Tubercolosi, con la pandemia slitta l’obiettivo di debellarla

Si tratta di uno degli effetti indiretti della pandemia: la pericolosa perdita di attenzione su alcune malattie infettive che possono trasformarsi, da qui ai prossimi anni, in una nuova minaccia per la salute dei cittadini. Una di queste è la tubercolosi. La malattia si riteneva superata e circoscritta ai paesi in via di sviluppo. Ma in realtà, anche per le migrazioni di popolazioni provenienti dall’Africa e dai Paesi dell’Est è presente in Europa, Italia compresa. Si pensava di debellare la patologia entro quindici anni, ma la pandemia di Covid-19 sta facendo slittare i tempi in avanti.

A Rimini il 49esimo Congresso dell’Amcli, l’Associazione dei microbiologi clinici italiani, ha proprio lanciato questo allarme. Per questo gli esperti hanno lanciato l’idea di sviluppare un programma di sorveglianza che passi dal sequenziamento del genoma del Mycobacterium tuberculosis, agente eziologico della tubercolosi, proprio sulla falsa riga di quanto avviene già per tracciare, monitorare e controllare l’evoluzione di Sars Cov-2. Questo strumento, spiegano gli esperti di Amcli, «permetterebbe di caratterizzare meglio l’infezione attiva contratta dall’infezione latente».

Nel corso dei lavori è stato ricordato come un trattamento non corretto dei pazienti infetti li esponga allo sviluppo di resistenze antibiotiche, il cui effetto è l’incremento ulteriore dell’incidenza della diffusione tra la popolazione sana. In questo contesto, quindi, lo sviluppo di un piano di tipizzazione genetica permette di identificare la provenienza del ceppo che ha innescato il processo infettivo La tubercolosi è causata da un batterio, il Mycobacterium tuberculosis, conosciuto anche come Bacillo di Koch. Si tratta di una malattia che, se non trattata, può portare alla morte ed è oggi una delle dieci principali cause di decessi nell’intero pianeta. Nel solo 2017 contagiò 10 milioni di persone e persero la vita in 1,6 milioni. Tra le aree del mondo che hanno una maggiore casistica il Sudest asiatico e l’Africa. In Italia si hanno circa 4mila nuovi casi ogni anno. E si trasmette proprio come Sars Cov-2, il virus che causa la Covid-19: via aerea e attraverso le droplet, le ormai note goccioline che si producono respirando o parlando.

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