Un fiore dorato per i nostri morti

Il crisantemo ha un significato molto diverso alle varie latitudini. In Oriente è generalmente associato alle feste e alla gioia tanto da venir regalato in occasione di matrimoni e compleanni. Anche nei paesi anglosassoni è un presente per gli eventi felici come negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, dove è il pensiero per congratularsi di una nascita, mentre in Australia è il fiore che si dona alle mamme in occasione della loro festa. Diversamente, in Italia il crisantemo è il fiore dei morti che tradizionalmente si porta sulla loro tomba all’inizio di novembre. Forse una consuetudine da collegare alla loro fioritura autunnale. Il “fiore dorato”, secondo l’etimologia del suo nome, grazie agli infiniti ibridi prodotti si presenta brillantemente colorato in forme molto diverse fra loro. Così lo si ritrova nelle vivaci nature morte floreali dei più importanti pittori francesi di fine Ottocento, da Pissarro a Degas, Cézanne e Renoir.

In Italia, fra i tanti, Giorgio Morandi (Bologna 1890-1964), il quale dipinge nel 1960 “Crisantemi”, un piccolo capolavoro della pittura essenziale dell’artista nelle Collezioni del Novecento di Palazzo Romagnoli a Forlì.

Anche in Romagna i crisantemi hanno successo sulle tele in gioiose composizioni fuori dai cimiteri. Primo fra tutti Cesare Camporesi (Meldola 1869 – Forlì 1944), artista molto legato all’Ottocento, raffinato e perfezionista, che si distingue per il nitore e le tonalità ricercate del colore che ne rivelano il talento pittorico. Ricercato decoratore di interni dove predilige inserire motivi floreali, principalmente rose, mantiene questo interesse nei suoi quadri arricchendoli con una vasta gamma di altri fiori, tra i quali degli splendidi crisantemi. Molta della sua produzione è visibile sul sito www.cesarecamporesi.it.

Licinio Barzanti (Forlì 1857 – Como 1944) si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze negli anni dei primi fermenti di rinnovamento dei post macchiaioli e dei naturalisti, gli studiosi della luce sulla scia dei pittori francesi. La luminosità del colore dei suoi paesaggi e delle sue composizioni floreali è ben documentata nel 2014 nel Palazzo del Monte di Pietà di Forlì nell’unica retrospettiva dell’artista curata da Consuelo Marescalchi, Cristina Ambrosini e Pier Lorenzo Costa.

È sempre la qualità della luce che caratterizza anche i fiori di Carlo Corrà (Rimini 1938- 1978). Pittore precoce, figurativo, marginalmente attratto dal neorealismo che interpreta con poco disegno e molto colore opaco: pastello, grigio e diverse tonalità dell’ocra e delle terre brune. Dalla metà degli anni Sessanta il disegno recupera valore, emerge la geometria dei volumi e dei piani spesso in sovrapposizione caleidoscopica. Le immagini si sfaldano in un’atmosfera rarefatta dove i colori perdono di vivacità e attrattiva acquisendo tonalità acide. Non è da escludere che quest’ultimo aspetto potrebbe essere dipeso dall’impiego della luce artificiaIe nell’elaborazione notturna degli appunti.

Infine, seguendo la cronologia delle opere, Cesare Filippi (Forlimpopoli 1924 – Vecciano di Coriano 2010), partigiano della Brigata Garibaldi romagnola, diplomato nel 1947 al Liceo Artistico di Bologna poi insegnante di disegno a Rimini, dal 1951 dipinge quadri di solida matrice neorealista sulla scia di Renato Guttuso, che progressivamente modifica arricchendola di caratteristiche personali. Tra queste la luce ambrata che illumina i suoi quadri dell’età matura, ottenuta con abili velature trasparenti che rendono brillanti le tonalità e la morbidezza del segno.

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