Un inverno da incubo e al freddo

Ho fatto un sogno. L’inverno è arrivato con il suo carico di gelo. Di sera in città i lampioni sono spenti perché il Comune ha dovuto fare i conti con il caro bollette. In giro poca gente, i bar hanno anticipato la chiusura per risparmiare sulla corrente elettrica. I ristoranti aprono solo se le prenotazioni sono oltre una certa soglia. «Buongiorno, c’è un tavolo per l’ora di cena?»
«Dipende da quanti siete, solo dai quattro in su».
C’è una corsa a portare tutta la famiglia pur di mangiar fuori, ma solo una volta al mese.
Il supermercato di fiducia ha tagliato il banco surgelati.
Addio bastoncini Findus e gelati Motta. Solo pane, salame e prodotti in scatola.
Usi e consumi sono cambiati.
La fabbrica storica che dà lavoro a mezza città ha abolito il turno di notte e ricorre alla cassa integrazione in modo massiccio. Nel parco pubblico due fidanzati sfidano il freddo e ascoltano una canzone dal cellulare, “In a lifetime”, dei Clannad.
«Il pub irlandese ha abbassato la saracinesca per sempre, la discoteca ha raddoppiato i prezzi: apre solo venerdì e sabato. Troppo cara per due studenti universitari come noi».
In lontananza vedo il barlume delle candele dalle finestre di un palazzo anonimo.
Nuovi romantici? No, nuovi poveri senza lampadine.
«Buonasera, documenti prego» chiede il vigile urbano in bicicletta. Mi guarda con sospetto, essendo uno dei pochi esseri viventi in giro nel quartiere.

«Stia attento», raccomanda, «i malintenzionati approfittano dell’oscurità per mettere a segno furti e rapine».
Un avvertimento che mi turba. Mi sveglio di soprassalto mentre Bono Vox canta l’ultima strofa della canzone e guardo la sveglia. Anche il nuovo governo avrà gli incubi.

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