Valer Malosti porta in scena a Cesena Primo Levi

È uno spettacolo che “condensa” una pagina atroce della storia umana, una storia vera che parla di un passato prossimo e si innesta in un presente vivo. È la storia racchiusa in Se questo è un uomo (Einaudi 1958) di Primo Levi (1919-1987) portata in scena da Valter Malosti, in collaborazione con il Centro Internazionale di studi “Primo Levi” per celebrare i cento anni della nascita del chimico e scrittore torinese segregato dai nazisti nel lager di Auschwitz.

Se questo è un uomo arriva al Bonci di Cesena stasera alle 21, con repliche fino a domenica. A dare voce alle parole di Levi è l’attore e regista Valter Malosti, solo in scena con il supporto dei performer Camilla Sandri Bellezza e Giacomo Zandonà; l’ambientazione è totalizzante. Il testo originale è stato «condensato», dice il regista, con Domenico Scarpa del Centro Levi; Margherita Palli ha curato una scenografia simile a una installazione; il suono di Gup Alcaro è una colonna sonora interiore; le luci di Cesare Accetta focalizzano nello spazio vuoto diversi ambienti, cambi di pensiero del protagonista; e poi il video scarno di Luca Brinchi e Daniele Spanò «aggiunge le parti visionarie del testo», dice il regista. «Levi lavora sul doppio aspetto della veglia e del sonno, e quindi del sogno».

È vero che pensava di realizzarlo da una decina di anni?

«Forse anche prima; cominciammo col chiederci se Primo Levi, oltre che grande testimone della Shoah, non fosse pure un grande scrittore; in “Se questo è un uomo” abbiamo scoperto un capolavoro letterario, pieno di registri diversi che emergono specialmente ad alta voce; attraverso l’io narrante si avverte l’acustica del campo di sterminio. Riesce a ricostruire la Babele dei linguaggi in maniera mirabile, consente variazioni continue, sottili, in una lingua potente e scabra».

Come raffigura le parole di Levi?

«Prima di tutto senza tradirlo, ma restando fedeli ai temi e alle sue stesse parole. Abbiamo scelto le diverse “zone” prendendole anche da “La tregua” e dalle poesie che scrive dopo il ritorno dal campo. Alcune sono diventate madrigali composti da Carlo Boccadoro; provocano una sorta di immersione sonora inusuale. Si ascoltano le tante voci dell’autore; c’è Levi che racconta in presa diretta dal campo, Levi che racconta di sé prima del campo; c’è il racconto nell’oggi mentre scrive e guarda a quello che accadeva nel campo; c’è il “noi” a cui si rivolge, e riflessioni filosofiche che amplierà nel saggio “I sommersi e i salvati”. Ci sono parole che riguardano l’umanità intera, non solo quella del lager; apre squarci contemporanei su temi del presente, come la paura dello straniero e del diverso. Levi chiama il diverso “l’impurezza”, fondamentale, dice, perché la vita possa nascere».

Perché l’aggiunta dalla “Tregua”?

«Per me e Scarpa era importante il ritorno alle “tiepide case” con riferimento anche alle nostre. Tornato nella civiltà, anche Levi sta in una “tiepida casa”, con la differenza che lui nei sogni in qualche modo ritorna nel lager, e a sogni legati al fatto di raccontare quello che stava accadendo, e al fatto che nessuno gli credesse».

Info: 0547 355959

Malosti incontrail pubblicoe gli studenti

Lo spettacolo “Se questo è un uomo” si completa con iniziative collaterali rivolte sia al pubblico, sia agli studenti delle scuole superiori. Momenti curati da Ert (coproduttore dello spettacolo) e dal Centro internazionale Primo Levi ma fortemente voluti anche dall’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Forlì e Cesena. Domani venerdì 19 novembre, alle 18.30, il pubblico è invitato nel foyer del teatro Bonci. L’attore e regista Valter Malosti dialoga con Alberto Gagliardo del comitato scientifico dell’Istituto Storico di Forlì-Cesena, e con Fausto Ciuffi, direttore della Fondazione Villa Emma – Ragazzi Ebrei Salvati (Ingresso libero). Sabato 20 invece alle ore 11 il direttore artistico di Ert Valter Malosti insieme ad Alberto Gagliardo incontrano gli studenti del Liceo scientifico Righi. Cosa vorrebbe dire agli studenti? «Credo sia molto importante che ascoltino le parole di Levi – risponde Malosti – perché sono vere; è la cosa a cui lo scrittore teneva di più, lo dice anche dopo la pubblicazione di Einaudi: “Naturalmente nessuno dei passi è inventato”. Gli stessi storici che hanno compiuto ricerche sul campo di concentramento hanno potuto constatare la verità di quelle parole. Il suo è uno scritto di carattere anche scientifico. Quindi per una volta si affronta la verità e credo che per i ragazzi sia fondamentale». CLA.RO.

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