Tutta la Romagna del cibo alla “cena itinerante” di Faenza

“Facciamo una robina” è il titolo della XV edizione della “Cena itinerante” che dopo due anni di mutazione digitale imposta dal Covid, si riappropria fisicamente di cortili e strade, dimore private e scorci mai visti di una città come sempre dalle mille sorprese come Faenza. Il cuore dell’appuntamento all’aperto sarà come sempre il quartiere “ad alta densità artistica” alias Distretto A.

Format recuperato

Si torna dunque all’origine con tre giornate caratterizzate da tre diversi appuntamenti caratterizzanti, e comunque tutte e tre incentrate sull’unione forte di arte e cibo quali “attivatori” di convivialità e condivisione. Per chi non avesse mai vissuto una Cena itinerante faentina, lo spettacolo spontaneo quanto coinvolgente, sarà ancora una volta quello di una città che letteralmente si apre: case che diventano gallerie d’arte, uffici trasformati in mini ristoranti, vie che si trasformano bar a cielo aperto, garage che servono cocktail, giardini che diventano cucine di chef e brigate.

Le novità

Una delle novità, nata più che altro per esigenze organizzative e per avere un miglior controllo della situazione, è l’introduzione di un braccialetto-pass per accedere ai luoghi delle consumazioni. Quindi l’ingresso resta libero ma la consumazione richiede il pass, acquistabile sul sito di Distretto A oppure anche la sera stessa, in due proposte: pass “una robina” costa 5 euro, mentre con 10 euro si viene dotati del pass “tante robine” che comprende il classico kit bicchiere con taschina e pin dedicato all’evento. “Facciamo una robina” è un titolo e anche un manifesto, dedicato ancora una volta alla memoria del ristoratore faentino Valter Dal Pane, che era solito ripetere questa frase quando era in procinto di sfornare eventi coinvolgenti e assolutamente originali. L’artista invitato a misurarsi con il tema “robine” quest’anno è Nero/Alessandro Neretti, che lo ha ironicamente interpretato nell’immagine dell’evento e che sarà presente con un suo evento domani nello studio di architettura Bartoletti e Cicognani.

Il programma

Si parte domani con la mobilitazione delle realtà gastronomiche della città, ma anche con molti ospiti fra ristoratori e cantine fra le più interessanti della regione che per una sola sera aprono una postazione temporanea ed inedita nel quartiere faentino. Sono 46 gli spazi diversi che aprono le loro porte per accogliere 24 ristoratori, 22 cantine, 5 birrifici e 9 cocktail bar. Ci sono gli affezionati e storici locali del territorio, come Clandestino, Mens Sana, Osteria della Sghisa, San Biagio Vecchio e proposte pop up come Postrivoro e gli ormai istituzionali Senegal Boys (progetto food di vicinato inventato dallo stesso Valter). Moltissimi sono i locali della Romagna in trasferte con i loro chef o bartender come Loco Squad, Marè, Locanda di Bagnara, l’Acciuga, e new entry come L’Osteria Del Povero Diavolo di Torriana con lo chef stellato Giuseppe Gasperoni, Agrofficinina di Rimini e Villa Monty Banks di Cesena. Distretto A lascia sempre anche spazio ai progetti benefici, ospitando le raccolte fondi di Lioness, Aiuto Materno, La Bottega della Loggetta, Dress Again ed il Comitato dei Genitori della Scuola Pirazzini. Non mancherà ovviamente il “Baretto del Distretto A” con i drink di Monica E Tonica. Il sabato sarà poi all’insegna dello street food con la cena all’aperto in via Croce curata da Scamporella, il “marchio” leader dei pic nic originali dell’estate romagnola. Per l’ultima giornata del week end, domenica, il Distretto A si organizza come sempre per godere il quartiere alla luce del mattino, all’insegna del relax e della scoperta. Si parte quindi con la colazione di O’Fiore Mio Hub nello studio di architettura Bartoletti Cicognani, con annesso giardino museale a disposizione, ma i ritardatari possono passare direttamente al Quazàr coworking per un brunch. Tutto il programma su www.distrettoa.it

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