Nel 2012 furono 16, l’anno scorso ne sono stati documentati 181. Sono gli episodi di antisemitismo registrati in Italia. E l’aria che tira fa temere che possa essere solo l’inizio. Stiamo scherzando col fuoco. Gli insulti allo “sporco ebreo” Gad Lerner, gridati da alcuni militanti della Lega al raduno a Pontida, sono qualcosa di ripugnante e molto, molto, molto allarmante. Se a questo aggiungiamo l’aggressione fisica a un altro giornalista (e dico un altro perché anche Lerner era lì per fare il proprio lavoro da giornalista), sono sconcertato dal vedere tanta gente che in queste ore fa spallucce o minimizza.

Quello che è accaduto domenica è gravissimo. Vogliamo dire che non sono fascisti? Diciamolo pure, ma non venite a dirmi che quelli non sono atteggiamenti fascisti. Così come non venitemi a raccontare che sono da classificare solo come sgradevole folclore i saluti fascisti col braccio teso che si sono visti qualche giorno fa alla manifestazione contro il nuovo governo organizzata davanti al Parlamento dalla Lega e da Fratelli d’Italia.

Nelle stesse ore in cui venivano diffuse le luride immagini degli attacchi antisemiti e dell’allergia alla libertà d’informazione andati in scena a Pontida, i parenti dei Saralvo, una delle famiglie cesenati deportate nel campo di sterminio di Auschwitz, erano stati alla Biblioteca Malatestiana, a ricordare a tutti l’abisso dove il mondo precipitò con la Shoah. E pochi giorni prima una delle poche sopravvissute a quell’orrore, la senatrice Liliana Segre, ci aveva avvertito che sta vedendo e sentendo cose con agghiaccianti somiglianze con quello che lei e altri milioni di ebrei vissero ai tempi delle leggi razziali.

Nel periodo da settembre 1943 fino a due mesi prima della fine della guerra furono 6.806 gli ebrei italiani che furono caricati sui vagoni piombati dei treni e portati nei lager, spogliati di ogni umanità e trasformati in numeri e in carne di macello. Solo 837 fecero ritorno da quell’inferno.

Quella macchia che peserà per sempre su chi mise in piedi quella orrenda persecuzione ma anche su chi tacque non spuntò fuori all’improvviso. Fu preparata per anni con parole di disprezzo, con gesti di rifiuto, in un crescendo di piccoli episodi di violenza, prima verbale e poi fisica, che erano inaccettabili e invece furono tollerati.

Pensare che oggi siamo immuni da quel morbo, e non dobbiamo più preoccuparcene se non con qualche commemorazione nel Giorno della memoria, è il più grande errore che possiamo commettere. E restare ancora una volta in colpevole silenzio è il più grande colpo che possiamo infliggere a quei “milioni” in polvere qui nel vento” che Francesco Guccini ci ha ricordato in una sua meravigliosa canzone.

Per questo ai ragazzi e alle ragazze che sono appena tornate a scuola auguro di trovare insegnanti, anzi educatori, che vogliano e sappiano parlare di ció che accadde non secoli fa ma quando i loro nonni erano bambini. Le mostruosità dalle leggi razziali del fascismo fino al mattatoio delle camere a gas sono successe praticamente l’altro ieri. E ancora oggi vedo troppe persone che gettano a piene mani i quattro semi da cui nacque quella pianta velenosa: razzismo, odio, fastidio per la libertà ma anche indifferenza. Controllare che non rispunti ed estirparla immediatamente quando la si vede è un compito fondamentale della scuola.

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