Un minuto può salvare la vita, l’ictus colpisce 1 persona su 4

Ogni minuto può essere prezioso per salvare chi è stato colpito da un ictus, una malattia che in Italia ogni anno colpisce circa 150.000 persone. In questo momento sono poco meno di un milione, invece, le persone che possono dire di esserne sopravvissute. Questa fotografia, data in occasione della Giornata mondiale dell’ictus del 29 ottobre, fa capire bene quale sia la situazione e quanto sia importante puntare sulla riabilitazione. Oggi la malattia è la terza causa di morte dopo le patologie cardiovascolari e il cancro, ma è la prima causa di disabilità. Per molti pazienti il vero percorso a ostacoli diventa la riabilitazione. «Quello del post ictus è un tema trascurato, tanto nella pratica clinica che nella comunicazione – spiega Mauro Silvestrini, presidente di Isa-Aii (Italian Stroke Association-Associazione Italiana Ictus) –, entrambe centrate sui trattamenti fisioterapici e del dolore. Tuttavia, la spasticità è presente in circa il 19% dei casi 3 mesi dopo l’attacco e dal 17% al 38% ad un anno dall’evento acuto, ma solo pochi pazienti hanno accesso a trattamenti specifici». Tra le persone che sono riuscite a combattere l’Ictus e, dopo una riabilitazione, a dimostrare che ce la si può fare, c’è Andrea Vianello, attuale direttore di Rai News 24 e ora presidente di Alice Italia, l’associazione per la lotta all’icts cerebrale. «La World Stroke Organization ha voluto lanciare il tema ‘Minutes can save lives’ – spiega Vianello – perché quando si tratta di ictus ogni perdita di tempo può causare problemi. A livello globale 1 persona su 4 verrà colpita da ictus nel corso della vita, e ogni minuto è prezioso: per ogni secondo che si ritarda vengono bruciati 32mila neuroni e per ogni minuto ben 1,9 milioni». Ma quali sono i fattori di rischio modificabili? Fibrillazione atriale, diabete, fumo, obesità, poca attività fisica. Diversi sono i campanelli di allarme: debolezza o insensibilità di una metà del volto o di uno degli arti, incapacità di esprimersi, oscuramento o perdita di visione da un occhio, vertigini, sbandamento o cadute. In questi casi, meglio rivolgersi a strutture con Centri Ictus – Stroke Uni (uno degli hub romagnoli è al Bufalini di Cesena). Alice Italia sottolinea che ben l’80% degli episodi potrebbe essere evitato, anche tenendo sotto controllo patologie che ne possono essere causa. Come proprio la fibrillazione atriale, causa di circa il 20% degli ictus ischemici. «Chi ne è affetto – dice Ciro Indolfi, presidente della Società italiana di Cardiologia – vede aumentare di 4 volte il rischio di ictus tromboembolico, che determina una mortalità del 30% entro i primi 3 mesi e lascia esiti invalidanti in almeno il 50% dei pazienti».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui