Edoardo ce l’ha fatta: Ugolini è a Capo Nord dopo 4.592 chilometri in bici

Ha tagliato il traguardo in anticipo, la sua avventura è conclusa, compiuta. Una avventura che ha raccontato giorno dopo giorno nel suo blog su corriereromagna.it. Ha raggiunto Capo Nord, è arrivato 80esimo su 186: tra i finalisti c’è anche lui, Edoardo Ugolini da Forlì, che ha attraversato l’Europa pedalando per 4.592 chilometri attraverso le Alpi, le pianure della Polonia e le radure della Lapponia. Ha raggiunto Capo Nord al 19esimo giorno, portando a termine quell’impresa che si chiama North Cape 4000 iniziata a Rovereto il 24 luglio.

North Cape 4000: la playlist del viaggio

«Non ho mai pensato che non ce l’avrei fatta». Il 33enne Ugolini lo ammette. Ripercorrendo a ritroso con la memoria i giorni in sella alla bicicletta, Edoardo ricorda i momenti di maggior fatica, «quelli del secondo giorno, quando abbiamo scavallato le Alpi Giulie», ma a prevalere è il sentimento di rivalsa e determinazione. La forza che lo ha spinto a pedalare fino a 300 chilometri in un solo giorno diretto verso l’obiettivo, «che al massimo – dice, stemperando l’emozione che porta in serbo la vittoria – avrei finito un giorno più tardi, ma a Capo Nord ci sarei arrivato».

Ma la caparbietà che l’ha portato alla meta non gli impedito di godersi il viaggio. Assaporandosi le pause, il cibo e i dolci tipici incontrati sulla strada, ha avuto modo di immergersi nell’esperienza e nei luoghi, «fino addirittura a perdermi, a non capire più che ore fossero». «Mi è successo soprattutto in Norvegia – racconta – nel tratto tra Rovaniemi e Capo Nord. In una terra così inospitale, in cui non c’è attività umana anche per tanti chilometri mi sono trovato completamente solo, immerso nella natura, nel silenzio più totale, con tanti animali che mi giravano intorno, e sono restato lì fino a smarrire il senso del tempo. Psichedelico».

In sella alla sua bici ha viaggiato quasi sempre da solo. Dopo i primi giorni in compagnia di altri concorrenti ha scelto di andare avanti leggero, in solitudine. «Perché noi siamo una comunità di solitari». Ciclisti solitari che poi la sera si ritrovano, sempre per caso, negli ostelli lungo il percorso dove si improvvisavano «amatriciane e carbonare, piatti di pasta asciutta che cucinavo io per i miei “compagni di strada”». E quando invece non c’erano né compagni di strada, né ostelli, né guesthouse, Edoardo ha dovuto letteralmente bussare alla porta delle case incontrate lungo la strada per chiedere un pasto caldo o semplicemente dell’acqua da bere. «In Finlandia c’era un tratto di oltre 200 chilometri senza anima viva, né città, né villaggi, e allora mi sono fermato a una casa, ho bussato alla porta, ho tirato fuori Google translator, ho scritto “avete qualcosa da darmi da mangiare?”. Erano marito e moglie, e sono stati gentilissimi, mi hanno servito e riverito. Ma chissà, se fossi stato insieme ad altre persone magari sarebbe andata diversamente».

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