Un accordo per valorizzare i sapori del Parco Vena del Gesso

Biodiversità è la parola chiave dell’accordo che ha impegnato a lungo la gestione del Parco Vena del Gesso Romagnola e che solo negli ultimi mesi è diventato una realtà visibile anche a consumatori e turisti attraverso la valorizzazione dei prodotti agricoli e del turismo consapevole. «Siamo partiti con l’intenzione di valorizzare i molti agriturismi presenti, ma abbiamo ben presto capito che di pari passo avremmo dovuto coinvolgere anche le aziende agricole stesse –spiega il presidente del Parco Andrea Venturi, che ha seguito tutto l’iter dell’accordo. Per questo sono stati stilati due protocolli distinti, uno per gli agriturismi, che si impegnano a partecipare alla vita dell’ente di tutela, a promuoverne le attività e le ricchezze naturalistiche, ma anche, appunto, valorizzare le produzioni del territorio del parco stesso attraverso un’offerta enogastronomica legata alla qualità e alla provenienza locale. «Oggi sono una trentina i soggetti coinvolti e attivi – spiega ancora Venturi –. Come ente di gestione stiamo operando per allargare ulteriormente il numero delle aziende aderenti. Inoltre per l’area del Parco ricadente nel versante imolese si stanno facendo importanti investimenti fra cui sdegnalo in particolare quelli alla Casa del Fiume di Borgo Tossignano che è sede di un Centro visite, di un Ristoro con ostello e di un laboratorio didattico-ambientale e quelli a Tossignano nel Palazzo Baronale che sarà a breve sede di un museo della Vena del Gesso Romagnola composto da diverse sale dedicate alla formazione gessoso-solfifera, alla formazione marnoso-arenacea, al carsismo, e dotato di un’aula didattica, un laboratorio geo pedologico, una sala conferenze. È inoltre previsto anche qui uno spazio per un piccolo ristoro. Questi sono tutti investimenti mirati al futuro e volti a far conoscere e tutelare le bellezze del Parco, i suoi prodotti agricoli e a far crescere un turismo consapevole. I campionati mondiali di ciclismo svoltisi recentemente su di un circuito che costeggiava il Parco della Vena del Gesso Romagnola e trasmessi in televisione in tutta Europa con bellissime immagini riprese dall’elicottero, hanno fatto vedere le bellezze di questo territorio e sicuramente sono stati uno spot che in futuro dovrebbe far aumentare i turisti e i visitatori in queste aree, per cui bisogna essere preparati all’ospitalità e a far risaltare i magnifici paesaggi ed ambienti presenti nel Parco e a far degustare i nostri prodotti». Per parte loro le aziende agricole possono ora aggiungere il logo del Parco stesso alle confezioni dei loro prodotti e si impegnano a partecipare, quando questi potranno effettivamente riprendere a ritmo normale, ai mercati agricoli locali per i quali l’ente ha acquisito piazzole. In quel caso saranno identificati con un logo ad hoc. anche loro sono chiamati a salvaguardare le colture tipiche dei territori e a produrre nel rispetto dell’ambiente in cui si trovano ad operare.

Vigne in fregio alla Vena del Gesso FOTO MAURO MONTI

Il Parco

Il Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola è stato istituito nel 2005. La superficie complessiva dell’area protetta è di 6.063 ettari, di cui 2.041 ettari di parco e 4.022 ettari di area contigua. Le zone di parco sono così suddivise: zona A di tutela integrale 52 ettari; zona B di tutela generale 749 ettari; zona C di protezione ambientale 1.240 ettari. I confini del Parco stesso racchiudono le vallate del Santerno, Senio, Sintria e Lamone che solcano gli Appennini nella parte occidentale della Romagna, e sono intersecate, ad una decina di chilometri dalla linea di congiunzione con la pianura, dalla Vena del Gesso Romagnola. È questa una dorsale di solfato di calcio, variamente cristallizzato e stratificato in imponenti bancate, che affiora per una lunghezza di una ventina di chilometri e con una larghezza che non supera mai il chilometro, attraversando i territori dei comuni di Casalfumanese, Borgo Tossignano e Fontanelice, nel territorio imolese, e Casola Valsenio, Riolo Terme e Brisighella in provincia di Ravenna. Un unicum geologico, ma una zona anche ricca di agricoltura e sapori, oggi alla portata di tutti.

I produttori. Sono una trentina e i loro prodotti riempiono un paniere davvero variegato. Si va dalle uova di galline allevate a terra dell’azienda agricola Ricciardelli allo zafferano del quale la Tenuta Monte Mauro, nata appena l’anno scorso, ha invasettato da poco il primo raccolto dello scorso ottobre. I produttori che etichettano, o lo faranno a breve, con il logo del Parco Vena del Gesso si dividono fra i territori di Riolo terme, Casola Valsenio e il versante collinare imolese, tra Fontanelice e Borgo Tossignano. Ve ne raccontiamo alcuni. In fregio al Monte Mauro la Tenuta omonima, dei soci ravennati Michele Manaresi e Simone Conti, coltiva zafferano e trasforma rosa canina selvatica raccolta nel bosco e nelle radure circostanti. «Siamo a 350 metri sul livello del mare e il terreno in pendenza ci è sembrato l’ideale per coltivare zafferano, l’unico che cresce entro i confini del Parco. Di rosa canina invece ne abbiamo trovato in abbondanza nei boschi circostanti e abbiamo deciso di valorizzarla –spiega Michele Manaresi –. Nella casa della tenuta stessa abbiamo allestito l’essiccatore dove lavoriamo sia lo zafferano che questo prodotto, mentre quest’anno pianteremo olivi e attenderemo che le piante crescano per il raccolto e produrre olio». Chi a poca distanza, a Zattaglia, da diversi anni produce principalmente olio extra vergine di oliva, sottolii fra cui ottimo scalogno romagnolo, e lavanda, è invece l’azienda agricola biologica Monte Spada. Matteo Bolognesi, dopo la laurea in agraria, si è dedicato alla coltivazione dei campi convinto che il ruolo dell’agricoltore sia non solo produrre ma anche educare. «Sono convinto che oggi l’agricoltura possa rappresentare molto di più della sola dimensione produttiva. Per questo, Monte Spada intende assumere i connotati di un’aula “a cielo aperto” dove si possa apprendere, attraverso l’esperienza, tutto quello che riguarda la cultura del territorio. Un territorio in cui l’agricoltore, il lavoro e la natura si possano incontrare come in un Tango, dove dall’incontro fra i ballerini, i musicisti e la musica nascono armonia, bellezza e il rispetto per qualcosa che ci accomuna e comprende». In fregio al passo del Carnè c’è poi l’azienda agricola I Sapori di Fontecchio. I titolari, la famiglia Ancelotti e Padovani, sono anche i gestori del Rifugio parco del Carnè da 6 anni. Nella loro azienda agricola di Rontana coltivano frutta e da questa producono principalmente confetture. «Un tempo anche sottolii, in particolare con il tipico carciofo moretto di queste colline, ma con l’anno appena concluso abbiamo dovuto limitare la produzione, nella speranza di tornare aperti prima possibile –spiega Manuela Padovani–. Mi sono quindi concentrata sulla produzione di confetture con le nostre pesche e le nostre albicocche, alle quali cerco di aggiungere sempre un tocco personale, ad esempio lo zenzero o la menta nelle pesche, oppure la lavanda nelle albicocche. Lavoriamo poi i frutti che offre il bosco, ad esempio il sambuco, sia in fiori che in bacche». A Casola Valsenio, invece, all’azienda agricola Collinelle, la famiglia Agide cura in particolare i frutti antichi. Nel tempo ne ha recuperate molte specie, sorbe azzeruole, more di gelso e molto altro, e le vende fresche o trasformate. Più di recente si è concentrata poi sul recupero e coltivazione anche di grani antichi.

Le botteghe. Nella bottega di Gianpaolo Bertoni a Castel Bolognese adesso c’è anche uno scaffale dedicato ai prodotti del Parco della Vena del Gesso romagnola. Li ha affiancati ai propri prodotti freschi del campo e del frutteto e a quelli di altre aziende agricole del territorio faentino. «La nostra bottega l’abbiamo aperta in un ex capannone agricolo che abbiamo acquisito nel 2014 e che abbiamo recuperato a questa nuova funzione, bottega, agriturismo e anche fattoria didattica – racconta Bertoni –. Siamo un’ azienda famigliare, il fondatore era stato mio padre nel 1962 che poi a inizio anni Novanta l’ha passata a me. Producevamo grandi quantità per conferire alla cooperazione, poi ci siamo stancati di indebitarci per lavorare, e abbiamo scelto un’altra strada: l’agriturismo, la fattoria didattica, e la vendita diretta dei nostri prodotti. La Bottega Bertoni dunque non è solo un negozio di prossimità, frequentato da persone delle frazioni e in egual misura di faentini e riolesi, ma è un vero e proprio mini market agricolo del territorio. «La nostra produzione, spalmata su 43 ettari di terreni coltivati, va dall’ortofrutta, pesche nettarine, albicocche, susine, cachi, kiwi, pere all’ uva che adesso portiamo a vinificare in canina e imbottigliamo direttamente. Ma abbiamo anche un ettaro coltivato a orticole con annessa serra, quindi riusciamo a fornire la bottega delle verdure tutto l’anno. Un progetto imminente è quello di ricavare dai nostri cereali, perché una parte dei terreni è già a seminativo, anche le nostre farine sia per venderle in bottega che per utilizzarle nella produzione di prodotti da forno del nostro agriturismo». Fra i prodotti del Parco, la famiglia Bertoni ne ha scelti alcuni in particolare, ovvero lo Zafferano dell’azienda Monte Mauro, il vino delle vigne Tramosasso, le uova dell’azienda Ricciardelli, e le castagne quando è stagione. «I prodotti sono richiesti, le persone sono attente oggi alla provenienza e prediligono già i prodotti del territorio e di qualità –ammette Bertoni –. Anche nella nostra azienda negli anni abbiamo ottenuto diverse certificazioni, non siamo biologici, ci fermiamo un passo prima con la certificazione regionale Ape, ma più che le certificazioni a me interessa raccontare quello che facciamo e dire la verità. Ad esempio che le nostre celle frigorifere per la frutta sono alimentate con energia auto prodotta con pannelli fotovoltaici, o che in vigna utilizziamo una irroratrice a tunnel che aspira le nebulizzazioni dei trattamenti evitando che cadano per terra e non solo recupera parte del materiale, ma preserva il suolo. Abbiamo anche delle centraline telecontrollate per l’irrigazione per evitare ogni genere di spreco dell’acqua». Agricoltura 2.0 e amore per il territorio che vengono poi valorizzati sugli scaffali della bottega.

La bottega come recuperata dimensione dell’acquisto di qualità. Claudio Mita è portavoce della coop sociale Botteghe e Mestieri e che fa capo alla Fondazione Casa Novella. Ed è proprio la Bottega Casa Novella a Cuffiano di Riolo Terme, dove oggi vende anche i prodotti etichettati Parco della Vena del Gesso, la scorsa settimana ne ha aperta una gemella a Faenza in via Giovanni Paolo II. «Nasciamo come produttori di pasta fresca e gastronomia, con la coop sociale collegata alla Fondazione in memoria di Novella e Giuliano Scardovi, e oltre a vendere quello che produciamo, appunto pasta e prodotti da forno freschi, oggi abbiamo arricchito l’offerta anche con una serie di altri generi alimentari, salumi, formaggio, conserve e trasformati, del territorio e di recente anche con quelli del Parco – spiega Mita –. Grazie all’accordo con il Parco si sono quindi aggiunti anche succhi di frutta, vini, uova e stiamo inserendo lo zafferano appena prodotto». A quanto pare la novità è stata bene accolta dalla clientela di questa bottega. «La clientela apprezza sempre di più i prodotti del territorio, anzi li richiede proprio. E d’altro canto chi produce, magari in piccolo, nelle nostre zone, ha bisogno di farsi conoscere, quindi siamo contenti di essere anche noi uno strumento per agevolare questa conoscenza e questo dialogo diretto fra produttore e consumatore –aggiunge Claudio Mita –. Fra l’altro per la nostra posizione intercettiamo anche diversi turisti legati alle terme. Certo nell’anno appena concluso il flusso è diminuito a causa del Covid, ma è vero che chi viene a Riolo Terme per ragioni di salute, ovvero per seguire i programmi di cura delle terme, arriva anche da fuori territorio e non di rado quando torna a casa decide di passare da noi per acquistare un prodotto del territorio come vero e proprio souvenir o ricordo». Bottega Casa Novella non tralascia comunque la nuova frontiera dell’on line e proprio sul sito botteghemestieri.it propone tutta la sua gamma di prodotti del territorio, Parco compresi. La Fondazione Novella Scardovi nasce nel 2002 con lo scopo di custodire la testimonianza e l’insegnamento di Novella Scardovi, affinché sia presente in tutte le realtà nate in questi anni della sua storia: l’Associazione San Giuseppe e Santa Rita, la Cooperativa Educare Insieme e la Cooperativa Botteghe e Mestieri; una rete sul territorio che desidera dare risposta alle esigenze di accoglienza, lavoro ed educazione incontrate negli anni. Botteghe e Mestieri è una cooperativa sociale di tipo B, orientata all’inserimento lavorativo di persone con disagio o disabilità. Nel 2003 grazie ad alcuni volontari che ruotavano intorno alla Casa d’Accoglienza San Giuseppe e Santa Rita sono stati avviati alcuni percorsi laboratoriali rivolti a giovani adulti in difficoltà, organizzati appunto dai volontari e finalizzati all’inserimento socio – lavorativo. Lavorare insieme in un ambiente familiare ha consentito a queste persone di ritrovare fiducia in se stessi e anche speranza nel futuro. Il prodotto principale è la pasta della Casa, lavorata artigianalmente nei laboratori venduta da sempre nel negozio di Cuffiano.

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