Uova di Pasqua, la fabbrica di cioccolato in cerca di normalità

La Rovelli, stabilimento industriale di prodotti dolciari con sede a Montefiore, famoso in Italia per il Boero e nel mondo per le praline, si prepara alla seconda Pasqua in epoca Covid. Roberta Leurini è la proprietaria dell’azienda di famiglia, nata negli anni ’60 quando Antonio Rovelli, pasticcere con una autentica passione per il cioccolato, nella sua cucina muove i primi passi verso la produzione delle prime praline, servendosi di una forchetta a cui manca il dente centrale… è così che il dado imprenditoriale viene per la prima volta tratto, realizzando l’ormai rinomatissimo Boero, il cioccolatino con un cuore di ciliegia al liquore.

Sarà una Pasqua più dolce rispetto a quella dello scorso anno quando si era in pieno lockdown?

«Più dolce sì ma non certo ancora ai livelli di “normalità”. Certo nessuno si aspettava che un anno dopo saremmo stati quasi nella stessa situazione e comunque quest’anno c’è ovviamente più movimento. Nel 2020 il nostro spaccio a Montefiore era aperto ma non poteva venire nessuno e le forniture per Pasqua erano già partite: abbiamo avuto tantissimo invenduto».

E per questa Pasqua come sta andando?

«Meglio, qui nel Riminese il nostro spaccio lavora, anche se abbiamo mantenuto le consegne a domicilio inaugurate durante il lockdown che i nostri clienti più affezionati hanno apprezzato. E il mercato estero, che aveva rallentato dopo rispetto a quello italiano, ha ripreso. Il 45% della nostra produzione va all’estero».

Quali sono i prodotti più apprezzati fuori dall’Italia?

«Le praline, sicuramente. Bisogna poi tenere presente che tra i nostri clienti esteri maggiori c’è il mercato arabo dove il Boero, che contiene liquore, non è venduto. Facciamo fatturati importanti anche in Slovenia e nei Paesi Bassi dove apprezzano molto la cioccolata».

Ma il lavoro è tornato al livello del 2019?

«No, siamo ancora lontani, abbiamo subito perdite importanti. Ma siamo riusciti a mantenere i livelli occupazionali, anche se per la prima volta nella storia aziendale abbiamo dovuto ricorrere alla cassa integrazione. E adesso speriamo nel Natale».

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