Vaccini in farmacia, a Forlì la partenza è lenta

Pronti, semaforo verde, partenza: alt. Come in un gran premio di Formula 1, entra subito in pista la safety car e l’atteso debutto delle prenotazioni dei vaccini anti Covid nelle farmacie resta solo sulla carta. Almeno nel Forlivese, nessuna delle tre attività che avevano dato la propria adesione, ha iniziato ad accogliere le richieste di cittadini. Ancora troppa confusione sotto il cielo, come ammette Alberto Lattuneddu, presidente di Federfarma Forlì-Cesena e titolare della Farmacia Malpezzi, una delle tre che, sul territorio, si sono dette disponibili. Le altre sono la Farmacia Bombardi di Cusercoli e la Farmacia Bartolini di Portico San Benedetto e anche loro al momento sono ferme in attesa che il quadro si chiarisca in aspetti ritenuti dirimenti.

Per questo, Lattuneddu sarà presente giovedì all’incontro tra Regione, Federfarma e Assofarm nell’auspicio che qualche nodo venga sciolto. «La disponibilità resta, ma inizierò a prendere le prenotazioni solo a condizione che vengano chiariti alcuni dubbi e dopo che avrò messo a punto, nella mia farmacia, tre aspetti essenziali: attivato il defibrillatore che ho ricevuto pochi giorni fa, trovato un infermiere e un medico rianimatore a supporto e per i quali ho chiesto alla direzione Ausl di fornirmi un elenco di professionisti disponibili a effettuare il tutoraggio (che la Regione “consiglia”, a spese delle farmacie, ma non rende obbligatorio ndr.) e ottenuto certezze sul protocollo di intervento del 118 in caso di anafilassi del vaccinato. Per ora gli 8 minuti di tempo fissati per l’arrivo dell’ambulanza in città e i 20 in zona rurale sono troppi».

Insomma, il presidente di Federfarma vuole che il suo esercizio diventi «sicuro come l’hub della Fiera» prima di iniziare davvero. E poi «serve almeno che venga messa a punto la catena distributiva dei flaconi sino alle farmacie e si capisca quale sia esattamente il farmaco che dovremo usare». Si parla di Moderna, ma anche di Janssen. Si parla, però, e i farmacisti vorrebbero vederci più chiaro come ammette il dottor Andrea Maglioni della Farmacia Bombardi di Cusercoli. «Il cuore oltre l’ostacolo lo butterò e non è un problema di costi perché lo farei anche gratis, ma prima aspetto di capire se l’accordo verrà modificato. Al momento gli aspetti burocratici complicano qualcosa che dovrebbe essere molto snello, mentre le responsabilità, civili e penali, restano tutte a carico nostro. Servirebbe una liberatoria per i farmacisti, altrimenti può bastare un dolore al braccio per intentarci una causa ed è necessario chiarire l’aspetto della presenza di un medico».

Più possibilista Damiano Bartolini di Portico: «Inizierò a metà settembre, perché devo organizzarmi, ma non vedo problemi. Saremo all’altezza del compito e credo sia necessario contribuire: personalmente contatterò un medico di base del territorio come supporto, sperando però che l’Ausl ci venga incontro, altrimenti che senso ha dire che si punta sulle farmacie?».

Come si organizzeranno le farmacie del comprensorio per poter vaccinare gli abitanti e quanti, effettivamente, potranno essere attratti da questa opportunità? Se lo domandano anche i titolari delle attività di Cusercoli e Portico. «Potremmo fare due ore a settimana durante la chiusura dell’esercizio, siamo in due ad avere fatto il corso per vaccinare – spiega Andrea Maglioni – Sulla platea di soggetti cui possiamo arrivare sono fiducioso: potenzialmente saranno il 15-20% della popolazione, ma noi farmacisti conosciamo le persone e abbiamo il potere di convincerne tante. In questi ultimi giorni sono riuscito a dirigere decine di scettici all’hub della Fiera di Forlì, da noi sarebbe ancora più facile, ma servirebbe la collaborazione anche dei medici di medicina generale. Assieme si potrebbe fare un gran lavoro».

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