Valerianella, come avere insalata fresca con una semina a scalare

Si può dire che non è mai troppa. La valerianella, che tra i suoi vari nomi è conosciuta anche come songino, è adatta a qualsiasi tipo di regime alimentare, incluse le diete ipocaloriche. Non si conoscono controindicazioni sulla sua assunzione, presenta infatti un apporto energetico molto ridotto, con grassi praticamente nulli e colesterolo ininfluente. È invece ricca di acido folico, vitamine A, C ed E e sali minerali, tra i quali soprattutto ferro e potassio. Si può mangiare cotta, ma si consuma perlopiù cruda – modalità che preserva al meglio le sue proprietà nutrizionali -, soprattutto quella giovane, che è tenera e dal sapore delicato.

Coltivarla in casa propria può insomma essere molto comodo. Oltretutto non è troppo difficile e questo ortaggio è tra i pochi che si possono seminare anche in questo periodo dell’anno, resistendo bene al freddo. Non servono accorgimenti specifici per il terriccio e la semina può avvenire tutto l’anno. Ci sono due varietà di valerianella coltivata, una a seme piccolo con belle foglie verdi e tonde, l’altra a seme grande con foglie più allungate, che ricordano la forma di un cucchiaio. Si possono seminare a spaglio, spargendo i semi senza geometrie specifiche, oppure per file, cercando in questo caso di distanziare le future piantine di 5-6 cm e le file di 25.

Chi vuole coltivare la valerianella per avere sempre insalata fresca a casa, può fare una semina a scalare ogni venti giorni circa. Per quanto riguarda l’acqua, ugualmente la valerianella non ha richieste particolari, basta innaffiarla con regolarità, non lasciando il terreno né troppo secco né troppo bagnato. Dalla semina bisogna aspettare circa 60 giorni per avere pronta la nostra insalata di valerianella, le cui foglie si possono tagliare a un centimetro circa dal colletto.

Una volta raccolta, per fruirne al meglio, se non la si consuma immediatamente, è bene rispettare delle piccole accortezze. Dopo averla lavato, va asciugata con molta cura, togliendo eventuali foglie marce. Va quindi riposta in frigorifero in un sacchetto di plastica: la temperatura di conservazione ideale è di 0 gradi. Va comunque consumata entro 2-3 giorni al massimo. Attenzione ai vicini: la valerianella appassisce più velocemente se posta vicino a produttori di etilene, ovvero quei frutti – come mela, banana, albicocca, kiwi, mango, melone, cocomero, papaya, pesca, pera, prugna, pomodoro, pera, fico, avocado – che continuano a maturare anche dopo la raccolta, producendo elevate quantità di quell’ormone di origine vegetale che è l’etilene. Piccole precisazioni. Onde evitare equivoci, è bene specificare che la valerianella non è la valeriana officinale, pianta che non viene consumata come insalata ma utilizzata per infusi calmanti. Una curiosità: proprio nelle nostre zone, nei prati della Pianura Padana e del centro Italia in genere, dalla fine dell’inverno fino circa ad aprile, si può trovare la valerianella selvatica, che cresce spontaneamente.

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