Vaccino antinfluenzale. Società di Pediatria: sì ai bimbi, evita stress al sistema immunitario

ROMA. Se c’è la possibilità di prevenire i malanni ed evitare che il sistema immunitario venga stressato dai virus, a partire da quell’influenza, è sicuramente preferibile vaccinare. Ci sono persone, anche pediatri, che pensano sia meglio mettere a contatto i bambini con soggetti che hanno contratto dei virus, come quello del morbillo e dell’influenza. È invece importante prevenire che il sistema immunitario venga stressato inutilmente”. Lo sostiene Rocco Russo, coordinatore del Tavolo tecnico sulle vaccinazioni della Società italiana di pediatria (Sip), intervenuto questa mattina a una diretta social intitolata ‘Vaccino antinfluenzale. Chi deve farlo’ e dedicata ai quesiti dei genitori. In particolare, lo specialista risponde ai dubbi di genitori che hanno affermato di relazionarsi con pediatri che sconsigliano la vaccinazione antinfluenzale, nei bambini sani, consigliando di lasciare che sviluppino gli anticorpi affrontando la malattia. “È una valutazione rispettabile ma poco condivisibile- chiarisce Russo- questi colleghi necessitano forse di adeguati confronti con le evidenze scientifiche, con i dati internazionali e con le raccomandazioni ufficiali. Noi medici- ribadisce- non possiamo assolutamente fare riferimento a valutazione personali che possiamo utilizzare solo in determinati contesti. Abbiamo l’obbligo etico e morale di mettere in atto le raccomandazioni di organi superiori che lavorano sulla base delle evidenze scientifiche. Nel caso in cui avessimo dei dubbi riguardo una determinata strategia, abbiamo il dovere di approfondire e aggiornarci. In ogni caso il rispetto delle raccomandazioni scientifiche internazionali è sovrano rispetto alle convinzioni personali, che non sono concesse a un professionista”.

Le incognite a medio e lungo termine

 “La vaccinazione del bambino- prosegue l’esperto- è lo strumento migliore per proteggerlo dal contatto con un’infezione virale e da eventuali complicanze che possono essere anche a medio e lungo termine”. Anche se il rischio zero, rispetto alle possibili complicanze legate alla vaccinazione, non esiste “è bene vaccinare” tiene a sottolineare. Un bambino, che non frequenta l’asilo nido e i cui familiari sono tutti vaccinati contro l’influenza, deve essere comunque vaccinato? “Per il principio dell’immunità di gregge- spiega Russo- se il bambino non frequenta contesti in cui potrebbe venire a contatto con i virus e ha intorno a sé tutti familiari vaccinati, in teoria potrebbe non essere vaccinato. Ma siccome non abbiamo la certezza di poterlo proteggere da tutti i potenziali contatti con persone portatrici del virus influenzale, è bene proteggerlo col vaccino”. Al contrario, chiarisce l’esperto, “un bambino che frequenta l’asilo nido è già di per sé a maggior rischio di sviluppare malattie infettive. Quindi a maggior ragione va protetto. Il vaccino antinfluenzale può essere somministrato a partire dai 6 mesi. Tuttavia- sottolinea il pediatra- bisogna ricordare che dopo la vaccinazione il bambino non diventa immune da tutte le infezioni respiratorie, perché il vaccino protegge solo dai ceppi contenuti nel vaccino stesso, mentre nel periodo invernale circolano molte altre forme virali, i virus parainfluenzali contro i quali il vaccino non può fare nulla”. 

“Opportuno iniziare presto”

È opportuno, consiglia lo specialista, “iniziare vaccinazione presto per permettere al sistema immunitario di sviluppare gli anticorpi, arrivando così nel pieno della stagione influenzale con gli anticorpi pronti a difendere il corpo dal virus”. Bisogna, inoltre, ripetere la vaccinazione ogni anno, perché “il virus di quest’anno non sarà quello del prossimo anno e non è quello dello scorso anno. Con la vaccinazione noi possiamo proteggere dai virus per i quali si ipotizza la maggior circolazione durante la stagione invernale. Vaccinandosi ogni anno, si acquisisce una sorta di patrimonio immunitario- aggiunge Russo- che ci protegge anche nel futuro rispetto a nuovi virus influenzali. Se il bambino viene vaccinato per la prima volta al di sotto dei 9 anni- precisa- bisogna somministrare due dosi di vaccino a distanza di 4 settimane una dall’altra. Dall’anno successivo, sarà sufficiente una sola dose”. Nel caso, infine, di bambini che abbiano ricevuto la vaccinazione con lo spray nasale, “non ci sono evidenze che la carica virale del vaccino, che contiene il virus attenuato, sia sufficiente a provocare il contagio. Ovvio che se in famiglia ci sono soggetti con gravi immunodepressioni è meglio scegliere il vaccino iniettivo. Ad ogni modo- conclude l’esperto Sip- il bambino che è stato vaccinato con lo spray non va isolato”.

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