Una uscita con echi danteschi per scoprire la Romagna Toscana

Un viaggio con echi danteschi nel cuore della Romagna Toscana, fra rocche, eremi, e antichi borghi, lungo strade non troppo battute e immerse in una natura rigogliosa. Il percorso, di ben 134 km e quasi 2mila metri di dislivello, si snoda fra le valli del Montone, del Lamone e del Tramazzo, con due salite di media lunghezza e pedalabili e una breve ma tosta, a cavallo di quel versante dell’Appennino, romagnolo per lingua, cultura, e geografia ma storicamente governato da Firenze, che lo amministrò dalla fine del ‘400 sino al 1923, quando Benito Mussolini fece confluire gran parte di quei comuni nella provincia di Forlì (oggi Forlì-Cesena).

Il percorso

Forlì – San Benedetto in Alpe – Passo della Peschiera – Passo dell’Eremo – Marradi – Passo del Beccugiano – Modigliana – Monte Chioda o Forcella – Rocca San Casciano – Forlì

Distanza: 134 Km.

Principali salite

  • passo della Peschiera (925 m) – passo dell’Eremo (921 m): lunghezza 11,4 Km; pendenza media 4,6% (5,2% fino al passo della Peschiera), pendenza max: 10%; dislivello 521 m;
  • passo del Beccugiano (574 m): lunghezza 4,7 km; pendenza media 7%, max 12%; dislivello 313 m;
  • valico di monte Chioda o Forcella (658 m): lunghezza 10,8 km; pendenza media 4,5%, max 10%; dislivello 485 m.

Lungo la valle del Montone

Si parte, quindi, proprio da Forlì, imboccando via Firenze (Strada statale 67), che scorre parallela al fiume Montone in direzione Terra del Sole e Castrocaro-Terme. Dopo 8,2 km, tutti pianeggianti, si attraversa Terra del Sole, meraviglia rinascimentale concepita come città ideale fortificata da Cosimo I de Medici: la strada, che ricalca il vecchio decumano, la taglia a metà, e si possono così ammirare la vasta Piazza d’Armi e i monumentali edifici che vi si affacciano, fra cui la Chiesa di Santa Reparata, il Palazzo Pretorio, quello dei Provveditori e della Provincia. Subito dopo, si esce dalle mura medicee e si entra nel bel viale alberato di Castrocaro, costeggiando le Terme, lo storico Grand Hotel, gioiello del Decò italiano realizzato negli anni ’30 del ‘900, e il borgo medievale raccolto attorno all’imponente Fortezza (sec. XI-XIV) e alla Torre Campanaria o dell’Orologio. Superato Castrocaro, si prosegue in leggera salita, con qualche saliscendi, per 8 km e si arriva a Dovadola, passando sotto l’estradosso che collega il paese alla rocca dei conti Guidi (XIII-XV sec), costruita per formare uno sbarramento vallivo lungo l’arteria che congiungeva la Romagna alla Toscana. A questo punto, la strada prende a risalire la valle del Montone con un po’ più di decisione, ma presentando sempre diversi mangia e bevi. In 9 km si raggiunge Rocca San Casciano e di qui altri 7 km conducono a Portico, caratteristico borgo medioevale ricco di tesori da scoprire, dall’antico ponte di pietra della Maestà, rimasto intatto nei secoli con la sua caratteristica forma a schiena d’asino, al palazzo Portinari, casa residenziale di Folco Portinari, padre della Beatrice cantata da Dante, che, secondo una leggenda, proprio qui l’avrebbe incontrata, sino alle tante logge (del mercato, della fontana, della pace) che si affacciano sulle viuzze del paese. Dopo Portico, il paesaggio si fa più selvaggio, la valle si stringe e si procede per 12 km fra il verde della vegetazione interrotto dal bianco dei calanchi. In questo tratto, l’unica frazione che si attraversa è quella di Bocconi mentre la strada alterna una teoria infinita di curve e semicurve sempre con diversi saliscendi. L’ultimo centro abitato è San Benedetto in Alpe, posto alla confluenza dei torrenti Acquacheta, Troncalosso e Rio Destro che qui si uniscono dando origine al fiume Montone.

La Peschiera e l’Eremo

Dal centro di San Benedetto (495 m), si lascia la Strada statale 67 e si svolta a destra nella secondaria Strada provinciale 65, poco o niente trafficata, che collega la valle del Montone a quella del Lamone attraverso i valichi della Peschiera e dell’Eremo, per attaccare la prima salita del giro. Si tratta di una scalata lunga ma non troppo (11,4 km) e con una pendenza media contenuta, anche perché dopo il passo della Peschiera (925 m) si scende per 1,7 km prima di risalire ai 921 m del passo dell’Eremo. La pendenza media complessiva risulta così del 4,6%, che sale al 5,2% considerando solo gli 8,3 km al primo valico. Il tratto più duro è il primo, poco meno di un chilometro quasi tutto intorno al 10%: dopo aver costeggiato per qualche centinaio di metri il fosso dell’Acquacheta, celebrato anche da Dante, il nastro d’asfalto s’inerpica, con una serie di tornanti (4), lungo lo sperone roccioso del Poggio, la parte alta del paese, che sovrasta la località “Mulino” e ospita l’antica abbazia di San Benedetto, i cui resti medioevali sono inglobati nella chiesa settecentesca. Dal primo tornante, invece, parte il Sentiero Natura, sezione del lungo “Sentiero delle Foreste Sacre”, che conduce alla cascata dell’Acquacheta, una delle principali attrazioni del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Davanti, sorge il Centro di visita del Parco, realizzato all’interno di un antico mulino. Superato il bivio per l’antico borgo medioevale del Poggio, la strada spiana per 500 metri, incuneandosi a mezza costa lungo la valle laterale del torrente Acquacheta. Al km 1,5 si torna a salire per 2 km con pendenze fra il 6-6,5% intervallate da un paio di rasoiate in doppia cifra, una subito, proprio al km 1,5, l’altra al km 2, in corrispondenza del sentiero che, sulla sinistra, scende alla celebre cascata. La carreggiata procede, stretta e nervosa, prevalentemente allo scoperto, fra campi, pascoli, prati e macchie di ginestra; la vegetazione è per lo più bassa ma ogni tanto si attraversano boschetti di latifoglie. Al km 3,5, la pendenza si abbassa al 5% per 500 poi, dopo un chilometro e mezzo facile, in lieve discesa e falsopiano, si transita dalla fonte di Rio Secco, caratterizzata da un’area attrezzata con fontana e area pic-nic. Tranne uno strappetto prima del bivio per il passo del Tramazzo (a destra, da ignorare), la pendenza resta modesta fino al km 6,5, dove iniziano i 2 km scarsi (pendenza media 6,5%) che conducono al valico della Peschiera: si parte con un tratto al 7,2% poi, superata una serie di 4 tornanti con qualche punta in doppia cifra, si raggiunge il passo, preceduto, qualche metro prima, dal cartello che indica il confine fra Emilia-Romagna e Toscana. A questo punto si scende per 1,7 km in mezzo ad ampi pascoli con la carreggiata che di colpo si allarga notevolmente, quindi, si risale costeggiando il fianco della montagna per circa un km (pendenza 5,5-8,5%) e si guadagna una selletta da cui parte, sulla destra, il sentiero per l’Eremo di Gamogna, antico complesso monastico fondato da San Pier Damiani nel 1053 e dedicato a San Barnaba; recuperato di recente, è attualmente abitato dalle monache della Fraternità Monastica di Gerusalemme. Di qui, in un centinaio di metri, quasi pianeggianti, si raggiunge il passo dell’Eremo (dislivello complessivo da San Benedetto 521 m), da cui inizia la lunga discesa (11 km) verso Marradi. Dopo una serie di tornanti, fra boschetti ad abeti, pioppi e faggi, la strada si insinua nella stretta valle del torrente del Rio Salto, scendendo tortuosa fino al ponte sul rio.

Marradi e il passo Beccugiano

Si passa, quindi, dalla sponda sinistra a quella destra del torrente e si costeggia la Badia di Santa Reparata, detta anche del Borgo (428 m), documentata come monastero benedettino nel 1025 e passata poi alla congregazione vallombrosana nel 1090, fino alla soppressione ottocentesca. Di qui, in 2 km, si raggiunge Marradi (328 m): il contachilometri segna 66 km, mentre da San Benedetto i km sono 21,4, equamente ripartiti fa salita e discesa. La località dell’alta valle del Lamone è il giro di boa, perché a questo punto si gira la bici sulla strada del ritorno, anche se bisogna affrontare ancora due salite. Si imbocca, quindi, la strada regionale 302, svoltando a destra, e la si percorre per poco meno di 6 km, tutti ondulati. Poco dopo Sant’Adriano, si gira a destra e si imbocca la provinciale Modiglianese, altra arteria con traffico quasi inesistente, per affrontare la seconda ascesa di giornata, quella del passo Beccugiano (574 m, dislivello 313 m). Lo sviluppo chilometro è contenuto (4,7 km) ma la pendenza media, pari al 6,7%, è importante e si contano diversi strappi fra l’11-12%. La strada, che collega la valle del Lamone a quella secondaria del Torrente di Valle (diramazione della valle del Tramazzo), sale subito decisa, con una rampa all’11%, e, fino al km 3,2, non molla praticamente mai, eccetto due brevi tratti per rifiatare al km 0,9 e 2,7. Dopo un primo tratto ombreggiato, si procede allo scoperto, in mezzo a campi coltivati, col nastro d’asfalto che s’inerpica tortuoso ma con pochi veri tornanti. Prima del km 3 si deve superare un altro strappo all’11%, poi, dopo il km 3,2, inizia un tratto in falsopiano di 800 m interrotto da una coltellata all’11,5%. Si arriva così all’erta finale, con la carreggiata che piega a sinistra e presenta un lungo rettilineo al 12% prima degli ultimi 200 m al 6,5%. Dal passo, dominato a sinistra da una grande croce lignea, una ripida discesa di poco più di 3 km, con un tratto centrale in contropendenza, conduce ad Abeto (ignorare il bivio a destra per Lutirano) e di qui, in poco meno di 9 km (via Marradese), fra tratti di fondovalle e saliscendi, si raggiunge Modigliana, città natale di Don Giovanni Verità, carbonaro e garibaldino, e del pittore Silvestro Lega, maestro della pittura macchiaiola. Adagiata in una conca verdeggiante, la cittadina sorge alla confluenza di 3 torrenti che danno origine al fiume Marzeno, nella media valle del Tramazzo. In corrispondenza della svolta per il monte Casale (sulla sinistra, da ignorare), via Marradese diventa via A. Spazzoli e, al termine di una breve salita, si sbuca a un incrocio proprio davanti al Duomo; si svolta a sinistra in via Dante Alighieri, dalla quale si può ammirare, dall’alto, sulla sinistra, il Ponte di S. Donato, detto della Signoria, a schiena d’asino su 3 archi, quindi, alla rotonda, si prende a destra e si entra in paese. Al semaforo, si gira a sinistra in via S. Corbari e si continua su questa arteria seguendo le indicazioni per Rocca San Casciano. Dopo il ponte, sulla destra si intravede la Tribuna, baluardo a difesa della città di epoca cinquecentesca, consistente in un singolare edificio con torrione circolare, due campanili e un’edicola contenente la statua della Madonna, attraverso il quale si accede al nucleo antico, col caratteristico ruscello che si fa strada fra i caseggiati.

Il Monte Chioda

Si prosegue, quindi, costeggiando la parete sulla cui sommità sorge il rudere sventrato della Roccaccia, che dall’alto vigila sul paese. Si tratta dell’unica vestigia superstite della Rocca dei Conti Guidi, di cui Modigliana fu la principale residenza fino al 1337, quando passò sotto Firenze. Proprio qui, inizia l’ultima ascesa del giro, quella del Monte Chioda o Forcella, spesso percorsa come prima salita dalla gran fondo Cassani di Faenza. Si tratta di una scalata di media lunghezza (10,8 km) e con una pendenza media modesta (4,5%) a causa di diversi tratti in falsopiano e perfino in discesa, tuttavia, non manca qualche tratto impegnativo, in particolare tra il km 2,5 e il km 3, dove si registrano punte del 10%. La strada, di solito priva di traffico automobilistico, si incunea nella selvaggia valle del torrente Ibola, risalendo tortuosa, ma senza veri e propri tornanti, prima le pendici del monte Pratello, poi quelle del monte Chioda. I primi 500 m sono di riscaldamento mentre nei 500 successivi ci si attesta poco sotto il 6%, per poi calare nel corso del 2° chilometro al 4,4% e al 3,4%, in posizione rialzata rispetto a un’estesa piantagione di kiwi. Segue un tratto in discesa (500 m) che immette al segmento più duro della salita, 1,5 km all’8-10% con la carreggiata che taglia sinuosa il fianco della montagna, coperto da un lungo e alto muro a secco, senza dare respiro. Dopo una leggera svolta a sinistra, in corrispondenza di un ponte, la pendenza molla, e per un km si abbassa, portandosi intorno al 6%, quindi, torna a crescere, con 500 m al 7,6%. Siamo al km 5 e il più è fatto. Il 6° km, infatti, è praticamente pianeggiante, con qualche tratto in discesa, poi la salita torna a farsi sentire in corrispondenza del bivio per il Trebbio (via Morana), con un’altra punta al 6-7%, quindi, altri 500 facili (4%) fanno da preludio a 2,5 km più impegnativi (5,5-6,5%) anche perché l’asfalto è molto rovinato e in alcuni punti addirittura assente. Gli ultimi 2 km, invece, sono semplici, con un segmento vallonato che permette di guadagnare rapidamente il valico (658 m, dislivello 485 m), dal quale si domina l’alta valle del Montone e il crinale appenninico. Da qui, una scorrevole discesa di poco meno di 9 km conduce a Rocca San Casciano, dove si chiude l’anello. Per tornare a Forlì, distante 25 km, si percorre, infatti, a ritroso l’itinerario dell’andata, ridiscendendo la valle del Montone.

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