“Valorizziamo le tante opere d’arte dimenticate di Ravenna”

RAVENNA – «E’ necessaria una migliore salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio di proprietà legittima dei cittadini ravennati, tutelandolo per le future generazioni». In una lunga nota l’associazione Dis-Ordine, che annovera tra i suoi iscritti insegnanti, allievi, artisti, mosaicisti e intellettuali bizantini, entra nel dibattito sull’utilizzo del materiale di proprietà del Comune e ora in parte presente nei locali del Mar, il museo della città.

L’associazione presieduta da Marcello Landi approfondisce le proprie riflessioni, spiegando come «rincorrere il presente significa non capire come la globalizzazione stia modificando l’arte, con il rischio di distruggere le identità culturali delle diversità. Un museo non è una fiera o una galleria d’arte, ma ha dei doveri storico-culturali a cui attendere e ha un patrimonio preso in prestito dal passato per essere conservato, valorizzato e tramandato ai veri proprietari: le generazioni future».

Per Dis-Ordine valorizzare significa anche digitalizzare per far conoscere al mondo, «rendendo disponibile agli studenti e agli studiosi anche gli archivi e le opere. Mentre nel mondo molte città stanno realizzando musei che raccolgano le opere trafugate nel tempo, noi mandiamo in rovina distruggendo le nostre risorse o le nascondiamo nei magazzini».La richiesta dell’associazione è quindi molto chiara: «Vogliamo la restituzione dei beni illecitamente traslocati in varie sedi, dispersi, distrutti e occultati. Ora che si stanno digitalizzando le opere dei musei noi non abbiamo né un inventario aggiornato con i luoghi ove sono depositati, né una catalogazione del nostro patrimonio pur avendo a Ravenna l’Università di Beni Culturali».

Entrando nello specifico delle opere “dimenticate”, Dis-Ordine indica nella collezione del Mar i mosaici «come quelli realizzati da Pro.Mo (promozione mosaico) tra gli Anni ‘80 e ‘90 che rappresentano dei pezzi unici al mondo tra i quali quello di Balthus. Stessa sorte per i due mosaici realizzati da opere di Michelangelo Antonioni da lui riconosciuti e mai prestati alle mostre allestite sul regista in altre città».
Per quanto riguarda la collezione di opere acquisite che testimoniano il lavoro svolto dai precedenti direttori e curatori nell’ultimo trentennio del secolo scorso, «non è chiaro perché il loro destino sia quello del progressivo occultamento nei magazzini del museo che, in questo modo, disattende a uno dei sui compiti con una forma di autolesionismo incomprensibile».Infine la collezione dei gessi, che secondo Dis-Ordine ha un «patrimonio secolare distrutto negli ultimi quarant’anni. La nostra città vanta una gipsoteca che per vari motivi sta andando progressivamente verso la distruzione, per un patrimonio occultato disperso e depredato».

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