Uno Bianca: lunedì 29 la docufiction su Rai2

«Questa è forse la storia criminale più terrificante, più incredibile e assurda capitata in Italia dal dopoguerra a oggi» afferma uno dei testimoni. Nella prima puntata di “La vera storia della Uno Bianca” il racconto della vicenda della banda formata dai fratelli Fabio, Roberto e Alberto Savi, avanza tra testimonianze e immagini di repertorio. Una storia ancora viva, nella memoria di chi l’ha conosciuta. Una storia da raccontare alle generazioni venute dopo.

Tanto da dire

È con questo spirito che le autrici e gli autori della miniserie in onda domani su Rai 2 in prima serata hanno costruito il loro racconto. «Abbiamo cercato di ricomporre la cronaca di una vicenda sulla quale c’è talmente tanto da dire da farla assomigliare ad una tragica soap opera. Questo lavoro lo abbiamo voluto dedicare a tutte le vittime e alle loro famiglie. Il loro dolore ci ha accompagnato e ci accompagna» dicono le autrici Marina Loi e Flavia Triggiani, che firmano la regia insieme ad Alessandro Galluzzi.

Bologna, il Pilastro. Cesena, l’autostrada. Rimini, la Coop delle Celle. Ancora Bologna, l’armeria di via Volturno. Sono alcuni dei luoghi divenuti tragicamente simbolo della storia della banda composta in gran parte da poliziotti e che seminò il terrore tra Bologna, Romagna e Marche nel periodo tra il 1987 e il 1994. Tra le testimonianze anche quella dei poliziotti riminesi Baglioni e Costanza e del giudice Daniele Paci che costituì il ristretto pool investigativo interforze sul caso. Quella di Eva Mikula, compagna all’epoca di Fabio Savi.

Ada Di Campi

Si potrà ascoltare inoltre per la prima volta quella di Ada Di Campi, la giovane poliziotta che nel 1987 sull’autostrada A14 nei pressi del casello di Cesena fu vittima di un agguato di fuoco insieme ai colleghi, uno dei quali, Antonio Mosca, morì dopo atroci sofferenze. «Ada Di Campi si è convinta a parlare per la prima volta» raccontano le autrici. Una testimonianza che ha riportato a galla «un dolore immenso, che ci ha fatto piangere».

Solo nella seconda parte del docufilm iniziano a comparire anche le immagini degli assassini. Quella di Roberto Savi in primis. Quel volto indimenticabile. Che appare solo una volta nella prima parte del film ed è agghiacciante: la sua presenza, testimoniata da un filmato, nei pressi di quell’armeria dove poco prima aveva appena ucciso due persone. Di Fabio Savi, invece, arrivano a sorpresa le parole scritte dal carcere di Bollate in una lettera inedita. A leggerle è la sua avvocata: «Convivo quotidianamente con rimorsi per il passato – afferma – una famiglia distrutta e tanto dolore causato, al quale non vi è purtroppo rimedio, ma non cerco sconti e non ne ho mai cercati, così come mai farò qualcosa che possa essere interpretato come strumentale, sebbene consapevole di quale beneficio possa portare una lettera di scuse contenuta nel mio fascicolo, che questa sia accolta o pure no».

Il docuflm su Lady Gucci, la collaborazione con il programma Detective di Rai 2. Ora la storia della Uno Bianca. Loi e Triggiani formano una collaudata coppia di giornaliste, autrici e registe (oltre che amiche) alle prese con il filone crime. «Il nostro è un punto di vista femminile, stiamo lontano dalla morbosità» raccontano.

“La vera storia della Uno Bianca” è na coproduzione Rai Documentari e Verve Media Company tratta dal libro di Marco Melega “Baglioni e Costanza. Come due investigatori di provincia hanno risolto il caso della Uno Bianca”. Entrambe le puntante andranno in onda domani sera (lunedì) in prima serata su Rai Due.

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