Vasco Brondi a San Mauro Pascoli

Sarà Villa Torlonia a San Mauro Pascoli a fare da cornice, stasera alle 21.30, alla prima data del tour di Vasco Brondi. Il cantautore porterà sul palco le canzoni dell’album “Paesaggio dopo la battaglia”, il primo dopo la conclusione del progetto “Le Luci della Centrale Elettrica”. Sul palco racconterà le sue canzoni, a tratti sognanti, piene di battaglie intime e collettive. «La musica – esordisce Vasco Brondi – ha rafforzato il mio sistema immunitario».

Come si sente a tornare tra il pubblico?

«Non per sembrare retorici, ma è veramente bellissimo è una cosa che non si dà più per scontata. La tecnologia ci ha aiutato moltissimo, ma adesso abbiamo bisogno di rivederci al di là degli schermi, di abbattere le distanze, di ritrovarci attorno a questo fuoco della musica».

Oltre che bello è diventato necessario rivedersi?

«Per me è una necessità ritrovarsi per condividere un’esperienza. In una società come la nostra i concerti sono una sorta di rito contemporaneo. Stare assieme ci aiuta».

Come è nato “Paesaggio dopo la battaglia”?

«Ho cercato di seguire la via più autentica. Nel dubbio, dì sempre la verità. C’è un verso nella prima canzone “26 mila giorni”: “Siamo qui per rivelarci e non per nasconderci”, per me è diventato un mantra. Ho voluto esprimermi attraverso le canzoni, liberarmi, aprirmi. Un po’ come nella meditazione in cerchio dei monaci zen, chi sceglie di parlare può dire solo cose che, nel dirle, gli fanno tremare la voce».

Ha scritto cose che le fanno tremare la voce?

«Ho cercato di farlo. Il brano “Chitarra nera” è così, quasi un flusso di coscienza. Per me era importante che fosse quello il primo singolo dell’album. Inizialmente c’era interesse per questo disco da parte di diverse case discografiche, che però a questa mia richiesta sono scomparse. In realtà il pezzo ha avuto un sacco di fortuna. L’ho fatto ascoltrare ad Elio Germano e gli è piaciuto moltissimo. Si è dimostrato subito disponibile per la realizzazione del video. Così come il regista Daniele Vicari».

Ha detto che il concerto andrà dal silenzio al fragore. Cosa deve aspettarsi il pubblico?

«Sul palco sarò affiancato da una super band, che ha dentro di sé varie anime, il violoncello, il pianoforte, ma anche le chitarre distorte. Sarà un live completo. Non mancheranno le cover, stravolte a modo mio. In particolare un omaggio al maestro Franco Battiato, il primo che ha allargato i confini della canzone e ci ha fatto capire quante cose si possono fare con un brano».

L’album è il suo primo lavoro come Vasco Brondi, ma volutamente non si discosta dai lavori passati?

«È il primo disco uscito solo con il mio nome, ma mai come questa volta mi sono circondato da tanti musicisti. Nella musica bisogna cercare di evolversi, non mettersi mai nella condizione di avere l’obbligo di stupire tutti. Fare un disco diverso non sarebbe stato reale. L’importante è che quello che mi esce sia necessario».

Questo periodo di pandemia e chiusure le ha più insegnato o le ha più tolto?

«Credo che ci sia un equilibrio fra le due parti. Molto dipende dalla prospettiva. La nostra mente è abitutata, ingiustamente, a guardare solo le cose che non vanno, spesso siamo distratti. L’attenzione è un modo per non sprecare la vita».

Cosa si augura?

«Mi auguro di avere sempre il coraggio di seguire la strada che nessuno mi indica. Dovremmo imparare a fidarci di noi».

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