Tutti pazzi per Dante: al San Domenico fioccano le prenotazioni

Si respira un’aria di sollievo dalle parti dei Musei San Domenico di Forlì: la decisione delle riaperture in una Emilia-Romagna tornata “zona gialla” ha permesso infatti quello che neppure poche settimane fa si poteva dare per certo. Occorre riconoscere quindi il coraggio della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e del coordinatore delle grandi mostre del San Domenico, Gianfranco Brunelli, come anche dell’Amministrazione comunale, visto che l’ inaugurazione della mostra Dante. La visione dell’arte rappresenta un grande evento culturale, ma anche una sfida a una situazione dai contorni ancora poco prevedibili nel breve tempo. Il pubblico, letteralmente affamato di cultura e di bellezza, risponde: a soli sei giorni dall’annuncio ufficiale della inaugurazione, sono già alcune migliaia le prenotazioni, mentre, altro dato non scontato in questo periodo, quasi tutte le opere previste sono state effettivamente messe a disposizione. Già ieri d’altra parte si registravano numeri per gli ingressi, naturalmente scaglionati, non da periodo di pandemia, con reazioni a caldo di generale apprezzamento. Particolarmente citati dal pubblico delle prime ore i ritratti di Andrea del Castagno e un “Farinata degli Uberti” di Carlo Fontana di straordinaria eloquenza. «Il risultato è a dir poco insperato – commenta quasi incredulo Gianfranco Brunelli – e i commenti che abbiamo raccolto anche dalle autorità presenti all’inaugurazione sono stati di entusiasmo per la qualità della proposta, ma anche di riconoscimento per la tenacia eroica che ci ha portati a questa realizzazione».

Molte le novità e le conferme rispetto alla filosofia delle edizioni precedenti: il percorso della mostra passa quest’anno infatti per la prima volta dalla Sala affrescata, dedicata alla ritrattistica dantesca. Inoltre la presenza di opere di Pompeo Randi da collezioni private forlivesi è anche occasione per rivalutare tracce della memoria materiale di Dante a Forlì tramite testimonianze che appartengono alla memoria storica cittadina, un elemento tematico e concettuale sempre alla base delle mostre del San Domenico, e che in questo caso contribuisce alla completezza del quadro di una Forlì “città dantesca”.

Molti i percorsi della mostra, ma questa è forse una delle esposizioni più “stratificate” fra quelle forlivesi. La chiesa di San Giacomo accoglie infatti opere che invitano a riflettere sul destino dell’uomo e sul Giudizio che lo attende. Il visitatore può poi rendersi conto, attraverso opere e documenti, del percorso storico della fortuna di Dante.

Infine, la narrazione: dal I canto dell’Inferno al XXXIII del Paradiso si viene condotti alla visione che l’arte elabora del messaggio dantesco.

«Il messaggio di un uomo del Medioevo – sottolineava nel corso dell’inaugurazione l’assessore regionale Mauro Felicori – che riflette sul tema della salvezza. La mostra forlivese, oltre a molto altro, permette di ricollocarlo nella dimensione teologica e nel suo tempo, segnati da una potenza visionaria che ci colpisce ancora oggi».

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