Un fisioterapista di Cesena alle Olimpiadi di Tokyo

Terminata l’avventura alle Olimpiadi in Giappone per il fisioterapista cesenate Francesco D’Altri che lavorava al seguito della nazionale di volley femminile. È tornato a casa, dispiaciuto solo per l’uscita ai quarti della squadra, ma molto soddisfatto per un’«esperienza unica e indimenticabile».

Il sogno realizzato

«Anni fa a un corso di crescita personale – sorride il cesenate – trovai la domanda “che sogno vorresti realizzare per il tuo futuro” e io come risposta scrissi “fare le Olimpiadi”. Oggi penso di essere stato molto fortunato: ho realizzato quel sogno. Ma nulla è venuto per caso. Dietro alla mia convocazione nello staff medico ci sono tanti sacrifici e notti passate a studiare. Ma ora anche tanta esperienza. E sento ancora il fuoco dell’entusiasmo e dell’energia nel mio lavoro, che vuol dire passione per il sostegno della salute e per la ricerca continua di soluzioni ai problemi del quotidiano».

Il percorso

Il percorso di D’Altri iniziò con la frequentazione alla scuola dello sport con laurea specialistica di 5 anni in scienze motorie, oltre a massofisioterapia per tre anni e sei anni di osteopatia diventata materia sanitaria, più due master universitari. «La mia storia nello sport nasce col calcio tanti anni fa con la primavera del Cesena, poi varie esperienze e ho proseguito poi con la pallavolo femminile quasi per caso, sono stato due anni alla “Liu Jo Modena” per poi proseguire per altri tre anni con la nazionale della Croazia. Negli anni ho avuto la fortuna di lavorare con forti giocatrici quali Aguero, Lo Bianco, Polyak, Paggi, Cardullo. Poi mi ha chiamato l’Italia del volley e le Olimpiadi sono diventate realtà, con una preparazione di tre mesi tra Cavalese e Caorle»

Alla scoperta di Tokio

L’incarico come massaggiatore delle atlete gli ha permesso di conoscere Tokio. «Le limitazioni riscontrate sono state molte per l’emergenza Covid. Ma l’organizzazione giapponese è stata impeccabile e ha superato anche i più ostici rischi del virus. Peccato solo per il pubblico che non ha potuto assistere alle gare. Tanto lavoro, ma i colori delle bandiere e i suoni del villaggio olimpico risuonano ancora nella mia mente». Poi una considerazione: «Lo sport unisce e uniforma, fa confrontare, chiacchierare. Nelle vie del villaggio ogni giorno c’era vita e adrenalina nelle competizioni. Ci si sedeva in ogni dove a fare chiamate e videochiamate a casa, con 7 ore di fuso orario dall’Italia. Chiamavo Paola la mattina presto e poi lei andava a letto perché in Italia era sera. Dico grazie al mio amico Danilo che non so come ma mi rispondeva a tutte le ore del giorno e della notte. Ma un grazie speciale lo devo al popolo giapponese legato alle regole e al buonumore, dove tutti salutano tutti. Nel cuore porterò sempre tutto questo e solo gli occhi di chi guarda stupito come un bambino potrà sorridere a ogni ricordo che rimarrà indelebile nella mente e nel cuore a prescindere dal risultato sportivo».

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