Un’alimentazione ricca di fibre per rafforzare i trattamenti anti-tumorali

Mangiare fibre fa bene per rafforzare la risposta dei trattamenti immunoterapici al tumore. Tutto ruota attorno agli effetti benefici sul microbiota intestinale, cioè sull’insieme dei batteri buoni dell’intestino. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science, a cui ha contribuito l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e che è stato guidato dal Md Anderson Cancer Center di Houston.

Nel lavoro sono stati esaminati i dati di un gruppo di 438 pazienti che hanno ricevuto immunoterapia per melanoma metastatico, studiando la composizione del loro microbiota e le caratteristiche clinico-patologiche. Nella ricerca è emerso che i 128 che assumevano una quantità maggiore di fibre con la dieta sono stati quelli che hanno risposto meglio alla cura.

«Sappiamo che il microbiota intestinale, vale a dire l’insieme dei microorganismi che popolano il tratto gastrointestinale, influisce sull’attività del sistema immunitario ed è in parte dimostrato che, proprio per questa sua funzione “immunomodulante”, gioca un ruolo nella risposta dell’organismo alle cure oncologiche, in particolare all’immunoterapia. Tuttavia, ancora non conosciamo tutti i dettagli di come questo avvenga – spiega Luigi Nezi, direttore dell’Unità di ‘Microbiome and antitumor immunity’ dell’Istituto europeo di oncologia, tra gli autori del lavoro – Il nostro studio ha offerto delle prime risposte. Sappiamo che la composizione del microbiota, oltre che a fattori genetici, è legata allo stile di vita dell’individuo ed è influenzata da molteplici fattori esterni come stress, attività fisica e dieta. Noi ci siamo concentrati su quest’ultima, focalizzandoci sull’assunzione di fibre, che sappiamo essere regolatori essenziali della flora intestinale».

Per Nezi, «dall’analisi dei dati clinici è emerso un forte legame tra risposta terapeutica e contenuto di fibre nella dieta, a suggerire che i pazienti che assumono un quantitativo più alto di fibre traggano maggiore beneficio dall’immunoterapia. Per stabilire se ci fosse una relazione di causa-effetto, è stata modulata l’assunzione di fibre in modelli preclinici e si è avuta conferma che il gruppo al quale veniva fornita una dieta ad alto contenuto di fibre rispondeva significativamente meglio all’immunoterapia rispetto al gruppo di controllo». Mangiare sano, dunque, è una delle chiavi per combattere meglio il cancro. Un altro tema affrontato nella ricerca è invece legato all’uso dei probiotici. Lo studio ha dimostrato come una buona risposta all’immunoterapia sia data da un microbiota particolarmente variegato in caratteristiche: ciò influenza sia la sua capacità di istruire il nostro sistema immunitario sia di complementare le attività metaboliche.

«Dobbiamo considerare il microbiota intestinale come un’estensione del nostro corredo genetico e del nostro stato metabolico – conclude Nezi – Così come abbiamo lavorato per anni per trovare gli agenti terapeutici più appropriati per specifiche mutazioni associate ai tumori, anche la modulazione del microbiota a scopo terapeutico deve essere preceduta da un’analisi molto accurata delle sue caratteristiche».

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