“Tutto brucia”: Motus in tour a Milano, Torino e Rimini

Nuove date per i Motus, in tour con lo spettacolo “Tutto brucia”. La compagnia riminese sarà in scena dal 4 al 6 novembre alla Triennale Milano Teatro Milano (triennale.org), dal 12 al 14 novembre al Festival delle Colline Torinesi (fondazionetpe.it/festivaldellecolline26) per poi approdare il 1° dicembre al Teatro Galli di Rimini (teatrogalli.it). Ideato e diretto da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, lo spettacolo vede in scena Silvia Calderoni, Stefania Tansini e R.Y.F. (Francesca Morello)  alle canzoni e musiche live testi delle lyrics Ilenia Caleo e R.Y.F. (Francesca Morello). 

Porto il lutto per i figli morti in guerra. Per le donne fatte schiave. Per la libertà perduta. Oh amate creature, tornate, venite, venite a prenderci! Piango per Edith, per Saira, Rosa, Mariana, Alejandra, per Rosario, Dora, Conception. Piango per Ayse, Ibrahim, Halil, Alfa Oumar, per Becky, Ganet, Samira, Janet, Fadwua, Fahezeh, Samia. Per Joseph, per Kaled…Piango per N.N., N.N., N.N.”.
 
Silvia/Ecuba sussurra queste parole intrecciate alle musiche e lyrics di R.Y.F. (Francesca Morello), Stefania squarcia l’aria con un pesante coltello e un falcetto contadino, come nei riti collettivi di cordoglio scomparsi. Basta forse questa immagine per entrare in “Tutto brucia”, una riscrittura delle Troiane di Euripide – attraverso le parole di Sartre, Judith Butler, Ernesto De Martino, Edoardo Viveiros de Castro, NoViolet Bulawayo, Donna Haraway… Il lamento si propaga alle vittime del presente, ai/alle senza nome ancora sul fondo del mare. Quel Mediterraneo nero che – allora come oggi – è scena di conquiste dell’Europa coloniale, di migrazioni e diaspore. In uno spazio vuoto, coperto da cenere e cadaveri di mostri marini, emerge la questione della vulnerabilità radicale. Il corpo rotto di Ecuba, la parola profetica di Cassandra, che vede oltre la fine, il grido spettrale di Polissena, l’invocazione ai morti di Andromaca, le violenze subite da Elena e infine il corpo più fragile e inerme, quello del bambino, Astianatte – danno voce ai soggetti più esposti e vulnerabili.
 
Quali vite contano? Cosa rende una vita degna di lutto?
 
È attraverso il dolore che i personaggi nella scena tragica si trasformano materialmente – divengono altro da sé. Una metamorfosi che apre verso altre possibili forme.
E scrive il mondo che verrà.   

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