomo, che è anche velista, che è anche lavoratore. Le regate e i velisti fanno compagnia ai cantieri e ai manovali restituendo così alle imprese sportive un sapore più ricco. Naufragi, vittorie, delusioni, planate, boline, avarie sono capitoli nei quali non sfugge mai l’elemento umano. E in ogni episodio per Michele c’è la voglia di fare. «Una delle principali cause di naufragio è la sete», scrive nel libro. «Quelli con la pancia piena al massimo cadono dal divano». E lui su quel divano sembra non esserci mai stato nemmeno adesso che ha messo su famiglia e ha una splendida gioia di bimba da coccolare.

Michele Zambelli è nato il 13 giugno 1990. Dal 2011 al 2017 ha partecipato a numerose regate, molte delle quali in solitario. E’ stato quattro volte campione italiano Classe Mini650. Ha vinto fra le altre la Arcipelago 650, la Sanremo Mini Solo e il Gran Prix d’Italia. Ha partecipato con ottimi risultati a regate internazionali come la TransGascogne (secondo nel 2011), la Le Sables-Les Acores (terzo Proto nel 2013), la Lorient Bretagne sud (secondo nel 2014). Nella MiniTransat, la traversata atlantica in solitario a bordo dei Mini, si è classificato decimo nel 2013 e sesto nel 2015 (secondo nella seconda tappa). Nel 2014 è terzo nel ranking mondiale di categoria. Nel 2017 ha partecipato alla Ostar in solitario a bordo di un Class 950. Dopo 2500 miglia percorse quando ormai mancavano circa 5 giorni all’arrivo, al largo di Terranova la sua barca era in seconda posizione di categoria ma ha avuto una collisione con un oggetto non identificato. Ha dovuto abbandonare la barca ed è stato soccorso con un elicottero. La barca tuttavia, è riapparsa 5 mesi e mezzo dopo, capovolta, su una spiaggia irlandese. A 2mila miglia dal luogo del naufragio.

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