Un bell’esame sotto il sole con il Colle delle Forche

Un tris di valli e salite lungo la “Traversa di Romagna”. Per tre volte, infatti, si scala il contro crinale appenninico che separa vallata del Montone, vallata del Rabbi e vallata del Bidente, percorrendo, in parte, l’arteria di comunicazione voluta nell’800 dal Granduca di Toscana Francesco Leopoldo II per unire Bagno di Romagna a Rocca San Casciano. L’itinerario, interamente nel comprensorio forlivese, propone ascese relativamente brevi (Cento Forche, Braccina e Colle delle Forche o Forchine), ma lo sviluppo chilometrico complessivo è ragguardevole, aggirandosi sui 136 km.

Itinerario

Forlì – Rocca San Casciano – Cento Forche – Premilcuore – Fiumicello – Braccina – Corniolo – Galeata – Colle delle Forche – Strada San Zeno – Predappio – Forlì. Distanza: 136 km

Salite

  • Cento Forche (551 m): lunghezza 5,6 km; pendenza media 6%, max 10%; dislivello 338 m
  • Braccina (957 m): lunghezza 5,4 km; pendenza media 6,4%, max 13%; dislivello 347 m
  • Colle delle Forche: lunghezza 3,6 km; pendenza media 7,1% (al netto del tratto pianeggiante iniziale), max 17%; dislivello 213 metri.

Da Forlì verso Rocca San Casciano

Il via è da Forlì in direzione di Rocca San Casciano, risalendo per 24 km la valle del Montone lungo la strada statale 67, attraverso Castrocaro e Dovadola, come già illustrato in altre occasioni. Giunti a Rocca, prima del ponte sul Montone, si gira a sinistra imboccando la Strada provinciale 23, si percorre un bel viale alberato, poi, in corrispondenza dell’Albergo Ristorante Pasqui (sulla destra), inizia la salita delle Cento Forche, un’ascesa scorbutica, non tanto per la lunghezza (5,6 km) quanto per la pendenza che, tolti il km iniziale e quello finale, non scende quasi mai sotto l’8% con una punta massima del 10% a metà scalta. Il nome, secondo una leggenda, deriva dalla sorte toccata a una banda di invasori sterminata e impiccata dagli abitanti locali. La strada, che mette in comunicazione la val Montone alla valle del Rabbi, fu voluta, invece, dal Granduca di Toscana Francesco Leopoldo II nell’ambito del progetto della “Traversa di Romagna”, destinata a collegare Rocca San Casciano a Bagno di Romagna lungo l’asse Carnaio, Santa Sofia, Galeata, Forche, Strada San Zeno, e, appunto, Cento Forche. L’opera, iniziata nel 1836, fu completata nel 1840, sotto la direzione dell’ing. Tommaso Lepori. Da Rocca, dopo un iniziale strappetto, si sale per un chilometro in leggero falsopiano (4-3,5%), alzandosi sopra il paese. Sul versante opposto della vallata, si può osservare il Castellaccio, fortificazione risalente al 1197 che sovrasta il centro abitato con la sua torre e i resti delle mura. Poco dopo il campo sportivo, la pendenza inizia a crescere (6%) e non molla praticamente più. Fra i primi 2 tornanti (km 1,3), infatti, si arriva all’8,8%, poi segue un segmento tortuoso al 6,5% con una breve pausa poco prima del bivio per l’abbazia benedettina di San Donnino, documentata sin dall’anno Mille (3° tornante). Dopo il bivio, si sfiora di nuovo il 9% per un centinaio di metri arrivando in doppia cifra fra i due successivi, ravvicinati, tornanti (4° e 5°, km 2,4). Superato questo scoglio, si prosegue per un paio di chilometri sempre intorno al 7-6%, affrontando altri 3 tornanti, uno di seguito all’altro, fra il km 2,8 e 3,1. Al Km 3,6, superato il 9° tornante, ecco l’ultimo scoglio, un chilometro equamente ripartito fra l’8,3% e il 7,6%. Il chilometro finale, invece, è facile, con la pendenza che cala progressivamente dal 5% al 4%, mentre l’ultimo tornante (10°) introduce in breve al valico, posto in corrispondenza di un antico caseggiato, già sede di una riserva di caccia.

La vallata del Rabbi

Di qui, una discesa filante, pedalabile nella prima parte e più tecnica nella seconda, conduce nella vallata del Rabbi, poco oltre l’abitato di Strada San Zeno. Al termine, si svolta a destra nella Strada statale 9 ter e in una decina di chilometri, in leggera ascesa con diversi sali e scendi, si arriva a Premilcuore, borgo medioevale incastonato nel parco delle Foreste Casentinesi, sul versante occidentale del monte Arsiccio. Una visita merita piazza dei Caduti, con la famosa Torre dell’Orologio, ultima vestigia di quello che era l’antico castello (XII sec.). Alta 21 metri, fungeva, in origine, da porta d’accesso a quest’ultimo (detta anche Porta Fiorentina), mentre oggi si presenta perfettamente inquadrata nel piccolo borgo, con la sua pianta quadrangolare e il rivestimento in pietra frutto del restauro a inizio ‘900, dopo che a metà ‘800 era stata decorata in stile fiorentino. La piazza è poi abbellita da un pozzo con fontana e vi si affacciano una loggia e il palazzo municipale (ex Chiesa di San Rocco). Per rinfrescarsi, invece, è consigliata una sosta alla grotta urlante, insenatura con cascata sul fiume Rabbi, che forma piscine naturali verdi smeraldo e blu dov’è possibile fare il bagno. Riprendendo il viaggio in bici, dopo Premilcuore, la valle si stringe e si inizia a salire in maniera più discesa, anche se non manca qualche tratto in contropendenza. In poco meno di 4 km, circondati da boschi lussureggianti, si arriva al bivio per Fiumicello e si gira a sinistra, abbandonando la Ss 9 ter. Per un paio di chilometri, si pedala in leggera ascesa in mezzo agli abeti, accompagnati dal rumore del torrente che scorre sulla sinistra, quindi, si raggiunge, appunto, Fiumicello, col caratteristico mulino Mengozzi e la sua storia secolare. Famoso per la molitura delle castagne, venne chiuso negli anni ’60 e riaperto nel 1993, riprendendo a funzionare in ogni sua parte, dal generatore di corrente elettrica alla mola di pietra utilizzata per arrotare lame e coltelli.

La salita della Braccina

Da Fiumicello parte la seconda ascesa, quella della Braccina, che collega la valle del Rabbi alla vale del Bidente lungo 11,2 km completamente asfaltati nel 2009. La scalata da questo versante può dividersi in 3 tronconi: il primo, di 2 km, impegnativo ma non troppo, il secondo, in falsopiano (1 km), e il terzo (2,4 km) bello tosto, con diversi strappi da non sottovalutare. Da Fiumicello la strada sale con alcuni tornanti intorno al 5-7%, poi, dopo una breve tregua (2,3%), riprende con pendenze più decise (6,5-8%) all’interno di un fitto bosco. Poco prima del km 2, inizia il tratto di falsopiano che conduce all’ultimo segmento, il più complicato: si viaggia sempre sopra il 7%, con alcune rasoiate in doppia cifra e una breve impennata, poco prima dello scollinamento, al 13%, punta massima dell’ascesa. In questo tratto si contano 3 tornanti, uno in corrispondenza del km 4 e gli altri due, ravvicinati, a ridosso del valico (957 m). Di qui, in poco meno di 6 km, si scende a Corniolo. Dopo un paio di km, si raggiunge una selletta (Belvedere di Bertone) con ampia vista sul passo di Valdonasso e sul vicino monte Guffone, quindi, si costeggia un’area faunistica protetta e si arriva al Giardino botanico della Valbonella, dove sono state condensate, in virtù delle particolari caratteristiche morfologiche, piante e fiori tipici dell’ambiente appenninico. Il giardino è, infatti, un museo all’aria aperta, con fini didattici e protezionistici: nei suoi 2 ettari è racchiusa una ricca collezione di specie (oltre 500), spesso rare e protette, tutte identificate da cartellini informativi. La visita si può effettuare seguendo i tre sentieri tematici allestiti, uno riguardante il bosco, l’altro le zone umide e il terzo gli ambienti aperti. All’esterno del giardino, invece, si trova un’area pic-nic con una fonte d’acqua freschissima. Dal giardino botanico bisogna percorre ancora 3 chilometri per planare su Corniolo, antico feudo dei conti Guidi sviluppatosi attorno alla Chiesa di S. Pietro e al caratteristico borgo. Oltre alla chiesa, meritano una visita anche l’Oratorio della Madonna delle Grazie e i ruderi del castello.

Attraversato il paese, si giunge sulla Bidentina (Strada statale 310), si svolta a sinistra e dopo 12 km in leggera discesa si entra a Santa Sofia, tagliata in due dal fiume Bidente, che per secoli ha segnato il confine fra lo Stato Pontificio e il Grandicato di Toscana, tant’è che anticamente il paese era diviso nelle due frazioni di Mortano, sulla destra del Bidente, sotto il dominio di Firenze, e Santa Sofia, su quella sinistra, amministrata dallo Stato Pontificio. Porta d’accesso al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, S. Sofia è sede della Comunità del Parco e ospita l’importante galleria d’arte contemporanea intitolata a Vero Stoppioni. Entrati in paese, si seguono le indicazioni per Forlì, attraversando due volte il Bidente, dalla sponda sinistra alla destra e viceversa.

Destinazione Galeata

Dopo il secondo ponte, occorre affrontare uno strappo poi, fra sali e scendi, in 5 km si raggiunge Galeata, transitando dalla frazione di Pianetto, sovrastata dai ruderi dell’omonimo castello, che sorvegliava la via di comunicazione verso la Toscana, appendice della Via Romea Germanica percorsa dai pellegrini diretti a Roma. Diversamente dall’attuale arteria, infatti, la strada passava proprio all’interno del castello ed era controllata dalle due porte della cinta muraria ancor oggi visibili. Dai ruderi, infatti, si possono riconoscere la porta Nord e il corpo di guardia, la Porta Sud-Est e il torrione semicircolare con cisterna, finestra e fuciliere. Su tutto troneggia il Mastio, a pianta quadrangolare. Lungo l’antica via d’accesso al castello è ancora perfettamente conservato il borgo di Pianetto, col complesso rinascimentale di S. Maria dei Miracoli e il vicino Convento dei Padri Minori di Pianetto, al cui interno è stato recentemente riallestito il museo civico archeologico “Mons. Domenico Mambrini”. Le origini della frazione risalgono, infatti, al VII-VI sec. a. C., quando gli Umbri fondarono qui l’antica Mevaniola, conquistata dai Romani nel 266 a. C. e poi decaduta insieme all’Impero Romano di Occidente. Da Pianetto, in un paio di km si arriva al centro di Galeata, caratterizzato dalla neogotica Chiesa di S. Pietro in Bosco, che conserva ancora, all’interno, le tracce della sua antica origine, databile al IV secolo, e il Palazzo del Podestà la cui facciata, abbellita da un portico con colonne in pietra serena, presenta nel prospetto una grande figura di leone. Al di sopra, svetta la torre civica su cui campeggia l’orologio. Dopo il declino di Mevaniola, Galeata rinacque nel V sec. grazie all’insediamento della comunità del re Teodorico e dell’eremita S. Ellero. Su un’altura poco sopra il paese, non a caso, si trova l’Abbazia di S. Ellero, che divenne nel Medioevo un centro spirituale di prima importanza arrivando a dominare su numerose località e castelli. Nel XV secolo, Galeata passò sotto la Signoria di Firenze e nella seconda metà del ‘700 il Granduca Pietro Leopoldo ne fece un importante punto di riferimento amministrativo della valle del Bidente, mentre il passaggio alla Provincia romagnola di Forlì avvenne solo nel 1923, in epoca fascista.

Il Colle delle Forche

Proprio dal centro di Galeata (piazzetta della chiesa) si parte per affrontare l’ultima salita, il Colle delle Forche, inserita anch’essa nella “Traversa di Romagna” descritta in precedenza. Si tratta di un’ascesa breve (3,6%) ma capace di far male visto che al netto dei primi 500 m, praticamente pianeggianti, la pendenza media è un ragguardevole 7% con impennate fino al 17%. La scalata conta la bellezza di 9 tornanti, con la strada che si arrampica sulle pendici del monte Grosso e del monte Altaccio, circondata da una ricca vegetazione di sotto bosco, fra cui spiccano le ginestre. Vista l’assenza di alberi ad alto fusto, si gode così di un discreto panorama, che si apre progressivamente sulla sottostante valle del Bidente, da Galeata a Civitella, e sulle cime circostanti. All’altezza della piazza, dunque, si lascia la Bidentina e si svolta a sinistra in via G. Matteotti prima su porfido poi di nuovo su asfalto. Appena la strada svolta a sinistra (indicazioni Predappio/San Zeno, Strada provinciale 24) inizia la “rumba” con un rettilineo di 500 m intorno al 9% che termina con una rasoiata al 16% poco prima del primo tornante ( a destra). Il secondo chilometro, scandito da 3 tornanti, è più facile (5-6%) mentre l’inizio del terzo, fra 5° e 6° tornante, propone un’altra rampa al 17%. Fortunatamente, misura solo un centinaio di metri, poi ci si attesta sul 7% fino al km 2,5, per scendere al 5% nei successivi 500 m, scanditi dagli ultimi 2 tornati. Le difficoltà, però, non sono finite perché al km 3 la strada torna all’insù con uno strappo di 300 m al 9,3%. Successivamente spiana salvo un’ultima impennata di 50 m proprio prima del valico (440 m). Dopo un breve tratto in falsopiano, in circa 3 km immersi fra abeti e robinie, si scende a San Zeno, nella valle del Rabbi. Qui, si svolta a destra nella Strada statale 9 ter e sempre in discesa, con diversi mangia e bevi, in circa 30 km, si fa ritorno a Forlì, attraverso Santa Maria, Tontola, San Savino e Predappio.

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