Università, in Emilia-Romagna non decolla l’appello dei prof no green pass

BOLOGNA. Da alcuni giorni circola sul web un appello sottoscritto da molti docenti universitari (circa 300 ad oggi) contro l’obbligo del Green pass negli Atenei italiani. Un ‘manifesto’ sottoscritto, tra gli altri, anche dallo storico torinese Alessandro Barbero. Al momento, invece, nelle Università emiliano-romagnole l’appello non sembra aver ‘sfondato’. Sono ad oggi 24 i firmatari: 14 all’Alma Mater di Bologna, otto all’Università di Modena-Reggio Emilia e due all’Ateneo di Ferrara. Per lo più si tratta di professori associati, ricercatori, assegnisti e dottorandi. Pochi invece gli ordinari: sono due a Bologna e quattro all’Unimore. Nell’appello si sostiene che l’obbligo di green pass nelle aule universitarie abbia “natura discriminatoria”, ribadendo che “l’Università è un luogo di inclusione”. Per questo, i docenti no green pass chiedono di “avviare un serio e approfondito dibattito sui pericoli di una tale misura, evitando ogni forma di esclusione e di penalizzazione di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo”. L’obbligo di green pass, si legge nell’appello, “estende di fatto l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico. Molti tra noi hanno liberamente scelto di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid, convinti della sua sicurezza ed efficacia. Tutti noi però reputiamo ingiusta e illegittima la discriminazione introdotta ai danni di una minoranza, in quanto in contrasto con i dettami della Costituzione”.

Nella realtà universitaria, i docenti sottoscrittori dell’appello contro il green pass ritengono dunque che “si debba preservare la libertà di scelta di tutti e favorire l’inclusione paritaria, in ogni sua forma. Nella situazione attuale, o si subisce il green pass oppure si viene esclusi dalla possibilità di frequentare le aule universitarie e, nel caso dei docenti, si è sospesi dall’insegnamento”. Questo però “vìola quei diritti di studio e formazione che sono garantiti dalla Costituzione e rappresenta un pericoloso precedente”. In sostanza, insistono i docenti no green pass, il certificato verde “suddivide la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione: eguaglianza, libertà personale, lavoro, studio, libertà di associazione, libertà di circolazione, libertà di opinione”. Il green pass è una “misura straordinaria” che ad oggi ha ancora “contorni applicativi tutt’altro che chiari”. Per questo comporta “rischi evidenti, soprattutto se dovesse essere prorogata oltre il 31 dicembre, facendo affiorare alla mente altri precedenti storici che mai avremmo voluto ripercorrere”. Da qui nell’appello si chiede di “evitare ogni penalizzazione di specifiche categorie di persone in base alle loro scelte personali e ai loro convincimenti, per garantire il diritto allo studio e alla ricerca e l’accesso universale non discriminatorio e privo di oneri aggiuntivi a servizi universitari. Chiediamo pertanto che venga abolita e rifiutata ogni forma di discriminazione”.

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