Un’onda sostenibile per liberare il Mediterraneo dalla plastica

Il paradosso è finito: raccogliere e portare a riva i rifiuti galleggianti nei mari, laghi, fiumi e lagune non sarà più reato. Sì, perché fino a meno di un mese fa chi portava a riva bottiglie di plastica o altro, il cosiddetto marine litter, rischiava di essere sanzionato o di pagare una tassa commisurata al quantitativo, come se avesse prodotto a bordo quanto raccolto. Più rifiuti raccoglievi, più potevi essere multato o addirittura incriminato per traffico illecito di rifiuti. I pescatori dunque finivano per gettare in acqua la plastica pescata in un trionfo di autolesionismo favorito dalle disposizioni di legge.

L’11 maggio scorso, invece, dopo un iter durato quattro anni, il Ddl Salvamare, presentato in parlamento nel 2018 dall’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa, è stato approvato in via definitiva in Senato. Un provvedimento per il quale le associazioni per la protezione dell’ambiente, ma anche quelle di categoria di navi e pesca, si erano mobilitate arrivando ad avere circa 100 mila firmatari per la petizione di Marevivo su Change.org. Ora i pescatori potranno fare una cosa logica e normale: trasportare i rifiuti in porto per farli smaltire e riciclare. Una operazione gratuita per il pescatore che la effettua. I costi di gestione saranno coperti con una specifica componente che si aggiunge alla tassa sui rifiuti. Con un apposito decreto verranno individuati i criteri per definire premi per i comandanti di pescherecci. Non si tratta affatto di una semplice goccia in un mare di plastica galleggiante. È stato calcolato da parte dell’Associazione Fedagripesca-Confcooperative che se la flotta da pesca in Italia portasse a terra tutti i rifiuti raccolti con le loro reti, in 10 anni il mare si libererebbe da almeno 30 mila tonnellate di rifiuti. La legge, inoltre, prevede l’installazione di sistemi di raccolta alla foce dei fiumi per intercettare la plastica prima che arrivi in mare e si occupa anche di dissalatori, educazione, campagne di pulizia.

Naturalmente il dettato legislativo dovrà essere accompagnato da una presa di consapevolezza generale. Il WWF in questo senso sottolinea il contributo determinante che la società civile fornisce da anni alla pulizia delle nostre spiagge e dei nostri fondali e la necessità di organizzare campagne di pulizia delle nostre acque, grazie a una più stretta ed efficace collaborazione tra i Comuni, i ministeri competenti, le associazioni ambientaliste, le organizzazioni dei pescatori, i diving club e i diportisti.

Al di là dei numeri della riduzione potenziale ci sono i dati di Plastic Free sulla situazione delle nostre acque. Secondo l’associazione ogni anno finiscono nel Mar Mediterraneo 570.000 milioni di tonnellate di plastica, l’equivalente di 33.800 bottiglie gettate in mare ogni minuto. Questo materiale è responsabile del 90% dei danni provocati alle specie marine. Seguendo questo trend nel 2050 il peso della plastica sarà superiore a quello delle creature marine: una situazione che rischia di provocare un danno irreversibile per l’intero ecosistema.

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