Tunnel carpale, tenere un cucchiaio o dare da bere è un problema

Un cucchiaio che cade dalla mano, una bottiglia che si fatica a capovolgere per versare l’acqua: sono questi alcuni degli incidenti di percorso che capitano a chi soffre di tunnel carpale, una delle più frequenti patologie della mano: «Si tratta di una degenerazione dovuta alla compressione del nervo mediano – spiega la fisioterapista ravennate Sara Vignoli -, cioè di quel nervo che, tenendo il palmo rivolto verso l’alto, passa sulla laterale esterna del braccio (parte radiale), attraversa il polso e va a inserirsi alla base del pollice, su quel rilievo carnoso che prende il nome di eminenza tenar».

Varie le cause della compressione: «Può avere una natura meccanica, per esempio, può riguardare quelle persone che lavorano molto al computer, oppure che svolgono un’attività ripetitiva, come chi usa il martello pneumatico ed è soggetto per lunghi periodi a vibrazione; può essere dovuta, inoltre, a traumi che comprimono accidentalmente la parte o ancora la causa può essere di tipo degenerativo come nell’artrosi che tende a restringere il canale in cui passa il nervo».

Diversificata anche la sintomatologia: «Può comparire intorpidimento con perdita di sensibilità delle prime 3 dita della mano, perdita di forza e di flessione del pollice. Talvolta i sintomi sono chiari, ma il tunnel carpale può essere confuso con problemi derivanti dai nervi e dai muscoli che provengono dalla spalla e dal gomito».

L’unico modo per accertare se si tratti effettivamente di tunnel carpale è procedere con una diagnosi differenziale: «L’ecografia e l’elettromiografia sono i due esami principali di riferimento. Il secondo consiste nell’inserimento di alcuni aghetti sulla parte che vanno a misurare la conduzione nervosa».

Il dolore è uno degli ultimi sintomi a presentarsi: «Piano piano, con il progredire della patologia, la mano perde di funzionalità e per compensare si usano altri muscoli che sotto sforzo possono infiammarsi facendo comparire così un dolore generalizzato. Di solito riguarda persone sopra i 50 anni di età, ma sia la comparsa che la velocità del deterioramento sono soggettivi, e dipende molto dall’uso che si fa della mano».

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