Turismo Emilia-Romagna, l’Appennino è quello che recupera di più sul 2019

BOLOGNA. Tanti italiani. E poi, il ritorno degli stranieri. Così il settore turistico emiliano-romagnolo recupera il terreno perso nel 2020, pur non riuscendo ancora a ritornare ai numeri pre-crisi Covid. Lo rivela un’indagine su un campione di 512 imprese ricettive dell’Emilia-Romagna realizzata dal Centro studi turistici per Assoturismo-Confesercenti, rilevando quattro milioni di pernottamenti in meno rispetto a due anni fa (-16%). Le criticità maggiori si sono registrate nel settore del turismo organizzato, che non è ripartito, con le agenzie di viaggi che soffrono di una crisi pesantissima. “La ripresa c’è stata, ma le difficoltà nella gestione delle nostre imprese sono state elevatissime: il reperimento del personale, in primo luogo. Sono praticamente mancate tutte le figure professionali nel turismo e diverse aziende hanno dovuto limitare la propria operatività proprio per questo motivo”, spiega Fabrizio Albertini, il presidente Assohotel. A determinare la ripresa del settore, evidenzia l’indagine, la voglia di viaggiare degli italiani e, al tempo stesso, la difficoltà di pianificare viaggi all’estero. Una spinta al mercato è arrivata anche dall’introduzione del green pass europeo, che ha aperto la possibilità ai cittadini comunitari di spostarsi per turismo. Nei tre mesi estivi negli hotel e nelle altre strutture ricettive sono stati registrati 20,1 milioni di pernottamenti, il +37% rispetto al 2020. Le stime indicano in oltre 2,4 milioni le presenze dei turisti stranieri (+41,7%), mentre i pernottamenti degli italiani supererebbero i 17,7 milioni (+36%).

In particolare, nel trimestre estivo il comparto alberghiero ha segnato il +37,9% (+42% di stranieri e +37% di italiani). La crescita registrata nelle strutture dell’extralberghiero è del +34,2% (+33% di italiani e +41% di stranieri). Nei comuni della Riviera si registra un aumento stimato delle presenze sul 2020 del 37%, per un totale di oltre 17,7 milioni, con un rafforzamento sia della componente straniera (+41%) sia di quella italiana (+37%). Rispetto al 2019 però, si registra una diminuzione del 14,7%. Nelle città d’arte il trimestre ha segnato un +39,8% di aumento dei pernottamenti, pari a oltre 1,1 milioni sul 2020, con un +38% delle presenze italiane e un +45% quelle degli stranieri. Rispetto al 2019 il dato segnerebbe ancora il -36,6%. Per quanto riguarda le località termali, il trimestre si attesta al +38,4%, sul 2020, con una crescita significativa degli stranieri (+44%) e delle presenze dei connazionali (+38%): 270.000 le presenze stimate, ma rispetto al 2019 il dato segnerebbe ancora il -29,6%. Nei Comuni dell’Appennino, si stima una crescita del 28,3% rispetto al 2020 (+28% di italiani e +39% di stranieri): 405.000 presenze, con un differenziale rispetto al 2019 del -3,9%. Ora l’attenzione delle imprese è rivolta al mese di settembre e ben il 55% del campione ha segnalato il proseguimento del trend di crescita della domanda rispetto al 2020. In valori assoluti, la variazione attesa per settembre 2021, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è di oltre 320.000 pernottamenti in più, per un totale di oltre 3,1 milioni. Per quanto riguarda le proiezioni sull’ultimo periodo dell’anno, ben il 50% del campione non ha elementi sufficienti per poter formulare delle ipotesi sulla domanda turistica. 

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