Università, 202 dottorati dell’Alma Mater finanziati dal Pnrr

Algoritmi perfezionati; ottimizzazione dei processi industriali; sviluppo di nuovi prodotti, nuovi sensori o nuovi materiali; analisi dei dati. Sono solo alcuni esempi dell’apporto che possono portare i dottorandi di ricerca nelle imprese. Il loro numero però in Italia è decisamente basso, in particolare se confrontato con i competior europei Germania e Francia. Per questo arriva in soccorso il Pnrr che andrà a cofinanziarie 5.000 borse all’anno per tre anni, dal 2022 al 2024, con un investimento di 450 milioni. Per l’Università di Bologna, spiega in un webinar organizzato questo pomeriggio dalla Fondazione Flaminia di Ravenna il delegato ai Rapporti con le imprese dell’Alma Mater, Claudio Melchiorri, ne sono stati attivati 202 per l’anno in corso con sei milioni di euro e “siamo fiduciosi che il territorio emiliano-romagnolo, ricco di imprese innovative, risponderà alla sfida”. Permettendo così di incrementare il numero di dottorandi che possono scegliere tra una cnquantina di corsi: sono stati 619 nel 2019, 612 nel 2020 e 849 nel 2021, rispetto a una platea di 85.000 studenti Unibo. Il costo complessivo della borsa di studio, prosegue, è di 70.000 euro circa, di cui 30.000 dal ministero dell’Istruzione, 35.000 dall’impresa e 5.000 dall’Ateneo bolognese, per un suo investimento di circa un milione. Certo la retribuzione per il dottorando è minima, chiosa, circa 1.200 euro, per cui “si potrenne prevedere qualche forma integrativa”. 

Sono però ristretti, sottolinea Melchiorri, i tempi: entro il prossimo 15 giugno serve la lettera di intenti, non vincolante, dell’azienda; entro il 20 la conferma delle posizioni da bandire; entro il 30 luglio le convenzioni di finanziamento per versare i 35.000 euro entro i primi di agosto; a settembre la selezione e da novembre si parte. Il dottorato dura in genere tre anni e prevede dai sei ai 18 mesi in azienda e dai sei ai 12 mesi all’estero. “Viene agganciato a un tema di ricerca pluriennale e deve produrre qualcosa di innovativo”, conclude Melchiorri, dall’energia alla chimica, dalla meccanica ai software. Per le aziende, rimarca il direttore del Ciri Mam dell’Ateneo di Bologna Dario Croccolo, “il dottorando è un’opportunità anche quando non rimane, va visto in prospettiva come bagaglio di innovazione e conoscenza superiori”. Insomma, continua, “possono dare una grande svolta all’innovazione alle aziende”. Dello stesso avviso Davide Roncuzzi di Confindustria Romagna: si deve “cambiare mentalità”, dato che dai dottorandi “si possono ottenere benefici anche se rimangono per brevi periodi”. E non a caso si sono già interessate alla possibilità per i loro soci sia Legacoop Romagna che Cna Ravenna.

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