Una chiara scelta del legislatore, oppure una clamorosa svista che, come tale, dovrà quindi al più presto trovare una soluzione?

È la domanda che da alcune settimane si sta ponendo Carlo Sama, segretario generale della Uil di Ravenna, dopo aver constatato suo malgrado che i cosiddetti “lavoratori fragili” non godono più delle tutele previste per il Coronavirus.

Quanto sta accadendo è tanto semplice quanto potenzialmente catastrofico secondo il sindacato. In buona sostanza dal 16 ottobre, a differenza di quanto accaduto da marzo fino al 15 ottobre, i lavoratori considerati fragili – ossia gli immunodepressi, quelli affetti da malattie oncologiche o che sono sottoposti a terapie salvavita per i quali, di conseguenza, contrarre il Covid vorrebbe dire rischiare seriamente di morire – non potranno più godere della malattia retribuita. Come si sia arrivati a questo punto, secondo Sama, «è francamente incredibile e inspiegabile». Si parla infatti di centinaia di lavoratori ravennati che dall’oggi al domani si ritrovano a non avere più alcuna incertezza.

Ieri

Cosa accadeva fino a ieri era questo: il decreto legge introdotto il 17 marzo, nella primissima fase della diffusione del virus, aveva stabilito che fino al 30 aprile 2020 i dipendenti pubblici e privati a cui era stata riconosciuta una grave disabilità, nonché in possesso di una certificazione che ne attestasse le condizioni di rischio derivanti da immunodepressione, da patologie tumorali o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, il periodo di assenza dal servizio era equiparato al ricovero ospedaliero. Di conseguenza, i lavoratori poteva accedere alla malattia pagata, con tutte le garanzie e le tutele che questa comporta. Il provvedimento è stato poi prorogato mese dopo mese, fino ad arrivare al 15 ottobre.

Oggi

Il testo del cosiddetto “Ristori bis”, intervenuto per normare in tema di lavoro specialmente rispetto al problema della cassa integrazione, ha però lasciato da parte i lavoratori fragili, «che da quel momento in poi – ricorda ora Sama della Uil – non hanno più avuto le tutele dovute, nonostante sia evidente che meriterebbero un’attenzione del tutto particolare dallo Stato». Nell’ultimo decreto, in riferimento a queste categorie deboli, come sottolineato dalla stessa Inps si legge che “per i lavoratori fragili in commento, l’esercizio di norma dell’attività lavorativa viene effettuata in modalità agile anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto”.

Di conseguenza si aprono quindi alcune prospettive anche preoccupanti. Se i lavoratori fragili che possono svolgere la propria attività da casa continueranno a ricevere lo stipendio, il problema si pone per quei molti ravennati le cui mansioni sono incompatibili con lo smart working, «dato che l’obbligo di sorveglianza precauzionale – conclude Carlo Sama – non è più considerata malattia». Insomma: o continueranno ad andare al lavoro rischiando la vita, oppure dovranno stare a casa ma senza denaro e senza tutele.

Gel e mascherine dalla Bcc alla Pallavicini Baronio

La Bcc Ravennate Forlivese e Imolese nell’ambito degli interventi a sostegno del territorio, ha deciso di supportare la Cra – Centro Diurno “Pallavicini Baronio” la quale nell’ultimo periodo ha dovuto fronteggiare focolai all’interno della struttura. La Bcc nello specifico ha provveduto a donare dispositivi medici (termometri), dispositivi di pprotezione individuale (camici monouso, manicotti di protezione e mascherine) e presidi medico chirurgici (gel disinfettanti) per far fronte al contrasto al covid. (Nella Foto da sinistra: Fabio Zannoni del Pallavicini Baronio, Piero Roncuzzi e Maurizio Martini e della BCC e Stefano Pace della PaceProfessional)

Argomenti:

covid

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *