Un anello di 70 km sulle salite della Gran Fondo del Sale

La Gran Fondo del Sale è stata di nuovo rinviata (da domenica 18 aprile a domenica 10 ottobre 2021) ma le sue salite sono lì ad aspettare gli appassionati delle due ruote. Da Forlì, infatti, un anello di 70 km consente di affrontare in serie monte Cavallo, Montevecchio (cima Pantani), e Paderno, ovvero tre delle quattro ascese della gran fondo, per oltre 2.000 m di dislivello. Anche in questo caso, si rimane in un raggio di 30-35 km dal punto di partenza, rispettando lo spirito del Dpcm, che permette, nel corso dell’attività sportiva, di oltrepassare i confini comunali se funzionale all’attività stessa.

Il Percorso

Itinerario 3: Forlì – Monte Cavallo – Monte dell’Erta – Paderno/Collinello – Forlì

Distanza: 70 km

Tempo: 03:03 (considerando media di 23 km/h, cicloamatore mediamente allenato)

Salita: 1.115 m

Discesa: 1.125 m

Altitudine massima: 439 m

Start, dunque, da viale dell’Appennino, quindi, in corrispondenza della frazione di San Martino, si gira a sinistra in via Monda, seguendo le indicazioni per Meldola, lungo la strada provinciale 72 che al 3° km propone un bello strappetto. Leggera ascesa sino al 5° km poi, dopo una breve discesa, in località Para, alla rotonda si svolta a destra, imboccando la vecchia Bidentina. Raggiunta Meldola, si prende via Mazzini, si attraversa la cittadina bidentina (attenzione al traffico), si supera il ponte dei Veneziani e si gira a destra in via Sbaraglio (strada provinciale 48), entrando nel tracciato della gran fondo del Sale. La strada inizia subito a salire, prima leggermente poi con maggior decisione (pendenza sino al 5-6%) conducendo in circa 2 km a Monte Cucco. Dopo un tratto in falso piano, si scende nella valle del torrente Voltre che si percorre solo per qualche centinaio di metri prima di girare a sinistra (bivio strada provinciale 48 per Borello). Inizia qui la prima fatica di giornata, ovvero i 7 km sino ai 457 m di monte Cavallo (dislivello 366 m): una salita irregolare, che alterna impennate (punta massima del 17%) e tratti più agevoli, i quali contribuiscono ad abbassare la pendenza complessiva, portandola al 5,2%. L’ascesa si può dividere in tre segmenti. Il primo, di 4 km, si conclude in corrispondenza di Teodorano e, qualche anno fa, vi si poteva svolgere una vera e propria cronoscalata, con tanto di segni sull’asfalto (oggi scomparsi) a scandire ogni chilometro, linea del traguardo (ancora visibile) e quaderno in una teca in cui annotare il tempo impiegato. Lasciato il fondovalle, infatti, un’impennata di un centinaio di metri introduce al primo tornante (a sinistra), superato il quale la pendenza si attesta intorno al 5% per crescere poi al 6%. Si prosegue così per 3 km, con altri 4 tornanti da superare; unica tregua 300 metri al 4,7% dopo il quinto tornante, quando si para davanti il borgo di Teodorano. Per il resto, la strada resta inchiodata al 6%, anzi, prima del bivio per il paese, c’è uno strappo a doppia cifra. Il tracciato della gran fondo svolta proprio a sinistra per affrontare la dura rampa che attraversa l’abitato, sino al castello, dove, di solito, è organizzato un lauto ristoro prima di ridiscendere alla sp 48; in alternativa, si può procedere lungo quest’ultima, costeggiando per 1 km le mura del borgo, con pendenza fra il 5,5-5%. Decisamente più agevole il secondo troncone, un tratto in falso piano di circa 1 km seguito da un saliscendi che fa da preludio all’ultimo segmento, il più duro. Per raggiungere la vetta, infatti, bisogna affrontare un rettilineo di 500 m al 7,6% e 2 tornanti, fra i quali si tocca la pendenza massima dell’ascesa, oltre il 15%. Superata la curva a sinistra, ancora 300 m a sfiorare il 9% quindi un km pedalabile conduce alla vetta, dalla quale si domina tutta la valle del Savio e anche oltre, spingendosi fino alla Carpegna e al monte Fumaiolo. Di qui, dopo 1 km di saliscendi, una ripida picchiata di 5 km consente di raggiungere Borello. Al termine della discesa, si gira a destra, si attraversa il paese e alla rotonda si tiene la sinistra seguendo via Borello (strada regionale 71), fino allo svincolo dell’E45 dove si svolta di nuovo a sinistra superando il ponte sulla superstrada. Si prosegue ancora per poco sulla Sr 71, quindi, si svolta a sinistra per affrontare la salita di Montevecchio (strada provinciale 75), una delle preferite da Marco Pantani nei suoi allenamenti e simbolo della gran fondo del Sale, che prevede una cronoscalata con apposita classifica. Si tratta, infatti, di un’arrampicata per veri grimpeur, con strappi violenti che obbligano ad alzarsi ripetutamente sui pedali. Complessivamente, sono 4,6 km da percorrere, per un dislivello complessivo di 300 m e una pendenza media del 6,6%. I primi 500 metri, in leggera pendenza, non devono ingannare, perché poi la strada punta decisamente all’insù, proponendo una serie di stretti tornanti. Dopo il quinto, un’impennata a doppia cifra (il cartello stradale indica 14%) obbliga a impostare il rapporto più agile. Nel secondo chilometro, non si scende mai sotto il 9%, anzi, fra il settimo e ottavo tornante si va ampiamente sopra il 10% (il cartello stradale indica 15%). Dopo 2,5 km la pendenza si fa più umana (5-5,5%), e si può ammirare la sottostante valle del Savio, sino alle vette del crinale tosco-romagnolo. Si costeggia il castello di Montevecchio, quindi, si taglia diagonalmente la montagna in un ambiente selvaggio caratterizzato da calanchi e rada vegetazione. L’ultima difficoltà sono 500 metri al 7%, poi la strada piega a sinistra e si può sprintare sino al monte dell’Erta (390 m) dove campeggia il masso in cui è incastonata la foto di Marco Pantani. Breve discesa al bivio per Oriola e Diolaguardia (tenere la sinistra), mentre a destra in 3 km si raggiunge Montecodruzzo. Un paio di km all’ingiù e si torna a salire sino a Oriola, dove si gira a sinistra buttandosi nella tortuosa discesa che conduce a Roversano (asfalto rifatto da poco nei punti più rovinati). Di qui, si seguono le indicazioni per San Carlo e, successivamente, San Vittore (Sr 71); una volta qui, alla rotonda si prende a sinistra via Settecrociari (Sp 51), si procede così per 800 m e, prima di Villa Silvia, in corrispondenza dello stabilimento di “Amadori”, si gira, a sinistra, in via delle Are, per affrontare la terza e ultima arrampicata del giro, quella di Paderno/Collinello. La salita, scoperta dalla gran fondo del Sale una decina di anni fa, misura in tutto 4 km (pendenza media 6%, dislivello 246 metri) e può dividersi in tre distinti tronconi: il primo e l’ultimo impegnativi, quello centrale in falsopiano. Imboccata via delle Are, dopo un breve tratto in leggera pendenza, il gioco si fa duro e per 2 km si viaggia costantemente fra l’8% e il 10%, con punte del 13%. La strada sale zigazando fra campi coltivati e ulivi sino a Paderno, poco prima del quale si deve fare i conti col tratto più duro, un lungo rettilineo in doppia cifra. Superato un tornante a destra si può tirare il fiato per un chilometro, costellato addirittura da qualche breve ridiscesa. Per raggiungere Collinello, però, c’è ancora da sudare, visto che l’ultimo km è tutto all’insù e presenta un bello strappo sopra il 10%. Superato Collinello, si svolta a sinistra nella provinciale che collega Bertinoro a Polenta (strada provinciale 83), dove si arriva dopo una serie di mangia e bevi. Anche la discesa a Fratta Terme è caratterizzata da diversi sali e scendi, prima della picchiata degli ultimi 2 km. Attraversata Fratta, si imbocca la Sp 99 facendo rotta su Meldola. Si arriva così, dopo 3 km ondulati, al ponte dei Veneziani, chiudendo l’anello. Di qui, infatti, si attraversa il centro bidentino e, seguendo lo stesso percorso dell’andata, in una decina di chilometri si fa ritorno a Forlì.

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