Sembra remota la possibilità di un incontro chiarificatore tra il vescovo Douglas Regattieri e Padre Orfeo, il fondatore della “Piccola Famiglia della Resurrezione” che, dopo avere visto prima commissariata e poi riorganizzata la comunità di Valleripa, è stato anche sospeso a divinis e quindi non può più celebrare l’eucarestia. L’ostacolo, che dai carteggi intercorsi tra i due pare difficile da superare, è rappresentato dal fatto che il vescovo vorrebbe che il dialogo partisse dal riconoscimento degli errori da parte di Padre Orfeo, ma lui dice di non potersi autoaccusare di colpe che ritiene di non avere commesso. È questo il nocciolo di una lettera che Padre Orfeo ha appena inviato a monsignor Douglas, in risposta a una missiva che quest’ultimo gli aveva inoltrato il 14 luglio, invitandolo a «un colloquio vis-à-vis prima di pronunciarsi sulla remonstratio contro il decreto di sospensione a divinis» che il sacerdote ha presentato.

Padre Orfeo premette che il vescovo «cita molti canoni, ma mai una Parola di consolazione». Poi richiama passi delle Sacre Scritture, tra cui le parole di Paolo quando chiamò a Efeso i presbiteri: della Chiesa e disse «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi per pascere la Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno tra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; persino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate». A questo proposito, sottolinea che «la funzione di super-vigilanza del gregge non è esclusiva, ma compartecipata ai “presbiteri” e che Paolo prevede, alla sua partenza, il sopraggiungere di lupi rapaci, che cercano di distogliere i suoi discepoli e di attrarli dietro ad essi. Questo testo mi aiuta molto a vivere questo momento di sofferenza ecclesiale».

Nel merito della lettera ricevuta da monsignor Douglas, Padre Orfeo sostiene che «non si rinvengono fatti e comportamenti concreti in grado effettivamente di integrare dal punto di vista ecclesiologico e canonico la rottura della comunione ecclesiale tra di noi». Si duole per l’accusa secondo cui dal 2015 la “Piccola Famiglia della Resurrezione” si sarebbe «eclissata dalla vita diocesana, cosa questa non vera, specialmente tenendo conto della sua natura monastica che per forza di cose non agevola una “visibilità” marcata. È soltanto con gli occhi dello Spirito Santo cogliere la presenza e l’azione della vita monastica».

Quanto alla richiesta di maggiori informazioni sulle società finanziarie, la risposta è laconica: «Lei è da tempo in pieno possesso di tutta la documentazione pertinente. Altro non so.

Sul rifiuto di dimettersi da Abba, come gli ha chiesto di fare monsignor Douglas, Padre Orfeo ribatte che «è un personale atto di libertà, che non costituisce un delitto canonico sanzionabile».

Nega poi di avere accusato il vescovo «di non amare e di voler distruggere la Piccola Famiglia della Resurrezione» e di «aver aizzato» contro contro di lui alcuni diaconi legati alla “Piccola Famiglia della Resurrezione”: «Mai ho utilizzato toni accesi o irrispettosi verso la Sua persona. C’era nel profondo un dolore di non poter parlare con un padre da figlio. Quante volte in comunità, come in ogni famiglia, ci possono essere momenti chiarificatori nei quali si dice con chiarezza quella verità che sul momento può essere scottante. Si ricorda quando Le dissi con calore a Valleripa di fronte a tutti: “in che lingua debbo dirLe che non ho alcun debito?”».

Un altro nodo è il fatto che Padre Orfeo abbia «segnalato alla Congregazione della Dottrina della Fede quanto in coscienza ritenevo necessario circa due sacerdoti della diocesi», ma l’interessato non crede che questo possa ritenersi «comportamento delittuoso».

Per quel che riguarda i rapporti col commissario monsignor Giorgio Biguzzi, nessun rifiuto di parlarci: «Ho solo richiesto, dal momento che nella lettera di commissariamento mi si muovevano svariati addebiti, di essere ascoltato in presenza di persone qualificate». Quanto alla contestazione che «alle diverse ammonizioni alla comunione non è mai stata data risposta esauriente», Padre Orfeo ribatte che il problema è che i richiami erano «generici e inconsistenti», e quindi «difficilmente si può rispondere all’accusa di aver rotto la comunione ecclesiale senza che vengano contestati fatti che dal punto di vista ecclesiologico e canonico siano effettivamente in grado di rompere la comunione ecclesiale». E, ancora: «Faccio fatica a comprendere l’accusa di essere un fuggitivo e latitante dal momento che Ella ha sempre avuto a portata di mano la mia email e il mio cellulare». Ma – aggiunge senza rivelare dove si trova in questo momento – «ora preferisco il silenzio pieno del luogo dove mi trovo per custodire la mia pace interiore e il ritmo quotidiano della preghiera monastica».

Padre Orfeo considera poi «forse addirittura calunniosa» l’affermazione secondo cui avrebbe impedito a quanti sono con lui di parlare col commissario: «Come sono stati liberi nella loro scelta di seguirmi, altrettanto lo sono nell’andarsene e nel parlare con quanti ritengono di doverlo fare».

Spinoso il riferimento alle critiche di pedofilia rivolte a un confratello: «Non vi era alcun intento vendicativo – ribatte – ma solo la volontà e la necessità di avvertire tutti, non essendo più io presente e garante della custodia della famiglie che possono salire ancora a Valleripa con fanciulli e adolescenti».

Dopo avere messo questi puntini sulle i, il fondatore della “Piccola Famiglia della Resurrezione” viene al nocciolo dell’incontro che il vescovo ha prospettato prima di pronunciarsi sulla remonstratio, cioè il “ricorso” contro il decreto di sospensione a divinis: «Ella esige da parte mia “un riconoscimento degli errori compiuti, l’attestazione di un pentimento sincero per la rottura della comunione”. Tenuto conto che lo scopo non è il cercare una conciliazione o un dialogo che possa offrire ulteriori spunti di riflessioni in relazione alla remonstratio da me presentata, ma unicamente ottenere una confessione per colpe o delitti che non ho commesso e di cui in coscienza non posso autoaccusarmi, non credo sia opportuno né utile dar corso all’incontro».

Per concludere, un altro tentativo di distensione: «Mentre resto in attesa della Sua decisione, confermo quella filiale obbedienza che promisi al Vescovo e Padre cofondatore della “Piccola Famiglia della Resurrezione”, Mons. Luigi Amaducci e ai suoi successori il giorno della mia ordinazione il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio 1979, nella Chiesa cattedrale di Cesena alla presenza di 60 presbiteri concelebranti e del Santo Popolo di Dio».

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