FORLì. Fra le tante meritorie iniziative che cercano di riportare un po’ di normalità nelle nostre vite, colpisce quella che Formula servizi per la cultura sta realizzando insieme a Marco Antonio Bazzocchi.
Docente del Dipartimento di Filologia classica e Italianistica dell’Università di Bologna, Bazzocchi è membro del comitato scientifico della mostra “Ulisse. Il mito nell’arte” che resta allestita, e per ora, purtroppo, invisibile, ai Musei San Domenico di Forlì. Proprio alla mostra lo studioso si è ispirato con “Le colonne d’Ercole”: diciassette interventi pubblicati ogni martedì, giovedì e sabato sulla pagina Facebook di Formula per la cultura, su Circe e Penelope, le Sirene, Alcinoo, Calipso…
«La figura di Ulisse – commenta lo studioso forlivese – è interessante anche per una lettura rivolta a temi… che sono nell’aria: con l’Odissea infatti si esce dall’arcaico per entrare nel moderno, con un personaggio che sa fronteggiare situazioni, rischi, ed elaborare soluzioni capaci di mettere in salvo lui ma anche un ordinamento costituito».
Forse per questo Ulisse non ha mai smesso di ispirare la fantasia degli artisti.
«E d’altro canto nell’Odissea ci sono già elementi che ci permettono di ricostruire il percorso che dal personaggio antico arriva a oggi. Ulisse “vive”, anzi, in poche diverse: nel Medioevo, nel Rinascimento come nel Novecento, e tutte trovano in sé legami con l’Ulisse originale, personaggio meno “statico” degli eroi della guerra di Troia. Alla base delle mie conversazioni infatti c’è proprio il senso del cambiamento, che accompagna quello del viaggio: un errare con una meta che non si è sicuri di poter ritrovare, con una situazione di partenza che non si sa se si potrà ricomporre, tanto che molti moderni immaginano un Ulisse che riparte da Itaca».
Parliamo di un eroe universale.
«È il “polutropos” di cui parla Omero, certo astuto, ma anche accorto, attento, capace di valutare le situazioni».
La mostra che la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì gli ha dedicato è forse una delle più complesse fra quelle ospitate ai Musei San Domenico.
«Ma si coglie chiaramente la tesi secondo cui Ulisse “cambia” di secolo in secolo, dal Medioevo al Seicento, al Novecento… periodi che inoltre privilegiano certi personaggi dell’Odissea, a seconda di come li sentono vicini, come vediamo, per esempio, con Circe e le Sirene di tanti dipinti fra Ottocento e Novecento, quando si identifica un altro tipo di figura femminile. Insomma, gli artisti traggono da quell’infinita riserva di immagini e temi gli elementi che la loro epoca vuole trovarvi, attivando comunque qualcosa che già nell’Odissea c’è e che loro riescono a far emergere. Pensi del resto alla prima parte della mostra: con le immagini di Polifemo e delle Sirene dipinte sui grandi crateri: pochi secoli dopo la composizione dell’opera, la vicenda di Ulisse è già configurazione di un’opera d’arte in cui i singoli episodi hanno potenzialità artistiche autonome».
E noi oggi siamo un po’ Ulisse?
«Certo: con il nostro desiderio di ricostruire l’ordine perduto, di tornare a quello che c’era prima, che si è quasi dissolto. La nostra tensione al “nostos”, al ritorno è incalzante, come lo è anche quella verso la conoscenza, l’elemento più caratteristico dell’Ulisse dantesco, che si abbandona al “folle volo” ma non ha gli strumenti di Dante per arrivare alla conoscenza suprema… E pur nella straordinaria composizione dell’Inferno, rimpiangiamo l’Ulisse omerico, più complesso con i suoi mille incontri e con la sua capacità di progettare: che lo rende tanto vicino all’uomo di oggi».

Argomenti:

ulisse

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *