Un Ferragosto con il “Mostro”: il valico della Faggia è lo Zoncolan della Romagna

Dal facile all’impossibile. L’itinerario proposto mette insieme gli estremi: prima si affronta la lunga ma agevole ascesa al passo del Carnaio da Civorio poi, nel ritorno, si scala il terribile valico della Faggia, o Trebbioli, dal versante di Civitella, cimentandosi in quella che, per pendenza, può considerarsi lo Zoncolan della Romagna, con punte del 20% e rampe spacca gambe che non concedono un attimo di respiro. Solo due salite, dunque, ma visto il dislivello e il coefficiente di difficoltà dei Trebbioli possono risultare più che sufficienti, anche perché i km totali da percorrere sono 119.

Itinerario

Cesena – Borello – Civorio – passo del Caranaio – Santa Sofia – Civitella di Romagna – Trebbioli – Civorio – Borello – Cesena. Distanza: 119 km.

Salite

Passo del Carnaio (760 m): lunghezza 14,7 km; pendenza media 3,6% (4,7% fino al Valico di Spinello), pendenza massima 8%; dislivello 527 metri.

Valico della Faggia (771 m): lunghezza 7,2 km; pendenza media 7,8% (11,8% nei primi 3 km), pendenza massima 18%; dislivello 564 metri.

Si parte da Cesena

Punto di partenza ideale è Cesena, dove si prende la Strada regionale 71 fino a Borello; una volta attraversato il paese, si giunge a una rotonda, si piega leggermente a destra e si imbocca la Strada provinciale 29. Di qui si inizia a risalire tutta la valle del Borello, sino a Civorio. Il primo tratto, fino a Linaro, è in falsopiano, con appena un dentino prima di Piavola. Poi, la strada diventa più movimentata, specie dopo Ranchio, con 6 km caratterizzati da strappi e tratti in contropendenza. Si arriva così al piccolo centro abitato di Civorio (411 m), l’ultimo della valle, col contachilometri che segna 34 km dallo start. La strada provinciale 29, divenuta a Ranchio provinciale 95, prosegue ora come provinciale 127 e comincia a salire dolcemente lungo il fianco della montagna, addentrandosi in ambiente disabitato e selvaggio. Per conquistare il passo del Carnaio occorre percorrere quasi 15 km ma l’ultimo è in discesa e gli altri sono più che pedalabili, anche se l’asfalto è piuttosto rovinato. La pendenza media, infatti, è costante e oscilla fra il 3% e il 6,5%, senza impennate, anzi, intorno al 3° km si affronta un segmento in contropendenza. Non ci sono tornanti, ma una serie infinita di curve e controcurve, col panorama che resta chiuso per gran parte dell’ascesa, solcando pascoli, prati e terreni coltivati, intervallati da boschetti, abetaie e castagneti. Solo nella parte finale lo scenario cambia un po’, quando il nastro d’asfalto piega con decisione a destra e la vista si apre su Spinello e, più in là, sul crinale appenninico. Dopo 8,6 km, si raggiunge proprio Spinello (819 m), nel Comune di Santa Sofia.

Verso il Passo del Carnaio

A questo punto, la scalata può dirsi conclusa, visto che nei restanti 6 km abbondano i tratti all’ingiù. Dopo il borgo, infatti, la strada, che diventa provinciale 96, scende per 2 km, costeggiando i campi sportivi di Sportilia, la città dello sport costruita in occasione dei Mondiali di calcio del 1990, in Italia. Da diversi anni sede ufficiale dei raduni nazionali dell’Aia, l’Associazione italiana arbitri, Sportilia ha ospitato in qualche occasione anche la Nazionale italiana di calcio, ad esempio nel 1994 prima dei Mondiali di calcio negli Stati Uniti. In corrispondenza del bivio per Montriolo, si riprende a salire, con uno strappetto all’8,3%, ma solo per qualche centinaio di metri perché poi inizia una serie di mangia e bevi, gli stessi affrontati quest’anno dal Giro d’Italia nel finale della 12° tappa con arrivo a Bagno di Romagna. Anche in questo tratto, il traffico veicolare è praticamente assente, una manna per il ciclista.

Nell’antichità, invece, l’itinerario faceva parte della Via Romea Germanica, percorsa dai pellegrini, detti Romei, che a piedi si recavano a Roma per ottenere la benedizione papale. Testimonianza ne è l’agriturismo “Sant’Uberto”, sorto sui resti di un antico convento/riparo dove venivano ospitati coloro che si dirigevano a San Pietro in viaggio purificatore. Quando si incrocia l’agriturismo, ormai è fatta. Poco dopo, infatti, si raggiunge il culmine della salita (km 13,8), a quota 815 metri, dov’era posto lo striscione dell’ultimo Gpm della frazione rosa. Di qui, si scende per poco meno di un chilometro, all’interno di un boschetto, e si sbuca sul passo del Carnaio (760 m) davanti al ristorante Gamberini. Prima di svoltare a destra e tuffarsi verso Santa Sofia, si può fare acqua nella fontana sulla sinistra, all’intersezione fra la strada provinciale 96 e la provinciale 26.

Verso Santa Sofia

La lunga planata verso Santa Sofia (11 km) può dividersi in tre tronconi: il primo subito ripido poi caratterizzato da alcuni segmenti in contropendenza, il secondo in falsopiano, e l’ultimo, molto tecnico con una serie ravvicinata di tornanti, ben nove. Una volta entrati nel centro bidentino, ci si immette sulla Bidentina, seguendo le indicazioni per Forlì e in 9 chilometri, piuttosto movimentati, si raggiunge Civitella. All’ingresso del paese spicca il maestoso profilo del Santuario della Beata Vergine della Suasia, significativa creazione di architettura rinascimentale toscana costruita nella seconda metà del 1500 dai civitellesi a ricordo della miracolosa apparizione della Beata Vergine a un povero orfanello nel 1556, nei pressi di una celletta vicino al torrente Suasia. L’edificio, a croce greca, è sormontato da un’imponente cupola, che sovrasta il borgo. Rimangono, invece, pochi resti dell’antico castello, di cui sopravvive la torre, ricostruita in stile gotico. Alle porte del paese, si gira a destra in viale Martiri Partigiani, si costeggia il Santuario, e si prosegue sino al piccolo centro storico, dove occorre svoltare a destra, imboccando la Strada provinciale 76 (indicazioni Cigno, Seguno).

Si sale verso il “Mostro”

Inizia qui l’arrampicata al Mostro. Quella dei Trebbioli (conosciuti anche come valico della Faggia o passo delle Erbe), infatti, è probabilmente la salita più dura di tutto l’Appennino romagnolo, specie nei primi 3 km, dove la pendenza media sfiora il 12%, con strappi al 20%. Pronti via, il nastro d’asfalto punta subito all’insù, inerpicandosi lungo le pendici del monte della Faggia. Nel primo km, la pendenza media si attesta sul 9,2%, con un coefficiente di difficoltà in crescendo, dall’8,6% al 15%. Il secondo è anche peggio, con una pendenza media del 13,5% e tratti, per fortuna brevi, al 20%. E’ vero che si incontrano 4 tornanti ma sono talmente ripidi da non concedere alcun sollievo. Nel terzo si viaggia al 12,6%, sempre allo scoperto, in mezzo a un paesaggio costellato da campi e pascoli, senza incontrare abitazioni o quasi. Poco prima della fine del km 3, si può tirare il fiato: si raggiunge il passo Sulparo e la pendenza cede un po’, quindi, una nuova impennata conduce al Monte delle Ruote, dove sorge il monumento al ciclista con significativa targhetta recante la scritta “Bella e impossibile di Romagna – Come un’amante prima ti affascino, poi mi odi, infine mi ami”. Di qui, inizia un tratto più facile (2 km circa), caratterizzato da una serie di sali scendi che conducono al minuscolo borgo di Collina, una chiesa attorniata da un pugno di case. Prima di raggiungere il paese, occorre superare uno strappo in doppia cifra, poi si scende e, all’uscita, si para davanti una rampa spaventosa, consistente un chilometro scarso, prima al 14% poi al 12%, che termina in corrispondenza del 5° tornante. L’ultimo chilometro è abbastanza agevole, intorno al 6%, e consente di guadagnare il valico della Faggia (771 m). Le fatiche, però, non sono ancora finite. Prima di gettarsi in discesa ci sono 4 altalenanti chilometri di mangia e bevi, tutti in cresta, con la vista che può spaziare sulle vette circostanti sin quasi al mare. Al termine di questo segmento, in prossimità della località Cigno, si devia a destra per Civorio, 4,7 km più a valle. Finalmente la strada piega all’ingiù e senza particolari difficoltà (solo 4 i tornanti) se non l’asfalto, piuttosto rugoso, si fa ritorno nella valle del Borello. A Civorio, infatti, si chiude il cerchio e per tornare a Cesena è sufficiente girare a sinistra e ripercorrere lo stesso itinerario seguito all’andata. Di salita, eccetto uno strappo al 10% prima di Linaro, non ce n’è più ma chi non fosse ancora pago di arrampicarsi, a Borello, ha la possibilità di deviare per monte Cavallo o Montevecchio, già descritti in precedenti puntate.  

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