La TrueLayer ora vale un miliardo di euro: tra i protagonisti c’è un faentino

C’è anche un giovane faentino nella squadra di TrueLayer, società londinese fondata nel 2016 da due italiani, Francesco Simoneschi e Luca Martinetti, che recentemente ha raggiunto un valore di mercato di un miliardo di euro: si tratta di Pietro Landini, classe 1992, che racconta la propria esperienza all’interno di una delle start up che stanno rivoluzionando il mondo della finanza digitale.

Unicorno

«La società – spiega – si occupa di agevolare i metodi di pagamento e fa da connessione tra le banche e i clienti. La valutazione di un miliardo di euro la fa entrare di diritto nella ristretta cerchia dei cosiddetti “Unicorni”. Nel giro di cinque o al massimo dieci anni questo tipo di pagamento sarà impiegato nella maggior parte dell’Europa». Un obiettivo non semplice da ottenere: si stima infatti che un’azienda abbia solo lo 0,000006% di possibilità di diventare Unicorno, ottenendo cioè una valutazione di mercato da un miliardo, ed in media impiega 7 anni dalla fondazione. TrueLayer ci è riuscita in soli 5 anni.

Ruolo di responsabilità

«In azienda – afferma Landini – svolgo la funzione di project manager, mi occupo di ottimizzare i processi interni interfacciandomi con diversi team». Un ruolo di responsabilità che Landini si è guadagnato anche attraverso precedenti esperienze in giro per il mondo: «Dopo l’università a Milano – racconta – ho deciso di lasciare la mia comfort zone per cercare di acquisire competenze e cercare opportunità che in Italia mancano ancora. Sono stato in Israele, a Bruxelles, in Australia, e ora mi trovo a Londra da quattro anni».

Prima si agisce, meglio è

Il tema dei cervelli in fuga, giovani che emigrano alla ricerca di un lavoro che il nostro Paese non è più in grado di garantire a tutti, è ormai all’ordine del giorno, ma Landini non dimentica le proprie origini e ha le idee chiare: «Un giorno – commenta – mi piacerebbe tornare in Italia con un nuovo bagaglio di esperienze da poter mettere a frutto. Tanti giovani vogliono fondare una loro start up, ma lasciano le proprie idee nel limbo e non avviano la ricerca dei fondi. Il mio messaggio invece è che prima si agisce, meglio è: se un progetto è valido e innovativo gli investitori arriveranno».

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