Una croce al collo di Salvini

Per chi ha visto con i propri occhi il battesimo della Lega nord, il confronto tra il leader di ieri e quello di oggi è ardito. Sia nel look che nei gesti.
Siamo passati dalla canottiera e dall’ampolla con l’acqua del Po, alle felpe con i nomi delle città e alle immagini sacre ostentate a favore di telecamera. Matteo Salvini non si è smentito al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. L’unico tra i big senza giacca e cravatta, scarpe sportive e camicia bianca con le maniche arrotolate. Anche la forma è sostanza. Al collo in bella vista un tau, il crocefisso di legno caro ai francescani. Ultima lettera dell’alfabeto ebraico, è indicato nella Bibbia come simbolo di salvezza. Il leader della Lega, prima della tribuna politica, ha visitato lo stand di Radio Maria. Nulla è casuale.
Il nostro è una calamita di voti, sa in quali mari pescare e come conquistare gli elettori. Ieri ha toccato i tasti cari alla platea di Cl, a partire dalla scuola paritaria, guadagnandosi il podio nella gara degli applausi. Meglio di lui solo Giorgia Meloni, visibilmente emozionata, che ha scaldato i cuori del pubblico che già la vede alla guida del governo. Ma torniamo a Salvini, vero mattatore, che nei manifesti esibisce lo slogan “Credo”, fedele alla linea di comunicazione già sperimentata con successo in precedenti elezioni. In una delle prima uscite pubbliche del senatore Bossi, l’esercito leghista stipato in una discoteca della Pianura Padana agitava in aria le spade al grido “Roma ladrona, la Lega non perdona”.
Il suo successore oggi esibisce il rosario. Non c’è più religione.

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