Ubriache cappottano in auto a Ravenna, poi accusano tunisino “fantasma”

Prese dal panico, certe che nessuna delle due fosse nelle condizioni di poter guidare, si erano inventate una balla: avevano detto agli agenti intervenuti per rilevare l’incidente stradale, che alla guida dell’auto sulla quale viaggiavano per tornare a casa c’era un extracomunitario, il quale, dopo avere sbandato cappottando fuori strada, se l’era data a gambe levate. Poco meno di un mese dopo, temendo le eventuali conseguenze della bugia raccontata, avevano corretto il tiro: alla guida della Volkswagen di mamma, ci si era messa inizialmente una delle due ragazze, che poi, completamente ubriaca, aveva ceduto il volante all’amica. A dispetto però di quanto dichiarato nel luglio 2021, a ricevere un decreto penale di condanna da 1.700 euro di ammenda e patente sospesa per 7 mesi, è stata la prima delle due. La giovane ha però deciso di opporsi e di difendersi andando a processo. Una scelta che nel frattempo ha portato alla rottura di un’amicizia. Perché quella complicità iniziale si è infranta dal momento in cui, nel corso del processo per guida in stato di ebbrezza aggravata dall’orario notturno, è stata chiamata a deporre come testimone proprio l’altra ragazza, che all’epoca dichiarò di trovarsi lei alla guida.

L’incidente
I fatti risalgono al 20 giugno del 2021. Le due amiche – di 23 e 26 anni – avevano fatto serata a Milano Marittima. Era passata la mezzanotte quando erano uscite da un locale per salire in auto e dirigersi verso Ravenna. In pochi minuti erano giunte sull’Adriatica, ma non prima di essersi scambiate alla guida. Non era bastato per evitare l’incidente: l’utilitaria era volata fuori strada, ribaltandosi. Nessuna delle due si era fatta male seriamente. Ma consapevoli che sarebbero finite nei guai qualora le avessero sottoposte all’etilometro, si erano inventate la storia del misterioso conducente tunisino fuggito. L’alcoltest, d’altra parte, non aveva mentito: la figlia della proprietaria dell’auto, neopatentata, era risultata positiva con 1,16 g/l, e allo stesso modo anche l’amica aveva superato il limite consentito. Circa un mese dopo i fatti si erano recate entrambe al comando della polizia locale di Cervia per “confessare”. In quella circostanza è stata proprio la 26enne ad ammettere di essersi seduta sul lato conducente al momento del sinistro. Una sincerità che tuttavia ha incrinato i rapporti quando sono iniziate le grane legali. Tant’è che ora potrebbero esserci sorprese nel corso del processo nel quale l’ex amica, difesa dall’avvocato Giorgia Montanari, punta all’assoluzione.

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