Una “neonata” di 10mila anni studiata nei laboratori ravennati

La neonata più “vecchia” d’Europa è stata studiata a Ravenna. Quei poveri resti erano comparsi sotto gli occhi degli archeologi nell’ultimo giorno di missione e, quasi tre anni dopo, attraverso analisi multidisciplinari svoltesi in gran parte al Bones Lab di via degli Ariani, è giunta la conferma: si trattava della sepoltura più antica mai ritrovata nel Vecchio Continente. L’idea di avviare quella campagna di scavo nella grotta di Arma Veirana, nell’entroterra di Albenga, era nata attraverso l’incontro di pochi studiosi. Uno era colui che poi sarebbe divenuto il coordinatore del sito, Fabio Nigrino. L’altro è Stefano Benazzi, professore del dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna, sede di Ravenna.

Nella grotta su cui decidono di concentrare i propri sforzi nel 2015 erano stati compiuti solo sondaggi su alcuni sedimenti, che però avevano evidenziato potenzialità promettenti. Il sito pareva essere del periodo neanderthaliano, e Benazzi aveva già reso Ravenna un riferimento degli studi italiani su quella fase. In via Degli Ariani, infatti, all’interno di un progetto mirato allo studio sulla scomparsa del Neanderthal, era giunto col suo staff ad appurare che l’arco era in uso, in Europa, almeno 20mila anni prima di quanto non si pensasse. E stavolta, in uno scavo avviato nel 2015 e che portava evidenze di presenze antiche di più o meno 50mila anni fa, si è imbattuto in alcune ossa proprio mentre si doveva chiudere la campagna di scavo.

Dalle gemme dentali si è intesa l’età del corpicino, che ha vissuto tra i 40 e i 50 giorni. Le linee del tronco dentale, infatti, forniscono sostanzialmente le stesse informazioni che danno quelle del fusto di un albero sull’età di una pianta. L’analisi dello smalto dei denti ha poi consentito di appurare il genere: era una bambina. Un archetto vertebrale poi è stato sottoposto all’esame del carbonio 14, condotto da Sarha Talamo, anche lei ordinaria dell’Unibo, nel dipartimento di chimica. E questo ha portato al dettaglio più sensazionale: «La sepoltura è da datarsi tra i 9.200 e i 10.000 anni fa. Questa scoperta permette di indagare un eccezionale rito funerario della prima fase del Mesolitico, un’epoca di cui sono note poche sepolture –dice Benazzi–, e testimonia come tutti i membri della comunità, anche neonate, erano riconosciuti come persone a pieno titolo e godevano in apparenza di un trattamento egualitario».

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