Palazzo Guiccioli di Ravenna, foto Fiorentini

RAVENNA. George Gordon Noel Byron, sesto barone di Byron, si stabilì a Ravenna sul finire del 1819, nella residenza di Alessandro e Teresa Guiccioli, in quella che oggi è via Cavour. Un lungo peregrinare per l’Europa lo aveva portato in Italia, prima, e in seguito a Ravenna, mosso da ragioni artistiche ma molto spesso sentimentali.
Byron era nato a Londra nel 1788 da una illustre famiglia di ascendenza normanna, da un padre capitano di marina e una madre lontanamente imparentata con Giacomo I di Scozia. Zoppo fin dalla nascita, trascorse l’infanzia con la madre in Scozia mentre il padre, sopraffatto dai debiti, morì in Francia probabilmente suicida. Ereditò il titolo nobiliare a dieci anni, alla morte del prozio, insieme a vaste tenute e molti debiti. Nel 1805 entrò al Trinity College di Cambridge e iniziò la sua attività letteraria con i primi tentativi in versi che non conobbero tuttavia alcuna fortuna.
Nel 1809, entrato alla Camera dei Lord, partì per il Grand Tour, abitudine irrinunciabile per qualsiasi giovane della buona società: il viaggio è narrato nel “Childe Harold’s Pilgrimage”, opera che valse a Byron successo e notorietà. Ma Byron divenne presto noto anche per la sua movimentata vita sentimentale: dalla relazione con l’eccentrica Caroline Lamb (1812) allo scandaloso rapporto con la sorellastra Augusta, dalla quale nel 1814 nascerà Medora Leigh. Probabilmente per sedare gli scandali, l’anno successivo sposa Anne Isabella Millbancke, che nello stesso anno diventerà madre della piccola Ada. Il matrimonio durerà appena un anno. Le insistenti maldicenze, gli scandali, le accuse di incesto, adulterio e sodomia portarono Byron a lasciare definitivamente l’Inghilterra nel 1816.

L’esilio
Inizia in questo anno una nuova fase della vita del poeta, in viaggio per l’Europa, che lo porterà anche in Italia, a Milano e a Venezia. È a Venezia, nell’aprile del 1819, che Byron conosce Teresa Guiccioli: la fascinazione è immediata e reciproca e già nel mese di giugno Byron è a Ravenna, ospite dei conti Guiccioli, dove rimarrà fino al 1821. Scrive Teresa, anni più tardi, in una lettera a Thomas Moore: «Nell’aprile del 1819, io feci la conoscenza di Lord Byron; e mi fu presentato a Venezia dalla contessa Benzoni nella di lei società. Questa presentazione che ebbe tante conseguenze per tutti e due, fu fatta contro la volontà di entrambi, e solo per condiscendenza l’abbiamo permessa. […] La nobile e bellissima sua fisionomia, il suono della voce, le sue maniere, i mille incanti che lo circondavano lo rendevano un essere così differente, così superiore a tutti quelli che io avevo sino allora veduti, che non potei fare a meno di non provarne la più profonda impressione. Da quella sera in poi, in tutti i giorni che mi fermai a Venezia, ci siamo sempre veduti».
Da parte sua, Byron, appena tre giorni dopo avere incontrato Teresa, scrive al suo più caro amico John Cam Hobhouse: «Mi sono innamorato di una contessa romagnola di Ravenna – la quale ha diciannove anni e un conte di cinquanta – che sembra disposta a sistemare essendo appena terminato il primo anno di matrimonio». La descrive come «una graziosa fanciulla dai capelli biondi uscita l’altr’anno da un convento». «Lei è carina – continua Byron – ma non ha tatto – risponde a voce alta quando dovrebbe sussurrare».
Infine «una delle sue condizioni preliminari è che non debbo mai lasciare l’Italia; io non ho desiderio di lasciarla – ma non mi piacerebbe finire per diventare un cicisbeo regolare. Che devo fare? Sono innamorato e stufo dei concubinaggi promiscui e adesso ho un’occasione di sistemarmi per la vita».

La relazione con Teresa Guiccioli
La vita dei due amanti a Ravenna viene definita come un «paradiso terrestre»: visitano i monumenti della città, le pinete, scoprono le presenze letterarie provenienti dai secoli passati. Le emozioni e le suggestioni di questi giorni si ritrovano nel “Don Juan”, opera incompleta del poeta inglese: «Dolce ora del crepuscolo! Quando erravo nella solitaria pineta e sulla spiaggia silente che delimita l’antichissima selva di Ravenna, sorta con le sue fronde là dove un tempo fluiva l’adriatica onda e l’ultimo dei Cesari innalzò la sua fortezza!».
Il legame fra i due si fa sempre più stretto: sono a Bologna, insieme al marito di lei, poi a Venezia, soli. Il conte Guiccioli alterna condiscendenza e fastidio nei confronti della situazione venutasi a creare: chiede alla moglie di interrompere la relazione, per poi concedere in affitto a Byron parte del proprio palazzo. Sarà il padre di Teresa, Ruggero Gamba, a richiedere un decreto papale che autorizzi il ritorno della figlia nella casa paterna, sancendo di fatto la separazione da Alessandro Guiccioli.
«Questa liaison – scrive Byron a Thomas Moore nell’ottobre del 1821 – dura da quasi tre anni. Ero tremendamente innamorato, e lei ciecamente, poiché ha sacrificato ogni cosa a questa passione travolgente. Ecco la conseguenza dell’essere romantici. Io posso dire che senza essere così furiosamente innamorato sulle prime le sono più attaccato di quanto credessi possibile esserlo ad alcuna donna dopo tre anni e non ho il minimo desiderio né prospettiva di separarmi da lei».

Byron patriota e rivoluzionario
Alla vicenda sentimentale di Byron e Teresa si lega strettamente il coinvolgimento politico del poeta nei moti risorgimentali di quegli anni. «In un modo o in un altro – scrive Donatino Domini nel saggio “Byron e Ravenna” contenuto nel volume “Il fatal dono della bellezza. L’Italia di Byron” – in quell’inverno del 1821, Byron si era sempre più identificato con la rivoluzione, consapevole che essa, pur con i suoi limiti, potesse essere portatrice di valori di libertà, di nazionalità e di identità patriottica».
Il fallimento dei moti di Napoli fu di grande delusione per il poeta, che con sarcasmo «si congedava – continua Domini – dalla stagione rivoluzionaria. Da poeta “militante” ne aveva espresso e interpretato personalmente contraddizioni e ideali. E questo dava nobiltà anche al fallimento». Nel suo impegno a favore della rivoluzione, Byron aveva affiancato Ruggero e Pietro Gamba, padre e fratello di Teresa, ora costretti all’esilio dallo Stato Pontificio. Fuggono a Pisa, poi a Genova. La vita di Byron viene sconvolta, in questo periodo, da due lutti importanti: la figlia Allegra e il fraterno amico Shelley, vittima di un naufragio.
Nel 1823, convinta Teresa a rientrare a Ravenna, Byron si imbarca per la Grecia insieme a Pietro Gamba per unirsi ai combattenti nella guerra di indipendenza greca contro l’Impero Ottomano. Morirà a Missolungi l’anno successivo, per una febbre reumatica.

Il mito di Byron
e l’eroe byroniano
La figura di Byron diede vita a un vero e proprio mito: l’eroe romantico, libero e appassionato, tanto dedito all’amore quanto alla ricerca della libertà. Anche Teresa Guiccioli contribuì alla creazione di questo mito, curando la conservazione e la pubblicazione delle opere del poeta, tanto da scrivere all’editore Murray: «…qualunque possa essere la conseguenza per la mia memoria poco importa – perché tutti i documenti e le lettere che possano mettere nella loro vera luce il cuore così grande e così buono di Lord Byron non vadano perduti».

Ravenna e il Museo Byron
Ravenna porta il ricordo di Lord Byron e conserva le memorie degli ultimi anni della sua vita e della relazione con Teresa Guiccioli. Questo patrimonio sta per dare vita a un nuovo museo, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, in quel Palazzo Guiccioli dove storicamente le vite di Byron e Teresa si sono incrociate.
«All’interno del nostro territorio – spiega Giuseppe Alfieri, presidente della Fondazione – siamo molto attenti a quello che è lo sviluppo della cultura, che è anche crescita sociale. L’opportunità di avere il palazzo ravennate nel quale ha vissuto Byron era una cosa molto stimolante, molto eccitante, e quindi abbiamo acquisito l’immobile, lo stiamo ristrutturando e abbiamo trovato dei tesori artistici che nessuno si aspettava. Nel momento in cui apriremo questo museo restituiremo alla città un palazzo seicentesco di grandissimo livello, ma non solo: questo ci dà l’opportunità di raccontare la storia della famiglia, e di esporre una collezione di cimeli byroniani. Nel 2019, durante l’assemblea di tutte le Byron Society del mondo, alla presenza dell’ambasciatore inglese in Italia e dell’ultimo discendente di Lord Byron, è stata costituita la Byron Society italiana, con sede a Palazzo Guiccioli. Credo che questa sia una cosa molto importante, che ci lega non solo ad altri musei, come il Museo Shelley di Roma, ma a tutto il mondo museale anglosassone».
Come sarà questo museo? Lo spiega Donatino Domini, coordinatore del comitato scientifico che sta lavorando in parallelo alle opere di restauro: «Il Museo Byron è la prima parte del palazzo-museo realizzato in Palazzo Guiccioli che è un po’ la storia ottocentesca di Ravenna. La permanenza di Byron a Ravenna coincide anche cronologicamente con uno dei momenti principali del risorgimento italiano, i moti del ’21: attraverso uno dei più influenti e celebri poeti dell’Ottocento che inizia in questa città quello che può essere il cammino verso il Risorgimento italiano. Ma l’ambizione del museo è quella di aprire al Risorgimento europeo. Il museo Byron è un museo che si avvale anche di tecnologia, di interattività in modo particolare, in cui il visitatore quasi colloquia con l’opera byroniana. Sarà un museo molto innovativo, in cui in ogni stanza il visitatore avrà l’allestimento tradizionale, l’allestimento multimediale e l’immersione nella storia del palazzo e della storia della società ravennate di quel periodo. Ci saranno poi sezioni dedicate al richiamo a Shelley, alla fortuna di Byron in Italia, alla cosiddetta “byronmania”, l’esplosione della fortuna di Byron nell’Ottocento europeo. Il percorso di visita arriverà poi agli appartamenti nobili dove sarà allestito il Museo del Risorgimento, con l’ambizione di calare Ravenna in una realtà nazionale».
Claudia Giuliani, del comitato scientifico, racconta quali saranno i materiali con il cui il museo sarà allestito: «Il nucleo della collezione esposta è quella oggi conservata nella Biblioteca Classense, arricchita da alcune acquisizioni. La collezione Classense fu donata dall’erede di Teresa, Carlo Gamba, storico dell’arte, a metà del secolo scorso. Ci sono tutti i carteggi, che rimangono in Classense ma che verranno esposti in via temporanea. Poi ci sono i memorabilia, i ricordi, importanti perché documentano una tipologia, il ricordo amoroso ottocentesco: molti gioielli sentimentali, cioè i medaglioni con il riccio di capelli o con la miniatura, oggetti che vengono indossati sul proprio corpo e portano una memoria del corpo della persona perduta o lontana. Poi ci sono i gioielli di capelli: abbiamo un cordone di Teresa, di capelli intrecciati, che fu trovato al collo di Byron quando morì, insieme a un medaglione con il monogramma T.G.G. Il museo sarà organizzato in modo da ripercorrere la storia di Byron a partire dal suo esilio dall’Inghilterra: saranno esposte molte prime edizioni di opere di Byron e l’interesse è anche quello di vedere come l’uomo diventa, da poeta, patriota; come a Ravenna incontri la politica e questo lo segni talmente tanto da spingerlo ad andare in Grecia. Il tema centrale è quello della libertà, che attraversa il pensiero di tutti gli intellettuali che percorrono l’Europa in quegli anni e che li affascina nel momento in cui vengono a contatto con il Risorgimento. Il tema del poeta-patriota è il legame con il museo del Risorgimento che verrà ospitato in questo stesso palazzo. Vuole insomma essere un museo dell’Ottocento e, col tempo, un museo mutevole».

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