Una cesenate racconta il Raffaello rubato dai nazisti

Sterminio e bellezza sono figli dell’Olocausto. Sembra impossibile che l’umanità sia compresa fra due estremi così lontani.

Ripercorrendo le vicende della Seconda guerra mondiale, si scopre che genocidio e opere d’arte viaggiano insieme, seppure su binari paralleli. A mettere in luce due facce della stessa “razza” umana, è una pubblicazione in uscita per il Giorno della memoria. Si intitola “Il dipinto del Reich” (Sea), lo ha scritto Caterina Boschetti, ed è un romanzo inchiesta sul clamoroso furto del “Ritratto di giovane uomo” dipinto da Raffaello nel 1513-14, rubato a Cracovia nel 1945 dal gerarca nazista Hans Frank, ad oggi non ancora ritrovato.

A partire dalla tela, il libro indaga fra Olocausto e opere d’arte, attraverso nazisti e sopravvissuti al genocidio. Caterina Boschetti (1977) è una giornalista e scrittrice cesenate oggi residente in Portogallo.

Qual è stato il pretesto che ha dato vita alle oltre 300 pagine del suo tomo?

«Nel 2007, dopo l’uscita del mio libro sulle sette (“Il libro nero delle sette in Italia”, Newton Compton), fui minacciata di morte e mi venne incendiata l’auto. Evidentemente quel libro non andava bene a una certa schiera di persone potenti se è vero che, a una settimana dalla già organizzata presentazione alla Camera dei deputati, mi chiamarono per dirmi che l’incontro era stata annullato. Precipitai in un profondo stato di malessere e paura, e decisi per una vacanza. Mi hanno sempre interessato le vicende legate alla Seconda guerra mondiale, così andai in Polonia».

Come è arrivata alla storia del quadro rubato?

«A Cracovia visitai il museo Czartoryski per ammirare “La dama con l’ermellino” di Leonardo. Nella stessa sala notai pure una cornice dorata gigantesca, ma senza quadro. Lessi che il dipinto era stato rubato durante la guerra e mai più ritrovato».

Come si sviluppa la vicenda?

«La giornalista protagonista, che sarei io, dato che scrivo in prima persona, intraprende un viaggio in Polonia che la porta a scoprire del quadro scomparso, e confronta le sue paure con quelle di un popolo sterminato. Con l’aiuto di una guida inizia a seguire le piste del Raffaello che si arricchiscono man mano di documenti, interviste, sopralluoghi. Traccia così un percorso storico e artistico dell’epoca, fino a comprendere ciò che è accaduto al Raffaello. In realtà sono stata tre volte a Cracovia, nel 2007, 2009 e 2012. Ho completato la ricerca recandomi nel 2013 a Milano, Bergamo, Firenze per altri incontri. Ma ho ricercato in testi fatti pervenire da Usa e Germania. L’indagine ha attraversato più di dieci anni della mia vita, e raccoglie interviste a personaggi unici».

Quali luoghi e persone le sono rimaste più impresse?

«A Cracovia ho visitato gli appartamenti del gerarca nazista Hans Frank. Un grande momento è stato il triplo incontro con Janusz Wajlek: scomparso nel 2018, era il direttore del Museo Czartoryski di Cracovia, massimo esperto del “Ritratto di giovane uomo” di Raffaello. Ogni volta che me ne parlava, sembrava raccontasse di un figlio scomparso che ha cercato per tutta una vita. Fu lui a dirmi che la copia più autorevole del dipinto era custodita all’Accademia Carrara di Bergamo. Il dipinto però era stato trasferito nel caveau di una banca, dove mi consentirono di entrare; un’esperienza incredibile, dove ho scoperto tantissimi altri quadri».

Altri personaggi con cui ha potuto parlare?

«Ho incontrato Robert Kudelski, storico polacco e famoso “cacciatore” di opere d’arte, e con Monika Bednarek, direttrice del museo della fabbrica del famoso Oskar Schindler».

Perché leggere il suo libro?

«Credo che il libro sia interessante perché racconta la guerra da vari punti di vista. Parla della reazione dei figli dei nazisti, racconta di aste in cui venivano svenduti dipinti che non piacevano a Hitler e opere di inestimabile valore fatte sparire per capriccio. Do anche voce a Raffaello Sanzio (1483-1520). Offro più supposizioni sul quadro rubato, perché tante persone l’hanno tenuto in mano».

Caterina Boschetti, “Il dipinto del Reich”, Sea, 2021, pp. 330, euro 16.90

«Eva Mozesquell’incontroincredibile»

«Incredibile – racconta Caterina – è stato l’incontro, anche se a distanza, con Eva Mozes, una delle poche gemelle sopravvissute agli esperimenti nazisti, morta nel 2019. Lei ha perdonato i suoi carnefici, ma ha preteso di incontrare ad Auschwitz uno dei nazisti ancora in vita facendogli firmare un documento dove era riportato il funzionamento delle camere a gas. Oggi vive negli Usa, in Indiana, dove ha aperto il Candles Holocaust Museum, museo speciale per i gemelli dell’Olocausto».

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