Turismo, Santinato: “Rimini è ferma agli anni 60. Non ha sogni, solo ricordi”

«Manca la progettualità, non ci sono gli investimenti: Rimini è ferma agli anni 60. E quando ai sogni si sostituiscono i ricordi, il declino è dietro l’angolo». Un’analisi aspra, dura, quella di Mauro Santinato, presidente di Teamwork, società di consulenza e formazione alberghiera. Un’analisi priva di orpelli, chiara, diretta, sul comparto turistico della Riviera romagnola che oggi, a partire dalle 14.30, l’esperto di marketing alberghiero riproporrà, all’hotel Savoia di Rimini, nel corso di una conferenza pubblica sul futuro del turismo riminese. «L’iniziativa – spiega Santinato – ha come obiettivo quello di raccogliere le idee di tutti: esperti del settore e non. E di esaminare quella che è stata l’evoluzione storica degli ultimi sessant’anni, per leggerne i cambiamenti. Perché se non capiamo cosa è accaduto in ambito turistico in questi sei decenni, non riusciremmo mai a progettare il futuro».

Assenza di idee

Progettualità: ecco la parola d’ordine per entrare nel mercato globale turistico avanzato. Sottolinea Santinato: «Una volta, almeno, c’era il turismo parlato, che partiva ad ottobre e terminava a maggio. Era il periodo in cui ci si confrontava, si buttavano giù idee, punti di vista, era il momento della progettualità. E Rimini cresceva, basti pensare che in quegli anni, mi riferisco naturalmente ai ‘60, Rimini faceva registrare più presenze turistiche straniere che italiane. Oggi, invece, quel turismo parlato non c’è più. E le idee languono».

Le camere svendute

Diverse le criticità che bloccano la crescita, ma anche tante le ricchezze che, invece, potrebbero rilanciarla. Continua il presidente Teamwork: «Partiamo dalle cose che non vanno: problema prezzi, con camere svendute a 20 euro a notte; alberghi chiusi, sono oltre 400 gli hotel diroccati o marginali da Torre Pedrera a Miramare; proposta turistica che attira una clientela con scarse aspettative e capacità di spesa; servizi poco personalizzati; un’innovazione che non decolla, tra pensioni complete, pranzi ordinati la sera prima e colazioni con orari più rigidi delle caserme; assenza di un vero e proprio polo del benessere; incognita aeroporto; stabilimenti balneari fermi agli anni sessanta; colonie abbandonate e periferie complicate; turismo straniero pressoché inesistente». Santinato parla di «problematiche forti che frenano lo sviluppo della nostra offerta turistica. Mentre nel contempo, e queste sono le cose che funzionano, la città, grazie a massicci interventi di natura urbanistica effettuati dal Comune, è migliorata, e di molto, in questi ultimi anni. Parlo, ad esempio, della nuova piazza Malatesta, della ristrutturazione del teatro Galli, del recupero del cinema Fulgor, della creazione del nuovo lungomare pedonale, del riassetto della viabilità». Il presidente di Teamwork indica due Rimini: «Quella invernale, che fa capo al centro storico, e quella estiva, che si affaccia sul lungomare, hanno subito una grande e bella trasformazione. Mentre gli investimenti privati scarseggiano. Per questo dobbiamo intercettarne dei nuovi. Come possiamo pensare, infatti, di competere col mercato internazionale senza una visione più ampia di quello che vogliamo essere? Negli anni 80 eravamo leader, anticipatori di nuove tendenze, eravamo la località di riferimento, ora non lo siamo più, tutto questo si è dissolto».

Il paragono con l’estero

Inevitabile, a questo punto, il riferimento alle spiagge “congelate” a 60 anni fa. «E’ sufficiente farsi un giretto in spiaggia – precisa Santinato – per capire che c’è tanto da fare. Servizi, arredi, lettini, ombrelloni: è tutto fermo al secolo scorso. Ci vuole un approccio nuovo, basterebbe visitare qualche meta turistica internazionale per capire cosa significa modernità e mettersi al passo coi tempi. Per non parlare, poi, dell’aeroporto Fellini, il quarto in Italia per importanza e flusso di viaggiatori qualche decennio fa, relegato alla marginalità oggi: sarebbe il caso di recuperare quelle destinazioni come Inghilterra, Germania, Svezia che ci resero forti in passato».

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