«Ecco come troviamo chi è a rischio contagio»

«Ecco come troviamo chi è a rischio contagio»

Fra i medici in prima linea contro il Covid-19 c’è anche Francesco Toni, responsabile del dipartimento di Sanità pubblica di Rimini dell’Ausl Romagna.
Dottore, come si svolge l’indagine epidemiologica sui pazienti, passo per passo?
«Nel momento in cui si verifica una positività accertata, al paziente viene fatta un’intervista in cui si chiede di identificare i suoi contatti stretti, cioè le persone alle quali è stato vicino, con distanza minore di un metro, per un tempo sufficientemente prolungato. Di solito si tratta di familiari, colleghi con postazioni lavorative vicine e altri contatti stretti. Queste persone vengono quindi contattate e collocate in quarantena».

Come funziona la quarantena?
«Le persone isolate non devono lasciare il proprio domicilio, devono limitare per quanto possibile i contatti anche con eventuali conviventi e osservare buone pratiche igieniche. Vengono chiamati al telefono due volte al giorno dal Dipartimento per sentire la misurazione della febbre. Se non insorgono sintomi, dopo 14 giorni la quarantena si conclude; se insorgono sintomi specifici viene effettuato il campione. Qualora il campione risulti negativo il paziente completa comunque la quarantena, qualora invece sia positivo, si riparte con le stesse modalità per tutti i suoi contatti».
Quanto è importante rispettare la quarantena?
«È importantissimo per la salute individuale ma anche perché è l’unico modo per contenere la diffusione della patologia. Lo stesso vale per le altre indicazioni normative recentemente emanate».

Il tampone si effettua solo a chi ha febbre alta oppure a tutti quelli che lo richiedono?
«Oltre al criterio spiegato sopra, si effettua il tampone ai pazienti che, anche a seguito di esami radiologici, risultano affetti da polmonite interstiziale».

Quali sono i sintomi iniziali del Covid-19?
«Febbre alta e tosse, che non migliorano con i farmaci».

Scoprire con anticipo di essere stato contagiato, è utile a non far crescere la malattia?
«Come per ogni patologia una diagnosi precoce è utile».

C’è un motivo per il quale qualcuno viene colpito in maniera violenta e altri in maniera solo marginale?
«Premettendo che si tratta di una patologia nuova e ancora da conoscere, dipende dalle caratteristiche fisiche del soggetto: soggetti già defedati o immunodepressi, o più anziani o deboli, possono contrarla in maniera più forte».

Ci sono pazienti contagiati ma privi di sintomi?
«Ci possono essere pazienti con sintomi leggeri. In questo caso vale il criterio epidemiologico, cioè se hanno avuto contatti con casi certi».

I familiari che hanno in casa un contagiato, come si devono comportare?
«Devono cercare di limitare i contatti, ad esempio cercando di non condividere lo stesso bagno, o facendo molta attenzione all’igiene, non mangiando o dormendo insieme».

Ci sono dei farmaci che stanno dando risultati? E pensate che si possa avere una cura in tempi ragionevoli?
«Vengono utilizzati i farmaci previsti nei protocolli internazionali che stanno dando risultati incoraggianti. Al momento però è difficile fare altre previsioni sull’evoluzione della malattia».

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