Un docufilm racconta le professioni sostenibili

Le nuove professioni, i cambiamenti del mercato del lavoro, i “green jobs” prodotti dall’accelerazione del sistema produttivo verso la sostenibilità e l’economia circolare. Sono queste le tematiche affrontate nel docufilm “Il buon lavoro che c’è” presentato in occasione della recente 79esima Mostra del Cinema di Venezia. Le prospettive occupazionali in Italia stanno mutando, tra nuove professionalità e la riscoperta di antiche tradizioni che diventano fonte di reddito, rivelandosi così un concreto sbocco lavorativo per le future generazioni.

Il cortometraggio – prodotto da The Skill Group, studio di comunicazione guidato da Andrea Camaiora e firmato dal giornalista Lorenzo Munegato e dal regista Simone Aloisio – è un percorso giornalistico attraverso le nuove frontiere lavorative che, grazie alle parole dei protagonisti, spiega i profondi mutamenti che il mercato delle professioni ha avuto negli ultimi anni e di come certi mestieri, un tempo non considerati dai giovani, abbiano riacquistato importanza e centralità.

In questo contesto il tema della sostenibilità entra prepotentemente nel film, soprattutto per quanto riguarda i lavori legati al mondo dell’agricoltura. Le interviste e le immagini raccontano, per esempio, il lavoro degli agronomi di Timac Agro Italia, che assistono gli agricoltori nella delicata fase di alimentazione della pianta con prodotti derivanti da economia circolare e poi la sfida di Bonifiche Ferraresi, che sta portando avanti studi avanzati sui nuovi biocarburanti con diversi progetti in Africa. E poi il racconto dell’enologa della Cantina Santa Caterina di Grazzano Badoglio nel Monferrato, che i proprietari hanno trasformato in un’oasi di biodiversità. Ma non c’è solo l’agricoltura, anche la moda può essere sostenibile. Lo racconta il fondatore di Gimmi Jeans che realizza capi d’abbigliamento con la canapa che auto coltiva annualmente, provvedendo al fabbisogno produttivo. E poi anche il comparto del food dove ci sono degli esempi concreti, come quello della gelataia che ha deciso di lavorare con prodotti selezioni e a km 0. “La passione – conclude il giornalista Lorenzo Munegato – è il minimo comune denominatore che ha spinto tutti gli intervistati a scegliere il proprio lavoro, dai giovani ai più maturi. Hanno fatto sicuramente scelte coraggiose ma sono soprattutto scelte diverse rispetto a molte persone che invece, spesso, si trovano in vicoli ciechi, lavorativamente parlando. Il film vuole essere un inno al lavoro in tutte le sue declinazioni e un invito alle nuove generazioni a mettersi in gioco. Le statistiche sul recruiting ci dicono chiaramente – conclude Lorenzo Munegato – che la sostenibilità e l’attenzione per le tematiche di salvaguardia ambientale sono due valori a cui le future generazioni danno grande importanza, soprattutto quando si tratta di scegliere un nuovo posto di lavoro”.

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